Poesie di Giampiero Iezzi

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Piccola donna

Un tempo era unica la nostra
una famiglia in bella mostra.
Grazie a te! Figlia
che deputi da sempre
evocando contro una madre
addosso a un infelice padre
già malato gli tiri pietre
anelando le tue prospettive
come pretese... aspettative.

Mefistofelica sei...
per i tuoi porci comodi!

Non più è una casa di innocenti
con stupore nel tormento mio,
il ricordo ora della famiglia
è un lamento in una casa di ignoranti.
Sacerdotessa della luna sei lunatica
nel tuo fare hai fatto calpestio dei tuoi cari
ancor di piu un padre lasciato in mezzo ai guai.
Appassito nel corpo dismesso invecchiato
nell'anima asciuga i dolori che a pelle tremano
come i suoi pensieri sotto un pallido sole, tramano
sogni di meteoriche imprese all'ombra delle nuvole,
distratto nel cuore naviga animando falsi di normalità.
Nella vita siamo preda del destino meteora
in tempi diversi schiavi della vendetta che infamia
anche te incauta scelta piccola donna ora,
che dannata è la voglia di riprendermi la dignità
con onestà ti ricordo da te rubata, diffamata,
offesa, sacrificata con un giro di lambada.
Ventre a terra sei una piccola donna straniera
che scappa dalla sua ombra priva d'un orizzonte
senza un futuro stringerai a te le ossa di un padre
venduto meschinamente a quattro soldi per
ricordi squallidi giochi da ludoteca.
Giampiero Iezzi
Composta domenica 18 marzo 2012
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    C'era una volta

    C'era una volta... ad ogni fermata per lui...
    LEI!... pronta da ricordare con una bella preghiera.

    Salve ooh Regina Maria!... Madonna di Dio, son le tue
    quelle voglie di carezze mancate di un'amore rivangato
    sempre convulso da inetti variegato nella vita da insetti
    versata a fiamme e fuoco dagli ingrati loro per virtù bruciato
    di tutto alle armi è stato passato il suo per un poco di buono
    lungo il percorso d'un sfiammato parkinsoniano.

    Mentale il suo viver era disabile tal una lampada ai santi votiva
    accesa con la spersa dignità vera al vento spesa sfumata in carità
    per recitar rosario ballando lambada con onestà in quaresime di pianto.

    Nervoso tra le nubi ricorda i sogni come strali ch'ancora estrae
    dal fosco buio interior quello strillar d'obbligo il tempo nero distrae
    e, incoraggiano li dolori innocenti tra li temporali
    d'incoscenti laser che gli ammalorano sul corpo.

    Dal natio luogo a parte il soffrire speso...
    quando! il venire dell'anima dal cielo verrà
    Giampiero è quello che attende la vita
    per un nuovo avvenire.

    Mah, quanta pena ha da scontare in sofferenza?
    Qualsiasi persona delusa è senza pazienza,
    la pietà umana cerca con affetto l'amore
    perché privo di iniziative, nel corpo incrinato è lui!

    Senza prospettive illuso è ancora nel suo pianto
    diabolico sopravvivere d'eterno invano non è d'umano
    illeso da cascate rumorose sui sassi del destino...

    Lui marmoreo, aspetta e spera di giorno
    in giorno finché la sera, per non spararsi
    nella notte cieca al buio pesto nella quiete surreale
    sfinge trattenuta d'oleosa tristezza, tinge
    di bei colori i disperati solchi sul suo volto,
    in un paesaggio di rughe è nel fato, malocchio
    che ti liquida ooh vita.

    Là, nel ghetto all'aria solitaria torna a smarrirsi la vita
    chiara sospira allo specchio lo sconforto di un volto
    La fine tragica dell'esistenza tutto, s'esalta con
    la mia voglia di morire se, non si può allungare
    la vita vediamo se si può allargare... con la morte
    per non subire mai più.
    Giampiero Iezzi
    Composta giovedì 16 febbraio 2012
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      Nocciole di primavera

      Con il cuore in mano ti scrive la cara anima...
      Caro Dio con nostalgia ti tocca i tuoi puntini sulle "i"
      per capire dei perché sulla vita mia.
      Sai! Qui, ella è un po' scarsa... fa la vitella con i malori
      è un'eterna equazione matematica dei dolori
      poi, da amministrare drammatica con la morte.
      È come un paesaggio in prospettiva che prende, quando
      per altri per quanto rei senza carichi pendenti e,
      senza difficoltà l'hai data bella da vivere alla ennesima potenza...
      Troppo! effettivamente lunga.
      Penosa con breve vita per me com'è?
      Il sistema per altri con più fortuna è gradita!
      Per questo ti scrivo questa prosa d'emozioni
      Mah dov'è il tuo senso di giustizia umana dell'anima
      in questo cuore mio cotto di poesia.
      Il sangue come arteria estorta ossigeno per sopravvivere
      organizzato e incazzato ateo scorre nel giro della droga
      con le palle di natale gira e rigirati s'arriva alla pasqua.
      I sentimenti per la resurrezione sono come
      un mosto vinoso che intonta stona e stronca
      l'amore sorpreso in un mappamondo nel suo
      ritorno nelle vene del mio destino non ristora
      con la mente imprevisti sogna del raggirato vivere
      le ultime scene dell'inverno esistenziale.
      Quella già vissuta sò che è eccellente
      per cercare sicuro tra le poche quella
      vera è l'unica cosa bella... da scegliere!
      Presunta nel tempo sorride ai miei pensieri
      che non pensavo più desiderabili
      perché annoiati sogni, predestinati
      pensavo giochi d'un miserabile ricordo.
      Ogni volta che l'anima torna in me
      son sprite d'emozioni nel corpo tritato
      di dolore nel cuore... alfine c'è felicità.
      Lei è una natura, profumo di donna
      la vita, con lei trotta il dolce soggetto
      spiccato animale per parlare, palpare,
      è un godere dell'amore per un amare
      Mai visto!
      Nell'intierezza succube della sua presenza
      la tristezza s'avvolge felice e contenta,
      d'imput con le arterie sono steli in fiore
      di linfa pieni che toglie la scorza d'alitosi
      velate snervate foglie al verde nuove
      per riassaporare nocciole di primavera
      da una bocca da baciare ancora
      arida di malinconia....
      Sarà tutto un naufragio, la vita mia.
      Questo è il veleno che inquina la mente mia.
      Giampiero Iezzi
      Composta sabato 18 febbraio 2012
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        Notte d'amore

        È Domenica.
        Si rileva nell'aria su di noi testarda
        l'irrequieta malattia ci rende estranei
        quando io le chiedo...

        "Mi aspettavo di sentire questo da te.
        Sapevo che me lo avresti chiesto,
        Giampiero!... con voce dolce... mi cerchi
        Mah!
        tu non Lo sai, di quanto io ne ho voglia
        per offrirti con i sospiri le mie carezze,
        coccole di una donna innamorata di te.
        Per amare ancora del barbi amore
        anche in questo momento brutale
        ch'annoia amaro, in noi,
        barbaramente agro d'eventi
        di più ancor nel mio cuore.
        Il nostro frutto è un dolce di more
        per rinnovare l'amore per vivere
        al meglio la serenità interiore
        quella cancrena, l'amarena della vita."

        Mi disse Rita...

        "Aspettavo di poterti dire quello
        che provo io... Lo sai, non è affatto
        semplice neppure per me e, sono tanto
        disperata per quello che ti sta succedendo!"

        Il tuo corso fai malattia ma, non dire mai che tra
        una goccia che cade e sale di continuo per un'altra
        in me tutto muore... distruggendo dentro qui stai
        deponi odio per grattare rabbia in me che voglio vivere.

        "Parkinson da me, tu stai in usufrutto!"

        Il corpo mente in questua l'anima non c'è testa
        anche se in un botto si soffre in un gogò di emozioni
        l'allegria nella quiete infesta l'aria aleatoria invano della festa
        traveggola l'erba in terra trapezia la poesia s'arma nel cuore del poeta.

        Tutto finisce d'incanto nella sera quella notte d'amore che va via
        ed, io per la vita amando idee resto a sugare la malattia che è solo mia.
        Giampiero Iezzi
        Composta venerdì 10 febbraio 2012
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          Appunto... Signore

          Appunto Signore.
          Questo è il punto del problema da risolvere
          non so capire dove piazzare virgole e punteggiature
          per il futuro del mio domani.

          Non so ma io vorrei vivere in un istante nell'avere
          il dono, malgrado tutto al di là del tempo per sapere,
          anche se il dopo è già vissuto l'imparato da programmare,
          la vita al fine per chi? Sarà offerta Bella!

          Ahimè!

          Pur di corsa nella fretta nulla trapeli di niente se ci è
          concesso viverla la vita eterea sarà liscia fasulla ooh Dio,
          indesiderabilmente vuoti fantasmi in tre Dementi scemi
          per navigate fantasie sui siti internet, saranno i disabili...

          Della letteratura sulla terra poi esclusi
          rimaniamo al limitare come le mele mangiate
          dal paradiso terrestre come un sogno morsicato
          all'occhiello prelibato.

          Sentimenti di gusto al piacere delle emozioni
          con il tono della mia voce ti scrivo cercando
          l'effetto delle parole per dare giusta universalità.

          Al mio dolore arreso all'infinito eterno errore
          del mio vivere questa vita che triste alla noia
          tu non hai nascosto alla morte per le care emozioni.

          Signore!... Ci penso io sensatamente
          per me
          gravando il mio algido amare l'amore.
          Giampiero Iezzi
          Composta martedì 7 febbraio 2012
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