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Scritta da: Valeria S

Sì, al di là della gente

Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.

Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.

E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull'altra sponda di tutto
- per trovarti -
come fosse morire.
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    Non ho bisogno di tempo
    per sapere chi sei:
    conoscersi è luce improvvisa.
    Chi ti potrà conoscere
    là dove taci, o nelle
    parole con cui tu taci?
    Chi ti cerchi nella vita
    che stai vivendo, non sa
    di te che allusioni,
    pretesti in cui ti nascondi.
    E seguirti all'indietro
    in ciò che hai fatto, prima,
    sommare azioni a sorriso,
    anni a nomi, sarà
    come perderti. Io no.
    Ti ho conosciuto nella tempesta.
    Ti ho conosciuto, improvvisa,
    in quello squarcio brutale
    di tenebra e luce,
    dove si rivela il fondo
    che sfugge al giorno e alla notte.
    Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
    nuda ormai dell'equivoco,
    della storia, del passato,
    tu, amazzone sulla folgore,
    palpitante di recente
    ed inatteso arrivo,
    sei così anticamente mia,
    da tanto tempo ti conosco,
    che nel tuo amore chiudo gli occhi,
    e procedo senza errare,
    alla cieca, senza chiedere nulla
    a quella luce lenta e sicura
    con cui si riconoscono lettere
    e forme e si fanno conti
    e si crede di vedere
    chi tu sia, o mia invisibile.
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      Scritta da: Marianna Mansueto
      Tu vivi sempre nei tuoi atti.
      Con la punta delle dita
      sfiori il mondo, gli strappi
      aurore, trionfi, colori,
      allegrie: è la tua musica.
      La vita è ciò che tu suoni.

      Dai tuoi occhi solamente
      emana la luce che guida
      i tuoi passi. Cammini
      fra ciò che vedi. Soltanto.

      E se un dubbio ti fa cenno
      a diecimila chilometri,
      abbandoni tutto, ti lanci
      su prore, su ali,
      sei subito lì; con i baci,
      coi denti lo laceri:
      non è più dubbio.
      Tu mai puoi dubitare.

      Perché tu hai capovolto
      i misteri. E i tuoi enigmi,
      ciò che mai potrai capire,
      sono le cose più chiare:
      la sabbia dove ti stendi,
      il battito del tuo orologio
      e il tenero corpo rosato
      che nel tuo specchio ritrovi
      ogni giorno al risveglio,
      ed è il tuo. I prodigi
      che sono già decifrati.

      E mai ti sei sbagliata,
      solo una volta, una notte
      che t'invaghisti di un'ombra
      -l'unica che ti è piaciuta-
      un'ombra pareva.
      E volesti abbracciarla.
      Ed ero io.
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        Scritta da: Eclissi

        Un'anima tu avevi

        Un'anima tu avevi
        cosi chiara ed aperta
        ch'io non potetti mai
        nella tua anima entrare.

        Andavo in cerca di aditi angusti,
        d'alti e difficili passaggi...
        Si andava alla tua anima
        per aperti cammini.

        Preparai un'alta scala
        - sognavo di alte mura
        che le fossero a guardia -,
        però l'anima tua
        era senza riparo
        di muri e di recinti.

        E ricercai la stretta porta
        della tua anima,
        ma non aveva accessi,
        così franca com'era,
        la tua anima.

        Dov'è che cominciava?
        Dov'è che aveva termine?
        E rimasi per sempre seduto
        sulle vaghe frontiere della tua anima.
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          A te si arriva

          A te si arriva solo attraverso te.
          Ti aspetto.
          Io sì che so dove mi trovo,
          la mia città, la via, il nome
          con cui tutto mi chiamano.
          Però non so dove sono stato con te.
          Là mi hai portato tu.
          Come avrei imparato la strada
          se non guardavo nient'altro che te,
          se la strada era dove tu andavi,
          e la fine fu quando ti sei fermata?
          Che altro poteva esserci
          più di te che ti offrivi, guardandomi?
          Però adesso che esilio,
          che mancanza,
          e lo stare dove si sta.
          Aspetto, passano i treni,
          i destini, gli sguardi.
          Mi porterebbero dove non sono stato mai.
          Ma io non cerco nuovi cieli.
          Io voglio stare dove sono stato.
          Con te, ritornarci.
          Che intensa novità,
          ritornare un'altra volta,
          ripetere mai uguale
          quello stupore infinito.
          E fino a quando non verrai tu
          io resterò sulla sponda
          dei voli, dei sogni,
          delle stelle, immobile.
          Perché so che dove sono stato
          non portano né ali, né ruote, né vele.
          Esse vagano smarrite.
          Perché so che dove sono stato con te
          si va solo con te, attraverso te.
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