Scritto da: Danilo Sarra

Il contadino Rodolfo e il suo amico Pero


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...così le fauci bavose del vorace fantasma della solitudine.
Rodolfo si levava presto la mattina, consumava la sua colazione fatta di latte e torta di pere, poi usciva di casa per trascorrere l'intera giornata in compagnia delle sue amate e fraterne piante.
Una mattina, appena varcata la porta di casa, Rodolfo vide il Pero avvolto nella disperazione pià becera che lo portava a versare incontenibili lacrime.
L'uomo si avvicinò al pero piangente chiedendogli cosa lo rendeva inquieto. Il pero, con la voce soffocata dal pianto, rispose: "La mia vita è arida. Sto tutti i giorni, tutte le settimane, tutti i mesi, tutta la vita fermo e in piedi sul terreno. La mia vita è monotona. E questo non posso sopportarlo". Rodolfo comprese le ragioni del pero e dopo un primo momento di indecisione sul cosa dire per consolarlo, si decise a parlare e disse al pero: "Non ti facevo così superficiale. Tu vedi solo l'aspetto negativo della tua esistenza dimenticando quello positivo che è infinitamente più grande ed entusiasmante del primo. Tu, amico però, hai la possibilità e la capacità di regalarmi succosi frutti, di soddisfare pienamente il mio palato esigente. Grazie ai tuoi verdi frutti, io posso fare delle buonissime torte e mangiare del nutriente formaggio. Tu riesci ad allietare la mia vita, la vita di un amico: esiste qualcosa di più entusiasmante?"
Detto questo, il pero acquistò lentamente una certa tranquillità che presto si tramutò in una vera a propria felicità che la pianta espresse agitando vorticosamente la sua folta chioma.
Questo è quanto.
Composto martedì 1 gennaio 1918

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    A chi ha la capacità e soprattutto il coraggio di andare oltre le apparenze...

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