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Scritta da: IGNAZIO AMICO

Sul treno della vita

Corre il treno del mio lungo viaggio,
adesso ha come fretta di arrivare,
di scaricarmi all'ultima stazione.
Vorrei che rallentasse un po' il suo passo
per soffermar lo sguardo tutt'intorno,
per affacciarmi e respirar la vita
e captare sorrisi e ricambiarli,
per riempir le mani di qualcosa.
Quando salivo ero accompagnato
da amorevole gente ch'è poi scesa,
allora il treno avanzava lento
e scalpitava il cuor per arrivare;
nei miei bagagli sogni ad occhi aperti,
dopo le ambizioni, poi gli impegni;
ora solo ricordi porto appresso,
di momenti felici, fortunati,
di volti amici e tenerezze avute,
ma anche delusioni ed amarezze.
Ma domina su tutto l'incertezza
di cosa troverò alla stazione,
e la paura di abbracciare il nulla
mi fa talvolta perder la ragione.
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    Scritta da: IGNAZIO AMICO

    Dove porta la mia strada?

    Per la deserta notte m'incammino
    lungo vicoli oscuri e senza vita,
    errando vado ma non so la meta,
    proseguo e non ho rotta definita.

    Un gatto sonnolento mi accompagna,
    mi segue col suo mesto miagolio,
    un ubriaco ciondolando passa,
    non s'accorge nemmen che ci son io.

    La fioca luce di qualche lampione
    ombre spettrali sull'asfalto traccia,
    ti basta il cigolio di una porta
    che trasalir ti fa e il sangue agghiaccia.

    L'assordante silenzio già t'opprime,
    non sai se ritornare o proseguire
    ma vuoi scoprire ancora senza posa
    dov'è che il tuo cammino va a finire.
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      Scritta da: IGNAZIO AMICO

      A mia figlia

      Ti cullo fra le mie braccia, bimba mia,
      e stringendoti al cuore mi rispecchio
      nei tuoi cerulei occhi ancora incerti,
      estasiato davanti al tuo sorriso.

      Lontani dalla gente, tu e io,
      i nostri cuori l'uno accanto all'altro,
      dimentico di esistere, mi assento,
      per vivere di te e sentirmi eterno,

      perché sempre sarò, finché una goccia
      del sangue nostro dentro le tue vene
      scorrer potrà e vincerò la morte
      per grazia tua, linfa della mia vita.
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        Scritta da: IGNAZIO AMICO

        Il fascino del mare

        La spiaggia ormai è deserta;
        a piedi nudi amo passeggiare
        sulla battigia, là dove l'onda
        increspandosi e con amorevole sussurro
        viene a baciar la riva, lasciando in dono
        qualche conchiglia, un gonfio legnetto,
        delle alghe strappate chissà a quale scoglio.

        Affonda il mio piede nel bagnato arenile,
        un'onda s'affretta a richiuder la ferita,
        in un baleno scompare la mia orma
        ed il geloso mar torna a giocare.

        Ora il sole già basso all'orizzonte,
        il suo purpureo saluto manda al cielo
        ed il mare sembra col suo perenne moto
        voler essere culla al suo dormire
        ed acquieta le onde e fa più dolce il canto.
        Più tardi, l'abbraccio della candida luna
        lo troverà già calmo e le stelle stupite
        lo scintillio del pelago godranno.
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          Scritta da: IGNAZIO AMICO

          La risacca

          Seduto sul mio scoglio
          a pochi passi dalla spiaggia,
          la brezza fra i capelli,
          respirando umida salsedine,
          seguo le onde che una dopo l'altra,
          in un ritmo costante quasi di musica arcana,
          vengono a lambire il sasso,
          inondandolo di candida schiuma,
          per poi ritirarsi a riprender la rincorsa.

          Cullato da quel suono cadenzato,
          incurante degli spruzzi sul viso,
          penso a quanti occhi prima dei miei
          si sono posati su questa azzurra immensità,
          a quanti come me hanno ascoltato
          l'incessante fragorosa risacca,
          hanno sentito questo profumo di alghe,
          persone svanite ormai nel tempo,
          senza più volto, né nome, né ritorno.

          E lui sempre lì, immutabile,
          col suo perpetuo spumeggiante moto,
          con la sua perenne voglia
          di giocare e carezzare il mio masso.
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