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Scritta da: Elisabetta

Odio le prediche

Odio
Le prediche domenicali.
Amore,
fratellanza,
solidarietà!
Parole
che attraversano
il salone della cattedrale,
pervaso da incensi
e odor di ceri accesi,
e s'infrangono
in un rito inutile
di mani che si uniscono
inneggianti alla pace.

Guardo
i visi dei fedeli,
intristiti
ma con i pensieri
che corrono
agli invitati in arrivo
ed al pranzo domenicale,
o che osservano con invidia
una vicina impellicciata.

E la predica finisce
proprio lì.

Fuori riprende la danza
dei rancori tra vicini,
delle invettive
contro gli immigrati invadenti,
o dell'odio verso un parente,
che morendo
non ti ha lasciato niente!
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    Scritta da: Elisabetta

    Primo ottobre

    Quant'acqua è già passata sotto i ponti,
    quanta neve è caduta sopra i monti?

    Quante rondini son volate verso il mare,
    quante lacrime di bimbi e di scolare?

    Primo ottobre: il tempo come vola!
    Iniziava in questo dì la scuola

    una volta; e col pensiero stanco
    risento il primo pianto su quel banco

    ed il maestro, con quei suoi occhialetti
    che sulla guancia mi dava dei buffetti

    sussurrando parole per me strane
    che non ricordo tanto son lontane.

    Or mi rivedo ancora in un bambino
    che mi passa piangendo da vicino,

    col grembiulino nero e la cartella,
    tirato a peso da una sua sorella

    pestando i piedi come un disperato
    come se stesse andando carcerato.

    Lo guardo triste con il cuore in gola,
    come quel primo mio giorno di scuola.
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      Scritta da: Elisabetta

      Il barbone

      Sai, fratello, t'ho visto l'altra sera!
      T'ho visto, appena giunto alla stazione,
      con un trancio di pizza e qualche pera,
      con le tue cianfrusaglie e col cartone.

      Ti ho osservato aggirarti lentamente
      in cerca d'un posto un po' al riparo
      dal gelo, un po' nascosto dalla gente,
      per mandar giù qualche boccone amaro.

      T'ho guardato in silenzio, con pietà,
      ed ho provato a entrare nei tuoi panni,
      cercando intorno un po' di umanità
      qualcuno che mi strappasse dagli affanni.

      Ho trovato l'indifferenza più assoluta
      di tanta gente, che non volea capire,
      gente che al mio patir restava muta,
      quasi annoiata, senza intervenire.

      Solo la strada avevo a fianco a me:
      la strada che talvolta è più accogliente
      e non ti lascia solo, anche perché
      abbraccia nel suo grembo tanta gente

      d'ogni razza e d'ogni condizione,
      non chiede mai a nessuno il passaporto
      non guarda il ceto sociale o la nazione,
      non ride se sei brutto o se sei corto.

      Forse domani ti troveran stecchito,
      disteso su una panca o sotto un ponte,
      oggi per te nessuno ha mosso un dito,
      e pur 'io che t'ho avuto di fronte

      seduto a terra, là nella stazione,
      non t'ho allungato neppure mille lire
      e son passato anch'io con distrazione,
      fingendo di non vedere e non sentire.
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