Poesie di Marco Galvagni

Nato lunedì 30 gennaio 1967 a Milano (Italia)

Scritta da: Marco Galvagni

Il più bel dono

Ti scrivo questa lettera senza sigilli
semplicemente perché ti amo
e sei l'unica nel bosco odoroso
dei miei pensieri d'amore,
rivolti solo all'armonia delle tue forme
e all'aura di pura magia che emani accecante.

Sei la rosa scarlatta di quel bosco
e lo profumi e lo accendi di luce
accrescendo ogni giorno il mio desiderio di te:
doni al mio cuore palpiti di passione
ma il dono più bello è solo averti accanto
in giorni profumati d'azzurro.

Giorni che scorrono lieti e felici
come una spumeggiante cascata d'acqua,
prima sottile rivolo, poi ruscello
ed ora gorgheggiante fiume impetuoso
che ci trasporta uniti in una treccia a valle,
verso il limitare dei giorni.

E quando la valle purtroppo sarà silenziosa,
vi scenderemo uniti solcando un verde prato fiorito
dove ci rotoleremo nel tappeto d'erba
non più in passionali amplessi
ma come una sola anima, un'unica idea
che viaggia all'infinito nell'eternità della volta stellata.
Marco Galvagni
Composta sabato 26 settembre 2015
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    Scritta da: Marco Galvagni

    Il sogno più grande

    Sei il sogno più grande mai coltivato
    sin da quando la magia dei tuoi occhi nocciola
    ha rapito il mio cuore un freddo inverno
    e l'immensa luce che emana il tuo volto
    ha abbagliato gli occhi miei ora solo per te:
    solo te esisti nei miei pensieri d'amore.

    E mai per nessun altra ci sarà spazio
    nel bosco incantato della mia mente
    in cui sei canto d'usignoli e profumo di ciclamini.
    Sei il velluto di terra su cui pongo le orme,
    ogni boccata d'aria che respiro,
    l'unica stella che brilla nel mio cielo.
    Marco Galvagni
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      Scritta da: Marco Galvagni

      Noi figli della guerra

      Anni tremanti appesi ad una foglia
      su per il vorticoso dedalo dei sentieri della vita.
      Era il tempo di baci screziati di viole,
      frutto di teneri abbracci e carezze.
      Ora, noi figli della guerra,
      ascoltiamo l'eco dei silenzi dei cuori stranieri
      e, intrisi di tristezza, vaghiamo
      nella luce fatua dell'impervia brughiera
      incendiata da un'acerrima battaglia.
      Poi,
      quando finalmente s'immolerà l'animo nostro
      schiavo della sete amara del potere,
      non saremo più costretti ad annaspare,
      non più naufraghi nelle impervie trincee.
      Scacceremo d'improvviso l'orrore
      con una promessa di pace
      che assumerà l'aspetto, nella nostra oasi di quiete,
      d'oro fuso d'un amore tramato fitto.
      Marco Galvagni
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        Scritta da: Marco Galvagni

        La nave

        Vedi, questa nave è un diario di pensieri
        dove cullati dalle capriole delle onde
        i marinai tendono le gomene,
        i muscoli madidi di sudore,
        rimembrando lidi senza nome, gente senza volto.
        È la nave dei desideri
        fioriti come l'amore
        e poi smorzatisi in un battito d'ali
        prima del meriggio della vita
        nel verdetto freddo come uno schiaffo di neve
        figlio d'un eterno peregrinare.
        Il tepore del focolare
        è un lenzuolo stinto nella memoria
        come il profumo di pane appena sfornato,
        l'odore dell'erba dei campi,
        il sapore dei lamponi e delle more,
        gli acuti gialli dei canarini,
        il caldo abbraccio del letto.
        Avanzano lettere affrancate con filigrane straniere,
        lettere senza sigilli testimoni del tempo smarrito
        inseguendo false chimere
        nel lago dorato dei ricordi
        di mille labbra da baciare:
        gettarle via perché diventino presto cenere
        nel fuoco ardente?
        Marco Galvagni
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          Scritta da: Marco Galvagni

          Cicatrici d'amore

          In punta di piedi m'appari in un sogno
          avvolta in un vestito di seta fine
          risvegliando una ghirlanda di ricordi,
          cicatrici d'amore d'una primavera profumata
          in cui, tra le lenzuola, reggevo la tua mano
          ultimo appiglio del mondo
          e d'afose notti di mezz'estate
          in cui le orme dei nostri passi sulla battigia
          lasciavano una scia di libertà.
          Poi ti rivedo sparire nella nebbia di novembre,
          una densa coltre di panna sui nostri pensieri,
          timbrandomi il lasciapassare della solitudine.
          Fiorisce luce, ed è come se il cuore tremasse
          al suono acuto dell'antica sveglia.
          Aperte le persiane fatiscenti,
          scendo in un dedalo di vie
          lastricate di memoria
          del tempo dell'amore perduto.
          Ora sei la pietra spezzata, l'albero senza radici
          e faccio naufragio nel mare della nostalgia
          con una caravella di ricordi
          tra l'indifferenza dei passanti
          tale al passero che tenta il volo
          ma cade senza destare stupore.
          Marco Galvagni
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