Scritto da: Concetta Antonelli

Il campo d'oro


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...montagna. Il vento soffiava gelido e la prima neve incappucciava le cime più alte.
Giunse alla casa del Vecchio, ma la porta era chiusa e dal comignolo non usciva fumo.
Tano si fermò a guardare, incerto.
- Avrà ben paura della mia collera quel Vecchiaccio! - pensava Tano - Forse teme di farmi entrare dopo tante bugie! In fin dei conti, anche un poveraccio come me si può arrabbiare! -
Ma mentre argomentava così con se stesso, la porta della casa si schiuse e ne uscì un bambinetto dai capelli d'oro: - Sei tu Tano? - gli chiese.
- Ssì... signore, bambino... eccellenza, o come posso dire... -
- Il Vecchio è morto - lo interruppe il piccino - ma ha lasciato questo per te. -
E, così dicendo, gli porse un sacchetto morbido nelle mani, poi rientrò con un movimento così rapido che a Tano sembrò quasi sparire nel nulla. Tano soppesò il sacchetto nelle mani: era leggero. Lo aprì con cautela e vide che erano sementi.
Riprese mogio mogio la via di casa.
- Tutto perduto, dunque-sospirò - Ho fatto male a sperare, ecco. Dovevo capire che io con la malasorte ci sono nato e nessun vecchio me ne poteva liberare.... [segue »]

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    Scritto da: Concetta Antonelli
    Riferimento:
    Da un'antica leggenda ceka.

    Commenti

    2
    postato da , il
    grazie! Mi fa piacere leggere il tuo parere!
    1
    postato da , il
    Ottimo racconto, molto scorrevole nella sua lettura. Complimenti!

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