Scritto da: Stefania Meneghella

Sogno


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...come se fosse completamente nuova ai miei occhi. Poi mi sollevai dal letto e mi recai accanto alla finestra. Adoravo guardare la campagna, i fiori si muovevano con quelle erbe di tutti i tipi. Il vento ne era responsabile, e poi gli uccellini volavano da ogni direzione cinguettando e dialogando tra loro. In lontananza, si avvertiva la presenza di un parco... il mio preferito. I bambini giocavano a palla e ridevano. Anche loro erano felici. Accesi la tv frettolosamente, e da lì capii che era quella la mia realtà, la nostra realtà. Che niente era perfetto. Bimbi di colore che, puntando la telecamera, con i loro sguardi chiedevano aiuto, gente uccisa e chi festeggiava per la morte di qualcuno, chi odiava e chi non credeva in nulla. C'erano i perfetti estranei, gli stranieri del mondo. Allora, mi ristesi sul mio letto ancora caldo e mi infilai sotto le coperte. Con lo sguardo puntato al soffitto, chiusi nuovamente gli occhi ed espressi un nuovo desiderio, forse lo stesso. Osservavo meticolosamente l'infinito dei miei pensieri e le palpebre si raggrinzivano sempre più. Ma... questa volta non mi addormentai perché dentro me sapevo per certo che il sogno era lo specchio dell'anima. Guardarsi significava desiderare. Il mio compito era non infrangere quello specchio, altrimenti mi sarei infranta io.
Composto venerdì 28 ottobre 2011

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