Le migliori poesie di Salvatore Riggio

Studente, nato mercoledì 1 febbraio 1989 a Grevenbroich (Germania)
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Scritta da: Salvatore Riggio

Lo stelo e il suo fiore

Come lo stelo e il suo fiore,
l'uomo della propria donna ha bisogno,
per sentirsi completo e aver un senso.
Cosi come lo stelo la sorregge e le da sostegno,
e l'amor come il loro sole,
l'acqua come la loro passione,
la terra come il padre e la sua benedizione
e il cielo che li avvolge, diviene la realtà che era un sogno.
Cosi il fiore profuma e inebria l'aria della sua essenza,
dalle sue radici trova la forza e mai potrebbe vivere senza,
come lo stelo non arricchisce il prato senza il suo fiore.

A che servirebbero separati se non esistere gli uni per le altre?
Salvatore Riggio
Composta giovedì 5 luglio 2012
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    Scritta da: Salvatore Riggio

    Petali sul campo di battaglia

    Tra soldati i proiettili sentenziano
    la fine, il scandire degli ultimi battiti
    tra coloro che si ritengono nemici,
    Trafiggendo il loro petto macchiando il terreno di sangue.
    Tra soldati granate vengono lanciate, atterrano
    ai piedi d'un uomo. Scorre nella sua mente un intera vita,
    padre, madre, sorella, fratello, sua moglie, suo figlio, sua figlia.
    Ultimo pensiero suo fu: Non potrò riveder mai più mia famiglia!
    Lanciò urla di disperazione, urla straziati di una speranza svanita,
    quando invece il suo ultimo desiderio fu gridar il suo amore per loro.
    Tra proiettili che sfrecciavano nell'aria e corpi inermi distesi al suolo,
    in questa distesa tinta di rosso, osservai quest'orrendo spettacolo
    scorgendo l'ultima lacrima che quel soldato poté versare
    e col frantumarsi sulla terra fece un piccolo tonfo seguito da un botto,
    ora in tutte le direzioni giacevano i resti di ciò che era un uomo.
    Perché questa guerra? Alcun senso in tutto ciò io riesco a trovare.
    Vorrei che sparassimo soltanto petali di rose d'un intenso rosso
    e che la pianura non del sangue ma da esso si potesse colorare,
    vorrei che le granate sparissero e al loro posto stringessimo il pane.
    Non voglio più veder questa cortina di fumo offuscar il cielo stellato
    ma che vi siano nuvolo bianchissime ad avvolgerlo,
    un delizioso abito da sposa per una splendida luna
    e noi sotto di essa non divisa in due fazioni ma uniti, un tutt'uno,
    senza più nessun timore, senza più aver paura.
    Si questo voglio! Ma è solo un sogno e come tale irreale
    e per non cader in sonno eterno continuando a sognar,
    anch'io dei colpi purtroppo ho dovuto e dovrò sparare.
    Salvatore Riggio
    Composta sabato 20 febbraio 2010
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