Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie di Octavio Paz

Saggista, poeta e diplomatico, premio Nobel per la letteratura, nato martedì 31 marzo 1914 a Città del Messico (Messico), morto lunedì 20 aprile 1998 a Città del Messico (Messico)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Umorismo.

Scritta da: Silvana Stremiz

Autunno

In fiamme, nell'incendio degli autunni
arde a volte il mio cuore,
puro e solo. Il vento che lo desta
tocca il suo centro e lo sospende
nella luce che ride per nessuno:
quanta bellezza sparsa!

Anelo mani,
una presenza, un corpo,
quel che frantuma i muri
e fa nascere le forme inebriate,
un tocco, un suono, un giro, solo un'ala,
celesti frutti della luce nuda.

Nel mio intimo cerco
ossa, violini intatti,
vertebre oscure e delicate,
labbra che sognan labbra,
mani sognanti uccelli...

Qualcosa che s'ignora e dice <>
cade dal cielo,
da te, Dio, mio avversario.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz

    Pietra di sole (frammenti)

    un salice di cristallo, un pioppo d'acqua,
    un alto getto che il vento inarca,
    un albero ben piantato ma danzante,
    un camminar di fiume che si curva,
    avanza, retrocede, fa un giro
    e sempre arriva:
    un camminar tranquillo
    di stella o primavera senza fretta,
    acqua che con le palpebre chiuse
    emette tutta notte profezie,
    unanime presenza in ondata,
    onda su onda fino a coprir tutto,
    verde sovranità senza tramonto
    come l'abbacinante effetto delle ali
    quando s'aprono nel mezzo del cielo, (... )
    vado per il tuo corpo come per il mondo,
    il tuo ventre è una spiaggia soleggiata,
    i tuoi seni due chiese dove il sangue
    celebra i suoi misteri paralleli,
    i miei sguardi ti coprono come edera,
    sei una città che il mare assedia,
    una muraglia che la luce divide
    in due metà color di pesca,
    un luogo di sale, roccia e uccelli
    sotto la legge del meriggio assorto,

    vestita del colore dei miei desideri
    vai nuda come il mio pensiero,
    vado pei tuoi occhi come per l'acqua,
    le tigri bevono sogno nei tuoi occhi,
    il colibrí si brucia in quelle fiamme,
    vado per la tua fronte come per la luna,
    come la nube per il tuo pensiero,
    vado per il tuo ventre come pei tuoi sogni,
    la tua gonna di mais ondeggia e canta,

    la tua gonna di cristallo, la tua gonna d'acqua,
    le tue labbra, i capelli, i tuoi sguardi,
    tutta la notte piovi, tutto il giorno
    apri il mio petto con le tue dita d'acqua,
    chiudi i miei occhi con la tua bocca d'acqua,
    sulle mie ossa piovi, nel mio petto
    affonda radici d'acqua un albero liquido,

    vado per la tua strada come per un fuime,
    vado per il tuo corpo come per un bosco,
    come per un sentiero nel monte
    che in un brusco abisso finisce,
    vado pei tuoi pensieri assottigliati
    e all'uscita dalla tua bianca fronte
    la mia ombra abbattuta si strazia,
    raccolgo i miei frammenti uno a uno
    e proseguo senza corpo, cerco tentoni, (... )

    —la vita, quando fu davvero nostra?
    quando siamo davvero ciò che siamo?
    ben guardato non siamo, mai siamo
    da soli se non vertigine e vuoto,
    smorfie nello specchio, orrore e vomito,
    mai la vita è nostra, è degli altri,
    la vita non è di nessuno, tutti siamo
    la vita —pane di sole per gli altri,
    tutti gli altri che siam noi—,
    son altro quando sono, i miei atti
    son piú miei se sono anche di tutti

    perché io possa essere devo esser altro,
    uscire da me, cercarmi tra gli altri,
    gli altri che non sono s'io non esisto,
    gli altri che mi dan piena esistenza,
    non sono, non v'è io, siam sempre noi,
    la vita è un'altra, sempre là, piú lungi,
    fuori di te, di me, sempre orizzonte,
    vita che ci svive e ci fa estranei
    che ci inventa un volto e lo sciupa,
    fame d'essere, oh morte, pane di tutti.
    Vota la poesia: Commenta