Le migliori poesie di Wislawa Szymborska

Poetessa, saggista e traduttrice, premio nobel alla letteratura 1996, nato lunedì 2 luglio 1923 a Kórnik (Polonia), morto mercoledì 1 febbraio 2012 a Cracovia (Polonia)
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Il cielo

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
Wislawa Szymborska
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    Scritta da: Paolo Broni

    Pi greco

    È degno di ammirazione il Pi greco
    tre virgola uno quattro uno.
    Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
    Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
    otto nove, dal calcolo, sette nove dall'immaginazione,
    e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
    ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
    Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
    Lo stesso, anche se un po' dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
    Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
    È capace di srotolarsi sul tavolo, nell'aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
    diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
    Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
    Com'è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
    E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
    il tuo numero di collo l'anno millenovecentosettantatré sesto piano
    il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
    sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
    e anche la terra e il cielo passeranno,
    ma non il Pi greco,
    oh no, niente da fare,
    esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
    un otto niente male, un sette non ultimo,
    incitando, ah, incitando
    l'indolente eternità a durare.
    Wislawa Szymborska
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      Scritta da: Eclissi

      Il 16 maggio 1973

      Una delle tante date
      Che non mi dicono più nulla.

      Dove sono andata quel giorno,
      che cosa ho fatto – non lo so.

      Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
      - non avrei un alibi.

      Il sole sfolgorò e si spense
      Senza che ci facessi caso.
      La terra ruotò
      e non ne presi nota.

      Mi sarebbe più lieve pensare
      Di essere morta per poco,
      piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
      benché sia vissuta senza interruzioni.

      Non ero un fantasma, dopotutto,
      respiravo, mangiavo,
      si sentiva
      il rumore dei miei passi,
      e le impronte delle mie dita
      dovevano restare sulle maniglie.

      Lo specchio rifletteva la mia immagine.
      Indossavo qualcosa d'un qualche colore.
      Certamente più d'uno mi vide,

      Forse quel giorno
      Trovai una cosa andata perduta.
      Forse ne persi una trovata poi.

      Ero colma di emozioni e impressioni.
      Adesso tutto questo è come
      Tanti puntini tra parentesi.

      Dove mi ero rintanata,
      dove mi ero cacciata –
      niente male come scherzetto
      perdermi di vista così.

      Scuoto la mia memoria –
      Forse tra i suoi rami qualcosa
      Addormentato da anni
      Si leverà con un frullo.
      Wislawa Szymborska
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        Scritta da: Marilena Aiello

        La gioia di scrivere

        Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
        Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
        che riflette il suo musetto come carta carbone?
        Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
        Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
        da sotto le mie dita rizza le orecchie.
        Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
        e scosta
        i rami generati dalla parola "bosco".

        Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
        lettere che possono mettersi male,
        un assedio di frasi
        che non lasceranno scampo.

        In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
        di cacciatori con l'occhio al mirino,
        pronti a correr giù per la ripida penna,
        a circondare la cerva, a puntare.

        Dimenticano che la vita non è qui.
        Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
        Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
        si lascerà dividere in piccole eternità
        piene di pallottole fermate in volo.
        Non una cosa avverrà qui se non voglio.
        Senza il mio assenso non cadrà foglia,
        né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

        C'è dunque un mondo
        di cui reggo le sorti indipendenti?
        Un tempo che lego con catene di segni?
        Un esistere a mio comando incessante?

        La gioia di scrivere
        Il potere di perpetuare.
        La vendetta d'una mano mortale.
        Wislawa Szymborska
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          Scritta da: Elisa M.

          Lode della cattiva considerazione di sé

          La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
          Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
          I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
          Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
          Uno sciacallo autocritico non esiste.
          La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
          Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.
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