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Poesie di Pier Paolo Pasolini

Poeta, scrittore, regista e attore, nato domenica 5 marzo 1922 a Bologna (Italia), morto domenica 2 novembre 1975 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Film come regista.

Scritta da: Silvana Stremiz

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Alla bandiera rossa

    Per chi conosce solo il tuo colore,
    bandiera rossa,
    tu devi realmente esistere, perché lui
    esista:
    chi era coperto di croste è coperto di
    piaghe,
    il bracciante diventa mendicante,
    il napoletano calabrese, il calabrese
    africano,
    l'analfabeta una bufala o un cane.
    Chi conosceva appena il tuo colore,
    bandiera rossa,
    sta per non conoscerti più, neanche coi
    sensi:
    tu che già vanti tante glorie borghesi e
    operaie,
    ridiventa straccio, e il più povero ti
    sventoli.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      A un ragazzo

      "Era un mattino in cui sognava ignara
      nei ròsi orizzonti una luce di mare:
      ogni filo d'erba come cresciuto a stento
      era un filo di quello splendore opaco e immenso.

      Venivamo in silenzio per il nascosto argine
      lungo la ferrovia, leggeri e ancora caldi

      del nostro ultimo sonno in comune nel nudo
      granaio tra i campi ch'era il nostro rifugio.

      In fondo Casarsa biancheggiva esanime
      nel terrore dell'ultimo proclama di Graziani;

      e, colpita dal solo contro l'ombra dei monti,
      la stazione era vuota: oltre i radi tronchi

      dei gelsi e gli sterpi, solo sopra l'erba
      del binario, attendeva il treno per Spilimbergo...

      L'ho visto allontanarsi con la sua valigetta,
      dove dentro un libro di Montale era stretta

      tra pochi panni, la sua rivoltella,
      nel bianco colore dell'aria e della terra.

      Le spalle un po' strette dentro la giacchetta
      ch'era stata mia, la nuca giovinetta... ".
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Supplica a mia madre

        È difficile dire con parole di figlio
        ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
        Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
        ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
        Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
        è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
        Sei insostituibile. Per questo è dannata
        alla solitudine la vita che mi hai data.
        E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
        d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
        Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
        sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
        ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
        alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
        Era l'unico modo per sentire la vita,
        l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
        Sopravviviamo: ed è la confusione
        di una vita rinata fuori dalla ragione.
        Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
        Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile….
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Non è amore

          Non è Amore. Ma in che misura è mia
          colpa il non fare dei miei affetti
          Amore? Molta colpa, sia
          pure, se potrei d'una pazza purezza,
          d'una cieca pietà vivere giorno
          per giorno... Dare scandalo di mitezza.
          Ma la violenza in cui mi frastorno,
          dei sensi, dell'intelletto, da anni,
          era la sola strada. Intorno
          a me alle origini c'era, degli inganni
          istituiti, delle dovute illusioni,
          solo la Lingua: che i primi affanni
          di un bambino, le preumane passioni,
          già impure, non esprimeva. E poi
          quando adolescente nella nazione
          conobbi altro che non fosse la gioia
          del vivere infantile - in una patria
          provinciale, ma per me assoluta, eroica -
          fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
          borghesia d'una provincia senza purezza,
          il primo apparire dell'Europa
          fu per me apprendistato all'uso più
          puro dell'espressione, che la scarsezza
          della fede d'una classe morente
          risarcisse con la follia ed i tòpoi
          dell'eleganza: fosse l'indecente
          chiarezza d'una lingua che evidenzia
          la volontà a non essere, incosciente,
          e la cosciente volontà a sussistere
          nel privilegio e nella libertà
          che per Grazia appartengono allo stile.
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