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Scritta da: Catone appassito

Emilia

Jì te vurria vasà, ma forse no...
Vurria sule tenérte 'na mano 'mmano
e sèntere 'o calore
'e chella mano.
Guardarte e dìcere
parole inùtele,
guardarte e sèntere
'e stessi ccose,
Emì.


Io ti vorrei baciare, ma forse no.
Vorrei solo tenerti una mano tra le mie
e percepire il calore di quella mano.
Guardarti e dire parole inutili,
guardarti ed udire le stesse cose,
Emilia.
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    Scritta da: Catone appassito

    Risveglio

    S'intrufola curiùso
    pe' dint'a' perziana
    sfacciato e dispettuso
    'nu raggio 'e sole.

    Comme a 'na lava d'oro
    sciùlia ncopp'a' cuperta,
    s'arràmpeche, sgravoglia
    l'arcobaleno.

    Allumma a poco a poco
    'nu pede, 'na manella:
    t'accarezza facènnete
    'e palummelle.

    S'accosta chianu chianu:
    scummoglia e te cummoglia:
    vestènnete te spoglia,
    'stu traditore!

    E ttu te lasse 'nfònnere
    a tutto 'stu calore...
    Abbandonata... Lànguida
    'ncopp "e llenzole.


    S'intrufola curioso
    tra le persiane
    sfacciato e dispettoso
    un raggio di sole.

    Come una lava d'oro
    scivola sulla coperta,
    si arrampica, srotola
    l'arcobaleno.

    Illumina a poco a poco
    un piede, una mano:
    ti accarezza facendoti
    " 'e palummelle " (ti abbaglia).

    S'accosta piano piano:
    ti scopre e ti copre: (Illuminandoti ti scopre però ti ricopre
    mentre ti riveste, ti denuda (dei suoi raggi e mentre ti veste esso
    questo traditore! (Ti denuda mettentodi in mostra).

    E ttu ti lasci bagnare
    da tutto questo calore
    abbandonandoti languida
    sopra le lenzuola.
    Composta sabato 24 luglio 1999
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      Scritta da: Catone appassito

      Democrazia

      Nel mentre me ne stavo nell'ovile,
      mi venne voglia di andare nel cortile.

      Sgaiattolando quasi di stramano.
      Mi allontanai dal gregge piano piano.

      Giunto nell'aia, vidi più di un gallo
      che si beccavano a vicenda, senza stallo;

      e delle oche vociavano cianciose
      dibattendo di tante arcane cose:

      degli asini ragliavano ad oltranza:
      alcuni cani vegliavano a distanza.

      Fidi al padrone e solo a lui devoti,
      più che ad un santo andavano i lor voti.

      Pronti a leccargli sempre piedi e mani
      (di altre parti vi dirò domani),

      si prosternavan davanti a lui giulivi
      scondizzolando con occhi lascivi.

      Quando possente si levò la voce
      di chi ogni giorno è stato messo in croce:

      "Questi galletti dalla cresta rossa
      che sognano, imbecilli, una riscossa,

      mi accusano e mi vogliono caduto...
      a me! Dalle masse il Benvoluto!

      Forza miei prodi! Risolviamo il tutto:
      il vecchio mondo deve andar distrutto.

      Riformiamo Giustizia e Presidenza
      e solo nostra sarà l'ardua sentenza.

      Noi giudicheremo! Le toghe rosse
      cambieranno colore o pur rimosse.

      Le penne stolte ed i corsivi arditi
      saranno dalle pagine banditi;

      e chi nevigherà contro corrente,
      sarà bollato come deficiente.

      La Libertà è bella e va elargita
      e renderà più gaia questa vita!...".

      Un belato continuo ed assordante
      si levò dal gregge in quell'istante.

      E crogiolandosi al suon di tanti "Bee"
      il nostro uomo andò pieno di sé.
      Composta mercoledì 21 ottobre 2009
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