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Scritta da: Nello Maruca

Lo scalognato

Per volere del destino ebbe intoppo
nel cammino e da molti, tanti anni
vive in speme, tormenti e affanni;
come erbivoro destriero al galoppo
uso e corsa rallentato in galoppare
per malore d'ungula afflitto
appar mesto, mogio appare e derelitto.
Tal si è, desolato e moscio
ché mai spiraglio s'aperse all'orizzonte
che nel calore sciogliesse il moral floscio
e da valle lo proiettasse al desiato monte.
Come avviene non sa e forse mai saprà.

Avendo un po' di fede, però, in Dio
il cuore gli detta:: Fu sfortuna dell'io.
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    Scritta da: Nello Maruca

    La partenza

    Quel che raggiante pria ora uggioso
    è viso ché corpo al veleggiante
    legno è presso, pensiero altro loco
    posato già sua passione vede
    indi i begl'occhi a lacrimare cede
    mentre a lento andar scompar naviglio.
    Per dir dolor ch'opprime all'altrui è pari
    dappresso al boccaporto invia segnale
    chi straziato al molo posato ha cuore.
    Strazio restato è su molo freddo,
    strazio galleggia su schiumos'onda.
    Composta sabato 30 novembre 1974
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      Scritta da: Nello Maruca

      Lo zufolo

      Un suono che lontano m'è nel tempo
      odo vibrare, un dì, in lontananza,
      mi balza alla memoria come lampo
      la melodia, da bimbo, a conoscenza.

      Lento m'avvio e silenzioso alquanto
      lungo un sentiero ciottoloso e stretto
      donde perviene l'idilliaco canto
      del dolce, conosciuto zufoletto.

      Un pastorello appena quindicenne
      a ridosso sdraiato d'un folto cespuglio,
      all'ombra di frondosa quercia perenne
      meglio l'intona di pecoraio veglio.

      Per ogni suonoche mi dona il vento
      energico a volte, altre debolmente
      nella mente dei bei ricordi sento
      che mi riportano indietro, dolcemente.

      Mi sovvengono i momenti del pregresso
      tempo; giorni contenti, d'abbandono,
      scorcio che non so il poco né l'eccesso
      ma tutto è solo un pregevole dono.

      Rivedo l'innocente fanciullezza
      quando a piedi scalzi, sanguinanti
      s'insegue una rozza palla di pezza
      e dell'ingenuo gioco, s'è contenti.

      M'appare, poi, l'acceso focolare,
      la nonna con in grembo la conocchia
      che con garbo la lana sta a filare
      e che l'avvoltola al fuso con maestria.

      Suona, zufolo dolce! non cessare;
      fammi scaldare avanti quel camino,
      nel vetusto casolare fammi restare,
      non fare ch'io riprenda il mio cammino.

      Spandi le note ancor per la campagna,
      famm'addormire al suono del tuo canto,
      fa che la tua melodia mi sia compagna
      e che al risveglio trovoti al mio fianco.
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        Scritta da: Nello Maruca
        È già notte, un rintocco: è passata
        mezzanotte, mi stiracchio e sbadiglio
        m'alzo lesto pian pianino per non dar
        risveglio al nido; gongolante odo
        un coro nell'accosto alla finestra
        che dal basso del fossato sale in volo
        e si espande lentamente per le vie
        del ciel turchino. Sono grilli, son cicale,
        raganelle o grigi ghiri? Ci sono gufi
        e pipistrelli o son solo le raganelle?
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