Poesie di Gianluca Ambrosino

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Scritta da: Gianluca Ambrosino

Shanghai

Quel poco di verde
pallido splende,
tra i grigi grattaceli
di una metropoli
che divora se stessa.
Una città
che, come chi la governa,
gioca con la propria storia
come un monello
gioca con un gattino
gettandolo da un dirupo.

Una Cina che muore
ogni giorno nello smog,
dove dei templi bubbisti
sembrano usciti da Disneyland
e la tristezza incombe
tra le rose,
di una vecchia ormai stanca
di chiedere sexy massaggi.

Nella città
distrattamente definita
"La prla d'oriente"
ho trovato molta tristezza
imbellettata da Felicità.
Gianluca Ambrosino
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    Scritta da: Gianluca Ambrosino

    Passione

    Come un'arancia,
    dal nettare dolce
    unisco, le mie labbra
    su di una polpa ombrosa
    dal sottile sapore.
    Caldamente
    le mie mani cercano
    quel frutto
    che, proibito scorre
    davanti agli occhi.
    Salvo,
    nella mia mente
    grande si sfalda
    ogni passione.
    Ma stuzzico
    i pensieri con un filo.
    Non rimane che giacere,
    come dopo l'affascinante
    lotta di due corpi,
    con un filo di fiato!
    Gianluca Ambrosino
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      Scritta da: Gianluca Ambrosino
      Densa come l'olio,
      Inaspettata, come certi ospiti.
      Saggia come un folle e
      Potente come una cascata d'acqua,
      Eremita involontaria.
      Ruggente, come una tigre nel deserto,
      Avvolgente come la nebbia
      Zelante oltre ogni ragione
      Ignara, come un bambino.
      Opprimente come l'afa e
      Naturale come l'aria.
      Esagerata, come la Morte!
      Gianluca Ambrosino
      Composta lunedì 4 febbraio 2013
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        Scritta da: Gianluca Ambrosino

        Uno. Nessuno. Centomila. (... ovvero, sogni d'onnipotenza)

        Io
        sono prima di tutto io,
        certo è che
        per qualcuno sono
        un emerito sconosciuto,
        anzi
        ignora persino la mia esistenza!
        Me il bello viene quando
        penso, che
        per mio padre e mia madre
        sono loro figlio,
        per alcuni un fratello,
        per alcuni un cugino, un amico, un vicino

        per altri ancora sono un collega,
        l'amico di un collega
        sono il figlio di mio padre e di mia madre

        sono uno che fa la mia professione
        sono un ex studente
        sono un dottore in scienze politiche
        un paziente d'ospedale
        un padre in attesa di vedere il figlio
        e così via,
        si moltiplicano le mie identità,
        quasi all'infinito

        forse

        è proprio per questo
        strano pensiero
        che qualcuno
        confonde sovente
        le varie identificazioni del suo io
        con l'essere onnipotente!
        Gianluca Ambrosino
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          Scritta da: Gianluca Ambrosino

          La Bufera (canzone non rivoluzionaria)

          Il vento,
          alzò la sua potente bocca
          che a stento,
          riuscimmo a vedere il colore
          delle foglie, volanti
          nel cielo incolore
          dove dei saggi
          o forse dei Santi
          scendevano per dare lezione.

          Ricordo gli stomaci
          di tutti, pesanti,
          ricordo quell'infausto
          magone, non vi erano prìncipi
          a salvare fanciulle
          su di un castello,
          ma solo le briciole
          di un gatto mammone,
          anch'esso spaventato
          da tanta confusione.

          Per tutti pesava un fardello,
          ma il carico
          pareva ad altri destinato,
          ognuno andava avanti
          sentendosi stanco
          del solo fatto
          di essersi lamentato.

          Il pozzo si faceva
          sempre più profondo
          ma al posto dell'acqua,
          salivan lacrime salate,
          e la gente a bocca torta
          si dissetava
          guardava il cielo
          e si disgustava.
          A letto,
          nell'oscurità,
          poi tutto
          passava.

          Ma il giorno
          in agguato, voleva destare
          queste anime arrabbiate
          con il sole,
          troppo lucente da guardare!
          In uno scantinato
          cercavano i ricordi
          e ostentavano ricchezza
          spolverando Tradizioni,
          troppo dolorose
          da abbandonare.

          Il cavallo del cambiamento
          nitriva, spazientito
          sotto un quadro di Gandhi
          che stupito inorridiva,
          e alle loro spalle
          irritato si divertiva.

          Ricordo le armi
          invocate da chi,
          con tasche gonfie,
          si vestiva coprendosi
          di arie tronfie.

          Parlavano di rivoluzione
          e poi morti
          contro morti
          e violenza, contro
          le violente persone.

          Mentre le nuvole
          attorcigliarono il mondo,
          e Socrate morì
          bevendo Coca - Cola,
          il venditore di ombrelli
          si fece tondo tondo.

          Tonda fu pure
          quella colomba che vola
          dalla finestra
          di una piazza, e
          distilla parole
          come oro (finto) in una tazza.

          Ma non una parola
          per il mendicante muto
          che urla ma non parla
          e intanto stringe stretto
          la sua anima, che franca
          vuole farla.

          La codardia,
          nascosta da virtù,
          pose una pietra
          sugli occhi della terrazza
          e volò
          su di una nuvola.

          La gente
          inerme nella piazza,
          salutò l'enorme
          volatile confusione,
          un po' stravolta,
          per l'esperienza persa
          ma cortese,
          stringendosi in sincera comunione,
          gli occhi fissi
          l'un l'altra
          come a non voler perdere
          questa insolita occasione;
          dai propri umani gesti
          iniziò la sola vera
          Rivoluzione!
          Gianluca Ambrosino
          Composta mercoledì 2 gennaio 2013
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