Poesie di Umberto Saba

Poeta, scrittore e aforista, nato venerdì 9 marzo 1883 a Trieste (Italia), morto domenica 25 agosto 1957 a Gorizia (Italia)
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Scritta da: Antonella Marotta
Ed amai nuovamente; e fu di Lina
dal rosso scialle il più della mia vita.
Quella che cresce accanto a noi, bambina
dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.

Trieste è la città, la donna è Lina,
per cui scrissi il mio libro di più ardita
sincerità; né dalla sua fu fin ad oggi mai l'anima partita.

Ogni altro conobbi umano amore;
ma per Lina torrei di nuovo un'altra
vita, di nuovo vorrei cominciare.

Per l'altezze l'amai del suo dolore;
perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra,
e tutto seppe, e non se stessa, amare.
Umberto Saba
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    Scritta da: Lucia Galasso

    Teatro degli Artigianelli

    Falce martello e la stella d'Italia
    ornano nuovi la sala. Ma quanto
    dolore per quel segno su quel muro!

    Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
    Saluta al pugno; dice sue parole
    perché le donne ridano e i fanciulli
    che affollano la povera platea.
    Dice, timido ancora, dell'idea
    che gli animi affratella; chiude: "E adesso
    faccio come i tedeschi: mi ritiro".
    Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
    rosseggia parco ai bicchieri l'amico
    dell'uomo, cui rimargina ferite,
    gli chiude solchi dolorosi; alcuno
    venuto qui da spaventosi esigli,
    si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

    Questo è il Teatro degli Artigianelli,
    quale lo vide il poeta nel mille
    novecentoquarantaquattro, un giorno
    di Settembre, che a tratti
    rombava ancora il canone, e Firenze
    taceva, assorta nelle sue rovine.
    Umberto Saba
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      Scritta da: Lucia Galasso

      Squadra paesana

      Anch'io tra i molti vi saluto, rosso-
      alabardati,
      sputati
      dalla terra natia, da tutto un popolo
      amati.
      Trepido seguo il vostro gioco.
      Ignari
      esprimete con quello antiche cose
      meravigliose
      sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari
      soli d'inverno.

      Le angosce
      che imbiancano i capelli all'improvviso,
      sono da voi così lontane! La gloria
      vi dà un sorriso
      fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
      corrono tra di voi, gesti giulivi.

      Giovani siete, per la madre vivi;
      vi porta il vento a sua difesa. V'ama
      anche per questo il poeta, dagli altri
      diversamente - ugualmente commosso.
      Umberto Saba
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        Scritta da: Lucia Galasso

        Il torrente

        Tu così avventuroso nel mio mito,
        così povero sei fra le tue sponde.
        Non hai, ch'io veda, margine fiorito.
        Dove ristagni scopri cose immonde.

        Pur, se ti guardo, il cor d'ansia mi stringi,
        o torrentello.
        Tutto il tuo corso è quello
        del mio pensiero, che tu risospingi
        alle origini, a tutto il fronte e il bello
        che in te ammiravo; e se ripenso i grossi
        fiumi, l'incontro con l'avverso mare,
        quest'acqua onde tu appena i piedi arrossi
        nudi a una lavandaia,
        la più pericolosa e la più gaia,
        con isole e cascate, ancor m'appare;
        e il poggio da cui scendi è una montagna.

        Sulla tua sponda lastricata l'erba
        cresceva, e cresce nel ricordo sempre;
        sempre è d'intorno a te sabato sera;
        sempre ad un bimbo la sua madre austera
        rammenta che quest'acqua è fuggitiva,
        che non ritrova più la sua sorgente,
        né la sua riva; sempre l'ancor bella
        donna si attrista, e cerca la sua mano
        il fanciulletto, che ascoltò uno strano
        confronto tra la vita nostra e quella
        della corrente.
        Umberto Saba
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