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Scritta da: Nello Maruca

Ricordi

Rosa il tuo nome e rosa eri di viso
Ricordo, Mamma, il tuo bel sorriso;
ricordo quell'incedere tuo lesto,
ricordo radunati i capei a cesto.

Ricordo gli occhi tuoi castano scuro,
ricordo del tuo amore sempre puro;
ricordo il tuo bel mento ovaleggiante
su quel bel viso splendido, raggiante

Ricordo, Mamma, quando al casolare,
raccolti accanto al grande focolare
raccontavi per noi fatti e romanze
di principi e duchesse in grandi stanze.

Principato, ducato e marchesato
Quante fiabe per noi hai tu inventato!
Altro dare di più non si poteva:
in miseria di guerra si viveva.

Ricordo i tempi degl'oscuramenti,
i razzi a notte fonda rilucenti,
ricordo le nottate fredde, io ignudo,
quando il Tuo corpo a me facea da scudo

per quei rumori forti ed assordanti
di velivoli in cielo roteanti.
Di gran paura si stringeva il core
ma Tu coprivi tutto col tuo amore.
.
Allo scoppio di bombe a noi vicino
stringevi a Te più forte il corpicino;
lo facevi così, con tant'ardore,
che risentirlo lo vorrei a quest'ore.

E, mi ricordo, Mamma, le speranze
che in quelle tristi, brutte circostanze
trasmettevi nel debol cuoricino
Dell'arrivo di Papà così vicino.

Lo facevi con sì tanta fermezza
che dissolvevi in me forte l'ebbrezza
nella certezza di veder domani
il Suo bel volto e le Sue grandi mani.

Or più non sei, dolce mia Mamma
cara, di Te solo ricordi in alma
serbo, ricordi che mi servono a pensare,
ricordi che mi portano a sperare.
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    Scritta da: Nello Maruca

    Randagi

    Fummo perch'eravamo quand'ancor
    erano vitali, focosi e fermi Lor;
    or più non siamo perché saremmo solo
    se confissi rimasti fossimo in suolo
    e fosse in noi presenza vista di Loro
    e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
    contenti ancor vivremmo com'allora,
    quel ch'eravamo allora saremmo ancora.

    Ma più non è e, più mai così potrà
    ch'ognuno disperso s'è dritto sentiero,
    colui che s'accompagna mai vorrà
    che si ritrovi quel sentiero primiero.
    China la fronte a ciò che a lor piace,
    imbelli seguitiamo l'altrui volere,
    ad altra volontà noi si soggiace.
    Non intelletto umano ma sol di fere.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Pupillo

      Quinto di margherita fiore odoroso
      ritto cresciuto, bello e rigoglioso,
      fosti e tuttora sei grande gioiello
      ultima pietra di sì gran castello.

      Buono fosti sempre, rispettoso e quieto,
      alma sensibile, docile e mansueto
      d'arbusto sano, prosperoso e scuro
      da piccoletto già fosti maturo.

      Or che cresciuto sei null'hai mutato;
      dolce, sensibile e buono sei restato;
      solo un momento di tristezza in core
      scalfir voluto avrebbe il tuo spessore.

      Di quercia gran querciuolo ben nutrito
      della vita all'intemperie hai resistito
      e con la perspicacia che t'è nota
      t'aggrappasti alla mamma assai devota.

      Di me ti ricordasti, e ti son grato
      d'avermi posto pure all'altro lato,
      lesto come a padre si conviene
      ricorsi, tosto, all'opra pel tuo bene.

      Restar devi la quercia che sei nato
      mai giunco esser devi, in null'annata,
      né vento mai ti scuotono, pioggia o gelo,
      davanti agli occhi mai aver più velo.

      Quest'è l'augurio che ti manda mamma,
      mentr'io lo dico a mò di telegramma:
      Resta leone di ruggito feroce
      non fare che ti mettano alla croce.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Potenza

        Sono credente, sì, ma non fervente
        e sublimante vedo il prepotente.
        Se fossi più credente e più fervente
        in alto vedrei solo l'Onnipotente.

        In basso, meno forte e simil niente
        vedrei l'essere duro e imponente;
        saprei per certo, ch'è essere indigente
        e che mai fu importante né potente.

        La fede incerta, poca e barcollante
        volge lo sguardo mio all'arrogante
        assiso in vetta grande, troneggiante,
        la mente a tal pensiero va vagante.

        Scritto in pagina di Libro rilevante
        è che l'essere umano è barcollante,
        il trono cui è assiso è traballante,
        nullo è, quello che pare, esser gigante.

        Torna il pensiero mio alle passate cose,
        torna ove veduto avea bocciol di rose;
        rincontra il pensier mio l'allegre spose
        ch'or le vede stanche e assai nervose.

        Quelle figure d'allora meravigliose
        agli occhi sono immagini dogliose,
        qualcosa son che cercano vogliose
        e di trovarla appaiono ansiose.

        Muta cani scorta cavaliere egregio
        a cavalcioni d'un destriero bigio,
        ognuno s'inchina a detto personaggio
        mentre sul cavallo è di passaggio.

        Rintocco di campana s'ode mogio
        in quella sera del mese di maggio;
        annuncia la fine del signore egregio
        e dice che grandezza è sol miraggio.

        Significa che di Grande ve n'è Uno
        e la potenza Sua non l'ha nessuno;
        chiunque può pensare esser qualcuno
        ma in fondo resta solo come ognuno.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Porcara

          Vuoi per mola, per faccia ed andatura,
          per volgarità d'animo e costumanza,
          per trivialità di far la sua pastura*
          da porcara, dei porci ha stessa usanza.

          Il puzzo che sprigiona è come puzzola,
          più di vipera ha dente avvelenato;
          subdolo insetto al pari di tignola
          cui l'operare il male è gusto innato.

          Di cattiveria pregno il suo giaciglio,
          tutt'intorno l'aria puzza del Maligno
          e manco l'incenso dato a gran sparpaglio
          riesce a profumar quel volto arcigno.

          Spregevole più di Circe per tranelli
          ch'avea, però, un corpo snello e bello
          e tramutava in porci questi e quelli
          onde tenere Ulisse nel suo ostello.

          A differenza ha vita orripilante,
          maestra nel ferire esseri in norma,
          nessun per essa mai fu spasimante
          mancante essa di modi, d'arte e forma.

          Se maggiore uso dello specchio avesse,
          se riuscisse a contemplarsi dentro,
          se sol di coscienza a conoscenza fosse
          vedrebbe la lordura cui sguazza al centro.

          D'umano parmi sì, ch'abbia qualcosa:
          é un grave atteggiamento a lavandaia;
          no! Per la categoria è offesa a iosa
          in quanto oggetto dell'immondezzaio.
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