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Poesie di Wystan Hugh Auden

Poeta, nato giovedì 21 febbraio 1907 a York (Regno Unito), morto sabato 29 settembre 1973 a Vienna (Austria)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Umorismo.

Scritta da: Silvana Stremiz

Calypso

Più svelto, macchinista, e fammi in fretta
la Springfield Line sotto il sole splendente.
Via come un razzo, non fermarti mai
finché non freni in Grand Central, New York.
Perché ad aspettarmi c'è laggiù,
in mezzo a quel salone, colui che fra tutti amo di più.
Se non è lì quando arrivo in città
starò sul marciapiede e piangerò.
Perché è lui che voglio rimirare,
l'acme di perfezione e di bontà.
Se mi serra la mano e mi dice "ti amo",
ed è per me un fenomeno sublime.
I boschi sono tutti verdi e lustri ai lati del binario
; anche gli alberi hanno i loro amori, pur diversi dal mio.
Ma il povero banchiere vecchio e obeso, in carrozza di lusso,
non ha nessuno che lo ami eccetto il suo avana.
Se fossi io il Capo dela Chiesa o dello Stato,
m'inciprierei il naso e ordinerei a tutti di aspettare.
Perché l'amore conta ed è potente
ben più di un prete o di un politicante.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Canzone

    Pesci nei placidi laghi
    sfoggiano scie di colori,
    cigni nell'aria invernale
    hanno un candore perfetto
    e incede il grande leone
    per il suo bosco innocente;
    leone, pesci e cigno
    in scena e già sono andati
    sull'onda irruente del Tempo.

    Noi, finché i giorni d'ombra son maturi,
    noi dobbiamo piangere e cantare
    del dovere il sopruso consapevole,
    il Diavolo nell'orgoglio,
    la bontà portata attentamente
    per espiazione o per nostra fortuna;
    noi i nostri amori li dobbiamo perdere,
    volgendo uno sguardo invidioso
    a ogni animale e uccello che si muove.

    Sospiri per folliecompiute e dette
    attorcono i nostri angusti giorni,
    ma devo benedire e celebrare
    che tu, mio cigno, avendo
    tutti i doni che Natura
    impulsiva ha dato al cigno,
    la maestà e l'orgoglio,
    vi aggiungessi ieri notte
    il tuo amore volontario.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Oh, cos'è questo rumore

      Oh, cos'è quel rumore lancinante
      giù nella valle, un rullare, un rullare?
      Nient'altro che i soldati in marcia, caro,
      i soldati scarlatti.

      Oh, cos'è quella luce che mi abbaglia
      in lontananza come un lampo, un lampo?
      Non è che il sole sulle armi, caro,
      mentre avanzano svelti.

      Oh, che fanno con tutti quegli arnesi,
      cosa faranno stamane, stamane?
      Solo manovre, come sempre, caro,
      o forse è un segnale.

      Oh, perché sono usciti in strada
      e voltano il capo, in fila, in fila?
      Sarà arrivato un contrordine, caro.
      Ma perché ti inginocchi?

      Oh, non si sono fermati dal dottore
      né frenano i cavalli, i cavalli?
      Bé, di feriti non ne hanno, caro,
      nessuno in quei reparti.

      Oh, è il parroco che cercano, quel vecchio
      tutto bianco, sarà lui, sarà lui?
      No, vanno oltre, oltre il cancello, caro,
      senza fargli visita.

      Oh, toccherà al fattore qui accanto,
      a lui che è così furbo, così furbo?
      La fattoria l'hanno passata, caro,
      e già stanno correndo.

      Oh, dove vai? Rimani qui con me!
      Le tue promesse erano inganni, inganni?
      No, ho giurato di amarti, caro,
      ma ora devo andare.

      Oh, è rotto il chiavistello, è a pezzi l'uscio,
      oh, la via che hanno scelto è questa, è questa;
      hanno così pesanti gli stivali
      e hanno occhi di fuoco.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Sotto un abietto salice

        Sotto un abietto salice
        non ti affliggere più, innamorato:
        segua al pensiero rapida azione.
        A che serve pensare?
        La tua incessante prostrazione
        mostra quanto sei freddo;
        alzati, su, e ripiega
        la tua mappa di desolazione.

        I rintocchi che scorrono sui prati
        da quella fosca guglia
        suonan per queste ombre senza amore
        che all'amore non servono.
        Ciò che è vivo può amare: perché ancora
        piegarsi alla sconfitta
        con le braccia incrociate?
        Attacca e vincerai.

        Stormi di anatre in volo sul tuo capo
        e sanno dove andare,
        freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
        e vanno verso l'oceano.
        Cupa e opaca è la tua costernazione:
        cammina, dunque, vieni,
        non più così tarpato
        in preda alla tua soddisfazione.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Ninnananna

          Posa il capo assopito, amore mio,
          umano sul mio braccio senza fede;
          tempo e febbri avvampino e cancelliano
          ogni bellezza individuale, via
          dai bambini pensosi, e poi la tomba
          attesta che effimero è il bambino:
          ma finch'è spunti il giorno mi rimanga
          tra le braccia la viva creatura,
          mortale sì, colpevole, eppure
          per me il bello nella sua interezza.

          Anima e corpo non hanno confini:
          agli amanti che giacciono sul suo
          tollerante declivio incantato
          in preda al deliquio ricorrente,
          solenne la visione manda Venere
          di soprannaturale armonia,
          di universale amore e speranza;
          mentre un'astratta intuizione accende,
          in mezzo ai ghiacciai e fra le rupi,
          dell'eremita l'estasi carnale.

          Passano sicurezze e fedeltà
          allo scoccare della mezzanotte
          come le vibrazioni di campana,
          e forsennati alla moda lanciano
          il loro pedantesco, uggioso grido:
          il costo fino all'ultimo centesimo
          - sta scritto in tutte le temute carte -
          andrà pagato, ma da questa notte
          non un solo bisbiglio, nè un pensiero,
          non un bacio o uno sguardo sia perduto.

          Bellezza muore, e mezzanotte, ed estasi:
          che i venti dell'alba, mentre lievi
          spirano intorno al tuo capo sognante,
          mostrino un giorno di accoglienza tale
          che occhio e cuore pulsino e gioiscano,
          paghi di un mondo, il nostro, che è mortale;
          meriggi di arsura ti ritrovino
          nutrito dei poteri involontari,
          notti di oltraggio ti lascino andare
          sorvegliato da ogni umano amore.
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