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Scritta da: Silvana Stremiz

Al sonno

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d'ombra
nel ricovero di un divino oblio.
O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.
Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall'alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l'oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    A...

    Se avessi le forme di un bel corpo virile,
    sottili i miei sospiri potrebbero echeggiare,
    come in tornito avorio, al tuo orecchio,
    trovando via al tuo cuore gentile - passione
    bene mi armerebbe all'impresa. Ma, ahimé!
    Non sono il cavaliere che uccide l'avversario,
    corazza non risplende sul mio petto elato,
    né sono l'ingenuo pastore della valle,
    le cui labbra han tremato per occhi di fanciulla.
    Eppure devo delirare per te, dirti più dolce
    delle rose melate dell'Ibla, asperse di rugiada
    così densa che inebria. Ah! tal rugiada mi giova,
    la suggerò, cogliendola, con incanti e magia,
    quando si svela il volto pallido della luna.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Lasciando alcuni amici di prima mattina

      D'oro una penna datemi, e lasciate
      che in limpidi e lontane regioni
      sopra mucchi di fiori io mi distenda;
      portatemi più bianca di una stella
      o di una mano d'angelo inneggiante
      quando fra corde argentee la vedi
      di arpe celesti, un'asse per scrittoio;
      e lasciate lì accanto correr molti
      carri color di perla, vesti rosa,
      e chiome a onda, e vasi di diamante,
      e ali intraviste, e sguardi penetranti.
      Lasciate intanto che la musica erri
      ai miei orecchi d'intorno; e come quella
      ogni cadenza deliziosa tocca,
      lasciate che io scriva un verso pieno
      di molte meraviglie delle sfere,
      splendido al suono: con che altezze in gara
      il mio spirito venne! Nè contento
      è di restare così presto solo.
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