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Scritta da: Rosita Matera

Il canto della vita

Non chiederti il perché delle cose che vedi,
gli occhi sono finestre
che filtrano nel cuore
solo le cose che è giusto far restare.

Costruiamo girotondi di mattoni o di illusioni
per mano del destino o del discorso che facciamo.

Non volli mai dettare legge all'uomo cieco
ma dirgli solamente quello che ora vedo:
non c'è peggior nemico del condizionamento,
ognuno nasce libero
e può morire tale
se tiene fra le labbra una bianca margherita,
se sa far barchette con l'ala del tramonto,
se sa parlare agli angeli come amici di percorso,
e trattiene nel suo cuore solo il canto della vita.
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    Scritta da: Rosita Matera

    Passeggia il vento

    Bianchi meriggi sulle panchine,
    passeggia il Vento tra le strade, a tentoni.

    Impetuoso, è memore della pioggia di ieri
    ... scrive i suoi versi sui marciapiedi

    Bizzarro messaggio,
    lo leggo al Giorno
    che ha già dispiegato la vela alla Sera.

    Son già le sette e la Sera strimpella
    la serenata con le stelle che imprime.

    Il Vento, sommesso, ha smesso di fare
    capricci e capriole che sanno d'infante,
    e col carretto colmo di giochi
    torna a dormire
    sulla panchina dei sogni.
    Composta sabato 3 ottobre 2009
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      Scritta da: Rosita Matera

      Pallido sole

      Pallido sole
      trafigge il sentiero
      e bagna di fango
      il sorriso incerto del cielo.

      Capriole di vento
      fra foglie infinite
      ... nessuno le coglie,
      solo io col mio cuore.

      Ogni cosa si spegne lenta al tramonto,
      pezzo di puzzle che compone la storia.

      Non ebbe rimpianti la foglia che visse
      la colgo nel sacco delle cose infinite.

      La porto nel cielo dove tutto risorge
      memore ancora dell'ovale perfetto
      della foglia imbevuta d'azzurro
      mentre nasceva dal ramo increspato,
      catapultandosi a fatica nel mondo

      la colgo e la porto tra le cose infinite
      dove il cielo stanco, ricomincia il suo canto.
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        Scritta da: Rosita Matera

        Autunno, mite abbandono

        Le foglie rossastre si bagnano ad onde
        nell'ocra piovana del pallido sole
        mormorano alle nuvole i sussurri del vento,
        Voce che echeggia tra le orecchie del Tempo.

        Il violino gemente del vecchio acquitrino
        suona col sole la sua struggente canzone.

        Autunno,
        mite abbandono tra le braccia del sole
        che danza perpetuo sul filo del cielo.

        Declina il suo piede come ebbro viandante
        che sa di dover dormire una notte
        ma il fuoco già avvampa
        rosseggiando il camino
        e s'addormenta senza fare rumore.
        Composta mercoledì 4 novembre 2009
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