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Scritta da: Silvana Stremiz

Il Nunzio

Un murmure, un rombo...
Son solo: ho la testa
confusa di tetri
pensieri. Mi desta
quel murmure ai vetri.
Che brontoli, o bombo?
Che nuove mi porti?
E cadono l'ore
giù giù, con un lento
gocciare. Nel cuore
lontane risento
parole di morti...
Che brontoli, o bombo?
Che avviene nel mondo?
Silenzio infinito.
Ma insiste profondo,
solingo smarrito,
quel lugubre rombo.
dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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    Scritta da: Julie Gensini

    Novembre

    Gemmea l'aria, il sole così chiaro
    che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
    e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore...

    Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
    di nere trame segnano il sereno,
    vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno.

    Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
    odi lontano, da giardini ed orti,
    di foglie un cader fragile.
    È l'estate, fredda, dei morti.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il fiume

      Fiume che là specchiasti un casolare
      cò suoi rossi garofani, qua mura
      d'erme castella, e tremula verzura;
      eccoti giunto al fragoroso mare:
      ed ecco i flutti verso te balzare
      su dall'interminabile pianura,
      in larghe file; e nella riva oscura
      questa si frange, e quella in alto appare;
      tituba e croscia. E là, donde tu lieto,
      di sasso in sasso, al piè d'una betulla,
      sgorghi sonoro tra le brevi sponde;
      a un po' d'auretta scricchiola il canneto,
      fruscia il castagno, e forse una fanciulla
      sogna a quell'ombre, al mormorìo dell'onde.
      dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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        Scritta da: Kikka Kiss

        La quercia caduta

        Dov'era l'ombra, or sè la quercia spande
        morta, né più coi turbini tenzona.
        La gente dice: Or vedo: era pur grande!

        Pendono qua e là dalla corona
        i nidietti della primavera.
        Dice la gente: Or vedo: era pur buona!

        Ognuno loda, ognuno taglia.
        A sera ognuno col suo grave fascio va.
        Nell'aria, un pianto... d'una capinera

        che cerca il nido che non troverà.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Le Ciaramelle

          Udii tra il sonno le ciaramelle,
          ho udito un suono di ninne nanne.
          Ci sono in cielo tutte le stelle,
          ci sono i lumi nelle capanne.
          Sono venute dai monti oscuri
          le ciaramelle senza dir niente;
          hanno destata nè suoi tuguri
          tutta la buona povera gente.
          Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
          accende il lume sotto la trave;
          sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
          di cauti passi, di voce grave.
          Le pie lucerne brillano intorno,
          là nella casa, qua su la siepe:
          sembra la terra, prima di giorno,
          un piccoletto grande presepe.
          Nel cielo azzurro tutte le stelle
          paion restare come in attesa;
          ed ecco alzare le ciaramelle
          il loro dolce suono di chiesa;
          suono di chiesa, suono di chiostro,
          suono di casa, suono di culla,
          suono di mamma, suono del nostro
          dolce e passato pianger di nulla.
          O ciaramelle degli anni primi,
          d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
          or che le stelle son là sublimi,
          conscie del nostro breve mistero;
          che non ancora si pensa al pane,
          che non ancora s'accende il fuoco;
          prima del grido delle campane
          fateci dunque piangere un poco.
          Non più di nulla, sì di qualcosa,
          di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
          quel pianto grande che poi riposa,
          quel gran dolore che poi non duole;
          sopra le nuove pene sue vere
          vuol quei singulti senza ragione:
          sul suo martòro, sul suo piacere,
          vuol quelle antiche lagrime buone!
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