Scritto da: M. Gamba

I Miserabili


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...che sboccia nell'aria, così come ciò che ondeggia al vento s'era chinato verso ciò che si trascina fra il muschio: tronchi, ramoscelli, foglie, fibre, cespi, viticci, sarmenti e spine s'erano intrecciati, frammisti, sposati e confusi. La vegetazione, in un abbraccio stretto e profondo, aveva celebrato e consumato, sotto lo sguardo soddisfatto del creatore, in quel recinto di trecento piedi quadrati, il santo mistero della sua fraternità, simbolo della fraternità umana. Quel giardino non era più un giardino, ma un colossale macchione, ossia qualchecosa d'impenetrabile come una foresta, popolato come una città, fremente come un nido, tetro come una cattedrale, odoroso come un mazzolino, solitario come una tomba, vivente come una folla. In maggio, quell'enorme cespuglio, libero dietro la sua cancellata e fra le sue quattro mura, andava in amore nel sordo lavoro della germinazione universale, trasaliva sotto il sole levante, quasi come una bestia che aspiri gli effluvi dell'amore cosmico e senta la linfa d'aprile salire e ribollire nelle vene e, scuotendo al vento la sua prodigiosa capigliatura verde, seminava sulla terra umida, sulle statue consunte, sulla cadente scalinata del padiglione e perfino sul selciato della via deserta i fiori a modo di stelle, la rugiada come perle, la fecondità,... [segue »]

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