Poesie di Sylvia Plath

Poetessa e scrittrice, nato giovedì 27 ottobre 1932 a Jamaica Plain, Boston, Massachusetts (Stati Uniti d'America), morto lunedì 11 febbraio 1963 a Londra (Regno Unito)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Diario.

Scritta da: Violina Sirola

L'aspirante

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l'hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,

rattoppi a qualcosa che manca? Ah
no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare?
È garantita,

ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito-

Un po' rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
È impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu'anni d'argento,
d'oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucire, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c'è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l'ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?
Sylvia Plath
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    Scritta da: snivella

    Lady Lazarus

    I have done it again.
    One year in every ten
    i manage it-

    a sort of walking miracle, my skin
    Bright as a Nazi lampshade,
    My right foot

    a paperweight,
    My face a featureless, fine
    Jew linen.

    Peel off the napkin
    0 my enemy.
    Do i terrify? -

    The nose, the eye pits, the full set of teeth?
    The sour breath
    Will vanish in a day.

    Soon, soon the flesh
    The grave cave ate will be
    At home on me

    And i a smiling woman.
    I am only thirty.
    And like the cat i have nine times to die.

    This is Number Three.
    What a trash
    To annihilate each decade.

    What a million filaments.
    The peanut-crunching crowd
    Shoves in to see

    Them unwrap me hand and foot
    The big strip tease.
    Gentlemen, ladies

    These are my hands
    My knees.
    I may be skin and bone,

    Nevertheless, i am the same, identical woman.
    The first time it happened i was ten.
    It was an accident.

    The second time i meant
    To last it out and not come back at all.
    I rocked shut

    As a seashell.
    They had to call and call
    And pick the worms off me like sticky pearls.

    Dying
    Is an art, like everything else,
    i do it exceptionally well.

    I do it so it feels like hell.
    I do it so it feels real.
    I guess you could say i've a call.

    It's easy enough to do it in a cell.
    It's easy enough to do it and stay put.
    It's the theatrical

    Comeback in broad day
    To the same place, the same face, the same brute
    Amused shout:

    'a miracle!'
    That knocks me out.
    There is a charge

    For the eyeing of my scars, there is a charge
    For the hearing of my heart-
    It really goes.

    And there is a charge, a very large charge
    For a word or a touch
    Or a bit of blood

    Or a piece of my hair or my clothes.
    So, so, Herr Doktor.
    So, Herr Enemy.

    I am your opus,
    i am your valuable,
    The pure gold baby

    That melts to a shriek.
    I turn and burn.
    Do not think i underestimate your great concern.

    Ash, ash -
    You poke and stir.
    Flesh, bone, there is nothing there-

    a cake of soap,
    a wedding ring,
    a gold filling.

    Herr God, Herr Lucifer
    Beware
    Beware.

    Out of the ash
    i rise with my red hair
    And i eat men like air.


    L'ho rifatto.
    Un anno ogni dieci
    Ci riesco -
    Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
    Splendente come un paralume Nazi,
    Un fermacarte il mio
    Piede destro,
    La mia faccia un anonimo, perfetto
    Lino ebraico.
    Via il drappo,
    o mio nemico!
    Faccio forse paura? -
    Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
    Il fiato puzzolente
    In un giorno svanirà.
    Presto, ben presto la carne
    Che il sepolcro ha mangiato si sarà
    Abituata a me
    e io sarò una donna che sorride.
    Non ho che trent'anni.
    E come il gatto ho nove vite da morire.
    Questa è la numero tre.
    Quale ciarpame
    Da far fuori ogni decennio.
    Che miriade di filamenti.
    La folla sgranocchiante noccioline
    Si accalca per vedere
    Che mi sbendano mano e piede -
    Il grande spogliarello.
    Signori e signore, ecco qui
    Le mie mani,
    i miei ginocchi.
    Sarò anche pelle e ossa,
    Ma pure sono la stessa identica donna.
    La prima volta successe che avevo dieci anni.
    Fu un incidente.
    Ma la seconda volta ero decisa
    a insistere, a non recedere assolutamente.
    Mi dondolavo chiusa
    Come conchiglia.
    Dovettero chiamare e chiamare
    e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
    Morire
    è un'arte, come ogni altra cosa.
    Io lo faccio in modo eccezionale.
    Io lo faccio che sembra come inferno.
    Io lo faccio che sembra reale.
    Ammettete che ho la vocazione.
    È facile abbastanza da farlo in una cella.
    È facile abbastanza farlo e starsene lì.
    È il teatrale
    Ritorno in pieno giorno
    a un posto uguale, uguale viso, uguale
    Urlo divertito e animale:
    "Miracolo!"
    È questo che mi ammazza.
    C'è un prezzo da pagare
    Per spiare
    Le mie cicatrici, per auscultare
    Il mio cuore - eh sì, batte.
    E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
    Per una toccatina, una parola,
    o un po' del mio sangue
    o di capelli o un filo dei miei vestiti.
    Eh sì, Herr Doktor.
    Eh sì, Herr Nemico.
    Sono il vostro opus magnum.
    Sono il vostro gioiello,
    Creatura d'oro puro
    Che a uno strillo si liquefà.
    Io mi rigiro e brucio.
    Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
    Cenere, cenere -
    Voi attizzate e frugate.
    Carne, ossa, non ne trovate -
    Un pezzo di sapone,
    Una fede nuziale,
    Una protesi dentale.
    Herr Dio, Herr Lucifero,
    Attento.
    Attento.
    Dalla cenere io rivengo
    Con le mie rosse chiome
    e mangio uomini come aria di vento.
    Sylvia Plath
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      Scritta da: snivella

      Pecore nella nebbia

      Le colline digradano nel bianco.
      Persone o stelle mi guardano con tristezza, le deludo.

      Il treno lascia dietro una linea di fiato.
      Oh lento cavallo color della ruggine, zoccoli, dolorose campane.

      È tutta la mattina che
      la mattina sta annerendo, un fiore lasciato fuori.

      Le mie ossa racchiudono un'immobilità, i campi
      lontani mi sciolgono il cuore.

      Minacciano
      di lasciarmi entrare in un cielo
      senza stelle né padre, un'acqua scura.
      Sylvia Plath
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Contusione

        Colore inonda la macchia, porpora cupo.
        Tutto slavato è il resto del corpo,
        ha colore di perla.

        In un anfratto di rupe
        risucchia il mare ossesivamente,
        un solo vuoto è perno di tutto il mare.

        Non più grande che una mosca
        il marchio funesto
        striscia giù per il muro.

        Il cuore si chiude,
        il mare cala,
        gli occhi sono schermati.
        Sylvia Plath
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