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Scritta da: Julie Gensini

Novembre

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile.
È l'estate, fredda, dei morti.
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    Scritta da: Kikka Kiss

    La quercia caduta

    Dov'era l'ombra, or sè la quercia spande
    morta, né più coi turbini tenzona.
    La gente dice: Or vedo: era pur grande!

    Pendono qua e là dalla corona
    i nidietti della primavera.
    Dice la gente: Or vedo: era pur buona!

    Ognuno loda, ognuno taglia.
    A sera ognuno col suo grave fascio va.
    Nell'aria, un pianto... d'una capinera

    che cerca il nido che non troverà.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      La Tovaglia

      Le dicevano: - Bambina!
      Che tu non lasci mai stesa,
      dalla sera alla mattina,
      ma porta dove l'hai presa,
      la tovaglia bianca, appena
      ch'è terminata la cena!
      Bada, che vengono i morti!
      I tristi, i pallidi morti!
      Entrano, ansimano muti.
      Ognuno è tanto mai stanco!
      E si fermano seduti
      la notte intorno a quel bianco.
      Stanno lì sino al domani,
      col capo tra le due mani,
      senza che nulla si senta,
      sotto la lampada spenta. -
      È già grande la bambina:
      la casa regge, e lavora:
      fa il bucato e la cucina,
      fa tutto al modo d'allora.
      Pensa a tutto, ma non pensa
      a sparecchiare la mensa.
      Lascia che vengano i morti,
      i buoni, i poveri morti.
      Oh! la notte nera nera,
      di vento, d'acqua, di neve,
      lascia ch'entrino da sera,
      col loro anelito lieve;
      che alla mensa torno torno
      riposino fino a giorno,
      cercando fatti lontani
      col capo tra le due mani.
      Dalla sera alla mattina,
      cercando cose lontane,
      stanno fissi, a fronte china,
      su qualche bricia di pane,
      e volendo ricordare,
      bevono lagrime amare.
      Oh! non ricordano i morti,
      i cari, i cari suoi morti!
      - Pane, sì... pane si chiama,
      che noi spezzammo concordi:
      ricordate?... È tela, a dama:
      ce n'era tanta: ricordi?...
      Queste?... Queste sono due,
      come le vostre e le tue,
      due nostre lagrime amare
      cadute nel ricordare! -.
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