Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie di William Shakespeare

Drammaturgo e poeta, nato domenica 26 aprile 1564 a Stratford-upon-Avon (Regno Unito), morto sabato 23 aprile 1616 a Stratford-upon-Avon (Regno Unito)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Silvana Stremiz

Come posso ritrovare la mia pace (Sonetto 28)

Come posso ritrovare la mia pace
se il ristoro del sonno mi è negato?
Se l'affanno del giorno non riposa nella notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, anche se l'un l'altro ostili,
d'accordo si dan mano solo per torturarmi
l'uno con la fatica, l'altra con l'angoscia
di esser da te lontano, sempre più lontano.
Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
così pur blandisco la cupa notte dicendo
che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz

    Miei occhi e il cuore son venuti a patti (Sonetto 47)

    I miei occhi e il cuore son venuti a patti
    ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
    se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
    o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
    gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
    e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
    un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
    che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
    Così, per la tua immagine o per il mio amore,
    anche se lontano sei sempre in me presente;
    perché non puoi andare oltre i miei pensieri
    e sempre io son con loro ed essi son con te;
    o se essi dormono, in me la tua visione
    desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz

      Per quel giorno, se mai verrà quel giorno (Sonetto 49)

      Per quel giorno, se mai verrà quel giorno,
      in cui ti vedrò accigliare ad ogni mio difetto,
      e chiuderà il tuo amore il suo conto estremo
      spinto a tal giudizio da sagge riflessioni:
      per quel giorno in cui m'incontrerai da estraneo
      senza volgere al mio viso il sole dei tuoi occhi,
      e l'amor, mutato da quel era un tempo,
      troverà ragioni di una certa gravità:
      per quel giorno, dovrò cercare asilo
      dentro la coscienza dei miei soli meriti,
      e alzerò davanti a me questa mia mano
      per parare quanto addurrai a tua ragione.
      Per lasciar me miserabile tu hai la forza delle leggi
      mentre io d'esser amato non posso vantar diritti.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz

        Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? (Sonetto 18)

        Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
        Tu sei ben più raggiante e mite:
        venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
        e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
        talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
        e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
        e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
        spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
        Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
        nè perdere possesso del bello che tu hai;
        nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
        perché al tempo contrasterai la tua eternità:
        finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
        questi versi avranno luce e ti daranno vita.
        Vota la poesia: Commenta
          Quando musica tu suoni, mia musica,
          su quel beato legno che alle dita
          gentili replica mentre conduci
          la vibrante armonia che mi smarrisce,
          quanto invidio quei tasti che in su e in giù
          tenendo il cavo di tua mano baciano -
          e dal raccolto le mie labbra escluse,
          lì accanto, si fan rosse a tanta audacia.
          Ben situazione e stato muterebbero,
          purché tu le sfiorassi, con quei rapidi
          in danza - e tu scorri sì che lieto
          fai morto legno più che vive labbra.
          Se tanta sorte hanno quegli sfrontati,
          dà lor le dita, a me le labbra al bacio.
          Vota la poesia: Commenta