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Trama del film Il traditore

Sicilia, anni Ottanta. È guerra aperta fra le cosche mafiose: i Corleonesi, capitanati da Totò Riina, sono intenti a far fuori le vecchie famiglie. Mentre il numero dei morti ammazzati sale come un contatore impazzito, Tommaso Buscetta, capo della Cosa Nostra vecchio stile, è rifugiato in Brasile, dove la polizia federale lo stana e lo riconsegna allo Stato italiano. Ad aspettarlo c'è il giudice Giovanni Falcone che vuole da lui una testimonianza indispensabile per smontare l'apparato criminale mafioso. E Buscetta decide di diventare "la prima gola profonda della mafia". Il suo diretto avversario (almeno fino alla strage di Capaci) non è però Riina ma Pippo Calò, che è "passato al nemico" e non ha protetto i figli di Don Masino durante la sua assenza: è lui, secondo Buscetta, il vero traditore di questa storia di crimine e coscienza che ha segnato la Storia d'Italia e resta un dilemma etico senza univoca soluzione.

Commenti

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Didattica e onirica o "incubatica" (sic), è questa la cifra stilistica di Bellocchio (dopo Fagioli?), spesso efficace, a volte ripetitiva. Per la parte didattica e considerando anche la lunghezza del film, forse sarebbe stato più consono un format televisivo, se non rosselliniano, almeno quello a puntate di Sorrentino. Per l'ideologia alla base, la fase post-iconoclastica dei "I pugni in tasca" (1965) insiste nel distinguo tra modelli familiari cattivi e buoni, Riina contro Buscetta e ovviamente gl'altri contr'il clan Bellocchio: al figlio Pier Giorgio il padre dedica progressivamente un numero sempre maggiore d'inquadrature, primi piani, linee di dialogo, sin'a renderlo l'unico affine a Favino, quas'il successore di Falcone. Mah.

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