Scritto da: Sergio Bissoli

Ketty e il problema


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...fuga. Il cielo sopra di me è un coperchio di piombo...
Rivedo la casa di Ketty, il pilastro, il portone aperto a metà. I gradini dell'ingresso sono grigi, come le statuette nel giardino devastato dall'autunno.
Ketty mi fa entrare in salotto. Le chiedo come si sente; mi offro per fare qualche lavoro o commissione. Lei fa cenno di no e mi ringrazia. Poi mi chiede: "Sei venuto al funerale?"
"Sì."
"C'era molta gente in chiesa?"
"Sì."
"C'erano tutti gli amici di Nicholas?"
"Sì. Ma tu non hai visto?"
"Io ero là davanti che guardavo la bara di mio fratello e piangevo."
Poi tace e riprende a stirare le gonne e piegare la biancheria.
Io sto seduto in silenzio e la guardo. Mi piace osservare i riti misteriosi e affascinanti delle donne: quando stirano, si pettinano, si truccano...
Ketty a intervalli mi racconta vecchie storie che conosco già. La lunga agonia e la morte di suo padre. La perdita della cara mamma. A volte la sua voce si incrina per l'emozione e mi guarda con una espressione seria che mi rattrista. Lei se ne accorge e sorride un po' per consolarmi. Ma poi è di nuovo seria e disperata.
Ascolto Ketty e imparo a conoscerla,... [segue »]

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