Poesie inserite da Carmelo Ferrè

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Scritta da: Carmelo Ferrè
Facendo Silenzio.
Guardi le mie mani e taci;
stringono con forza
la tua anima
per un attimo d'amore;
guardi le mie mani e taci,
non tentare di aprirle
ora che tengono
nascoste i tuoi dubbi;
guardi le mie mani e taci,
non toccarle perché esse
hanno racchiuso la bufera del tuo cuore,
hanno nascosto la tempesta del tuo corpo
che nella nebbia dell'alba
si discioglie alla luce
del nostro amore;
guardi le mie mani e taci,
tremano se i tuoi occhi le guardano
con l'infinito dolcezza
che soltanto tu sai dare;
guardi le mie mani e taci,
ora stringono tutte le falsità
di questo mondo
che non sa capire questo
nostro inconsumabile amore;
guarda le mie mani e taci,
ora sono aperte perché...
è giunto il momento dell'amore,
taci, non parlare,
vedi... le mani si cercano...
si toccano per un istante, per un attimo,
un sol attimo d'amore
nel silenzio delle nostre mani...,
nel silenzio della notte tu
guarda le mie mani...
ti amano.
Composta giovedì 10 luglio 1997
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    Scritta da: Carmelo Ferrè
    I suoi occhi guardano
    dove i miei non giungono
    mentre il vento si alza dal mare
    riponendo in me la pace
    dei sensi del piacere della carne,
    sento che il sole sta sparendo
    per dare posto ai miei pensieri
    che ora liberi vagano
    nell'ombra della sera
    cercando i suoi occhi,
    i suoi occhi che vedono
    dove io non vedo...
    gli occhi di una donna
    sono gli specchi dell'anima
    e i suoi occhi sono i miei
    specchi del mio amore!.
    Composta lunedì 3 novembre 2003
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      Scritta da: Carmelo Ferrè
      Una tela si perde fra i colori
      dell'arcobaleno nascente
      e l'ombra di un pennello
      innalza nel colore i sentimenti
      che non potranno più fuggire
      nel bianco dell'indifferenza,
      la luce fiocca impazzisce
      ai colori intensi dell'anima
      che danno vita al quadro,
      ed il blu del saluto
      si integra nel verde
      del vortice di sensazioni
      mai espresse dal corpo,
      sto dipingendo con amore
      il tuo meraviglioso viso...
      forse....
      pochi capiranno!.
      Composta venerdì 12 giugno 2009
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        Scritta da: Carmelo Ferrè
        Ho posato lo sguardo
        oltre le barriere del tempo
        per ritrovarmi su spiazzi
        di immenso sapere,
        ho stretto le mani chiuse
        per spezzare catene d'acciaio
        che mi tenevano legato
        su falsi pregiudizi.
        Ho chiesto al vento
        di darmi la sua libertà
        e lui schiaffeggiandomi il viso
        con il suo gelido soffio
        ha rubato dai miei occhi
        l'ultima lacrime di pietà,
        Ho camminato su strade
        polverose di odio e morte
        per ritrovarmi disteso
        su deserti di sale rosso,
        ho chiuso gli occhi
        per non vedere il dolore e
        ho chiesto alla speranza
        di darmi un sorriso d'amore
        e lei indifferentemente
        ha strappato dal mio petto
        un cuore senza palpiti...
        carmelo ferrè... 02/11/2013.
        Composta sabato 2 novembre 2013
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          Scritta da: Carmelo Ferrè
          Strane note di un concerto di uccelli notturni
          si alza alla luce di una luna
          che mi sussurra una nenia di primavera
          profumata da rossi papaveri,
          i rumore dei miei passi risuonano
          sul nudo sentiero
          illuminato da mille stelle incantate
          mentre un venticello fresco bacia
          dolcemente il mio giovine viso,
          mi spoglia dei miei falsi timori
          donandomi serenità a dubbi e affanni
          per questo sogno infantile.

          Da un bacio di una luce
          ricevo conforto per le mie paure
          e una carezza
          per lenire le ferite dell'anima,
          si stagliano nello sguardo assente due lacrime
          che lasciano una nudità di un giorno
          trascorso all'ombra del grande cosmo.

          L'universo riempie su di me il potere
          e le speranze del domani,
          mentre il silenzio della notte trascorre
          le sue ore fra spazi di tempo infinito,
          squarcia lampi di secoli futuri
          calpestando polvere di stelle fumanti,
          tutto ruota attorno al mio corpo
          e il canto fa eco a quelli che hanno
          sofferto e pianto nel dolore,

          La nenia sforna il suo ritornello
          a promesse non mantenute,
          cala sul nudo sentiero la mia anima,
          si confonde nel buio della notte
          per poi scomparire per sempre
          nell'alba di un pianto di vita...
          Composta lunedì 4 novembre 2013
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            Scritta da: Carmelo Ferrè
            Ti sei spogliata,
            nel gelido letto d'ombre,
            mi hai guardato
            con quello strano sguardo
            misterioso e accattivante,
            non hai detto niente,
            ma almeno spiegami come mai
            tutto a un tratto mi sorridi,
            sei cosi bella e io non posso non pensare
            come fai ad essere cosi sexy,
            come fai a essere cosi maledettamente indifferente
            ai miei sbalzi cronici.

            Mi Stringi tra le tue braccia,
            accarezzandomi dolcemente,
            il profumo del tuo sudore
            si confonde con il mio mentre
            posi le tue piccole mani sul mio viso
            senza pudore ti mostri nuda
            ai miei sguardi allibiti.

            So riconoscere il tuo felino
            senso del piacere,
            i sospiri della carne acerba
            che si infiamma al mio sguardo,
            solo un'ora di estremo piacere
            avrò dalle tue trepidante e
            calorose labbra di fuoco.

            Tu che un tempo non dimenticato,
            eri sola mia
            ora sei solo un'idea
            che non può ritornare,
            respirare la tua pelle ora
            è veleno per la mia anima,
            i tuoi baci sono amari e
            amari sono i tuoi sospiri.

            I tuoi occhi mi parlano,
            celati nei tuoi oscuri segreti
            mi rivelano tutto quello
            che vuoi nascondere al mio cuore,
            rifletti al freddo specchio
            il tuo nudo corpo illibato
            nascondendo nei riflessi di luce
            la falsa dea della tua bellezza ingorda.

            Fermati, dimmi cosa sei,
            spiegami il senso del tuo amore,
            dimmi se hai un'anima
            o se hai solo questa bellezza
            che ti fa cosi sexy,
            svuota il tuo cuore e
            lasciami immaginare e sognare
            ancora una volta di più
            il tuo amore di ieri,
            lasciami entrare
            nel tuo immaginario amore,
            tu che un tempo eri mia.

            Tu che ora sei solo l'ombra
            dei miei passi presenti
            lasciami morire per l'ultima volta
            tra le tue ingannevoli abbracci d'estasi.
            Tu che un giorno eri mia
            ora sei solo un vago ricordo
            che il tempo strappa via
            dai miei occhi il tuo nudo freddo corpo...
            carmelo ferrè... 11/10/2013.
            Composta venerdì 11 ottobre 2013
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              Scritta da: Carmelo Ferrè
              Una debole luce
              nell'angolo della stanza
              rischiara sulle parete umide
              una fotografia di altri tempi,
              la musica accompagna
              miserabilmente pensieri
              vecchi di cento anni fa.
              Occhi immobili penetrano
              nel cuore atrofizzato,
              scrutano silenziosi
              pezzi di carne acquosa
              fulminando senza pietà
              l'ultimo battito di vita.
              Le membra di un corpo
              si abbandonano lentamente,
              si distendono al ritmo miserabile
              di suoni e voci estranei,
              tutto l'essere si rianima
              di una essenza vagamente umana.
              Sente di essere ancora vivo,
              sente in se la materia vitale
              scorrere nelle vene bucate,
              alza lo sguardo vitreo
              alla solitudine di un estasi,
              poi china il capo su assi di ossa e
              boccheggiando nelle spire
              del suo paradiso artificiale
              si lascia andare.
              Composta giovedì 20 maggio 2010
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