Scritto da: Pasquale Rimoli

Perso nella pineta


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...tratto, mi accorgo che il cielo si è placato. Solo le foglie e i rami continuano ad alleggerirsi del loro carico di acqua battendo a ritmo irregolare sul mio corpo. Quando ha smesso di piovere? Non lo so, non me ne sono accorto. Piano piano noto che l'oscurità diventa sempre meno fitta. Mi sembra di essere un pipistrello che si fa strada tra le ombre. E da lontano sento parlare i miei compagni: rane e cicale mi incoraggiano per l'ultimo tratto di via da percorrere. Proseguo lento, non per paura, ma per l'emozione. Sento di essere ormai vicino. Alla mia destra gli alberi, avvolti da un tiepido manto di luce che prende sempre più coraggio, sembrano essere immersi in un sonno più tranquillo dei loro fratelli alla mia sinistra. Vado avanti. L'odore di ginestra si fa sempre più forte e dolce al tempo stesso.

Giungo in una radura e, in mezzo, ci sei tu, Ermione. Le tue chiome auliscono di ginestra. Vi affondo dentro tutto me stesso: mi sembra di precipitare ma la cosa non mi spaventa. Non ho più paura, non temo più nulla se non di perdere quel profumo. Precipito e non mi schianto. Precipito e non mi basta mai, o Ermione.

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    Scritto da: Pasquale Rimoli
    Riferimento:
    Il racconto è una rielaborazione in prosa de "La pioggia nel pineto" di Gabriele d'Annunzio. È il primo esperimento del blog "Se le poesie potessero parlare".

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