Scritto da: Marco Di Pietro

Joe Cappara


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...frigoriferi e marchingegni sparsi nel verde a destra, gettati dall'altura che sovrastava. Ne immaginai potenti armature ed elmi micenei, sbuffanti draghi pronti a caricare e mangiare l'agitato turista del giorno; mi schiacciai alla parete che mi respinse dura, sadica, quasi a volermi offrire espiante. Al dolore di uno spigolo contro la schiena mi resi conto del caldo, della fatica e dei loro scherzi. Tolsi gli occhiali, aprii lo zaino e bevvi un succo, rilassandomi. Dopo alcuni minuti i miei passi, ormai sempre più sicuri, percorsero il gretto ora largo in leggero declivio, ora incanalato e tortuoso, con salti di un metro, fino all'improvvisa apertura sulla strada costiera. Non ancora asfaltata, ricordo bene. L'attraversai velocemente, avido del frangere delle onde, e la meraviglia della calanca mi rifuse dello smarrimento. Subito individuai il solo sentiero che accedeva al basso e lo percorsi con una fretta non mia e la cui sventatezza sanava gradualmente l'animo leso. I bagnanti sereni, i gentili modi d'un inglese e lo splendido mare, tutto volli toccare, sentire vivo ed attuale, fin quando, dallo scoglio a cui solito s'attesta il sole tardo dell'estate, volsi finalmente a guardare lassù, il promontorio percorso.
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