Scritta da: Parolaio

Mia cara

Casetta sorgeva
in sito montano,
il gregge brucava
nel verde del prato,

l'aratro fendeva
i dolci declivi,
la falce abbatteva
le messi dorate;

t'incontrai un bel dì,
giugno era a metà,
di gioia tu colmasti
l'animo mio mesto:

accanto sedemmo
nella fresca radura,
le dita incrociammo
sul far della sera.

Astri splendenti
apparvero in cielo
e... fu l'usignolo
il dolce risveglio.

Di bianco vestita
all'altare ti portai,
amore sincero
ti giurai in eterno.

Il Cielo lo volle:
uniti restammo
tra gioie e dolori,
tra sogni e realtà.
Gerardo Canini
Composta domenica 20 gennaio 2008
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    Scritta da: Parolaio

    Il nucleare

    Di energia fonti pulite
    malvolentieri son seguite,
    si ricorre al nucleare
    senza troppo pensare
    all'immane sciagura
    che sconvolse la natura:
    impressa resta nella memoria
    quella triste pagina di storia
    che racchiude l'orrido delitto
    del secondo mondiale conflitto,
    allorché due soli ordigni
    di pace infransero i bei sogni.
    Anni ed anni son passati
    ed i fantasmi son tornati;
    non è certo una menzogna,
    or si ripete la vergogna:
    il disastro ancor lì evidente
    il sonno toglie a tanta gente.
    Gerardo Canini
    Composta mercoledì 20 aprile 2011
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      Scritta da: Parolaio

      Centocinquantenario

      Quest'evento nazionale
      è di risonanza mondiale,
      ricorrenza assai particolare
      non si può ignorare:
      di ognuno è dovere festeggiare
      della nostra grande Italia
      i centocinquant'anni di unità.
      Dalle Alpi alla Sicilia
      siamo tutti una famiglia:
      italiani siam noi detti,
      ne dobbiamo esser fieri.
      Non si può certo amare
      questi monti e questo mare
      della nostra bella patria
      dal mondo intero ammirata
      se non c'è coesione
      sotto il vessillo tricolore.
      Gerardo Canini
      Composta domenica 13 febbraio 2011
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        Scritta da: Parolaio

        Bufera

        Il cielo è cupo, l'aria pesante;
        rondini in volo rapido,
        radono il suolo riarso.
        Si increspa lo stagno,
        folate di vento improvvise,
        finanche impetuose,
        gli alberi scuotono,
        i rami torcono,
        le foglie strappano.
        Un bagliore accecante,
        un rombo assordante;
        terminano i voli,
        non s'odono canti.
        Ancora un momento,
        poi lampi a raffica;
        il temporale s'abbatte:
        tanta acqua vien giù,
        grossi chicchi di grandine
        rimbalzano qua e là.
        Non c'è mezzo che vada,
        fiumare son le strade;
        il torrente si gonfia,
        gli argini cedono.
        Finisce tutto all'istante:
        il buio svanisce, l'iride appare;
        riprende la vita.
        Gerardo Canini
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