Poesie di Gerardo Canini
Menenio Agrippa
All'Aventino salì Menenio
e un suo apologo narrò
alla plebe ivi adunata:
"Se le mani alla bocca
di portar cibo rifiutano,
il corpo tutto perirà,
pur le mani comprese.
I patrizi sono lo stomaco,
voi plebei siete le mani:
quelli là che sono dritti
da voi traggono profitti,
ma se andranno in rovina
per voi anche sarà la fine.
Lor che sono proprio inetti
sembrano affatto afflitti:
aspettando vostro ritorno
tanto si danno ai bagordi.
Non si può sempre tacere,
anche giusto è il contestare,
però cotanto or può bastare,
da scacciar è la storia nefanda;
da parte si metta ogni fantasia,
con calma andiamo tutti via".
La platea seguì il consiglio,
la plebe scansò il cipiglio
e vèr Roma fè ritorno
a testa bassa meditando
come riaver il posto lasciato.
La situazione non mutò,
ancora il più forte la spuntò;
alle genti restò in retaggio
il sagace monito di Menenio:
sopportar le prepotenze
per evitare complicanze.
- Composta
- mercoledì 22 febbraio 2012
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Robin Hood
Robin Hood sempre diceva:
"Serve qui giustizia vera";
di Sherwood la foresta
ricettava gente mesta
che in Nottingham contea
era come bestia nera
per quel burbero sceriffo
che pensiero aveva fisso
di snidare la "marmaglia"
che celava la boscaglia,
di cui Robin Hood capo
era il più ricercato
per quei suoi scherzetti
a favor dei poveretti:
quasi gioco era per lui
depredar ricchezze altrui
per sfamar i derelitti
ch'eran privi di diritti.
I Robin Hood moderni
hanno istinti differenti:
rubano al mite indigente
per dare al ricco prepotente.
- Composta
- martedì 20 dicembre 2011
La madre
Flebil voce tremolante
il figliolo alla sua madre:
"M'hai portato nel tuo grembo,
m'hai allattato al tuo seno,
dè miei passi sei stata guida
avviandomi alla vita,
tanto altro per me hai fatto,
non so io sdebitarmi affatto!"
- Composta
- giovedì 25 agosto 2011
- Dedica:
- A tutte le mamme del mondo.
- Ha partecipato al concorso
- VIIº concorso letterario internazionale di PensieriParole
Mia cara
Casetta sorgeva
in sito montano,
il gregge brucava
nel verde del prato,
l'aratro fendeva
i dolci declivi,
la falce abbatteva
le messi dorate;
t'incontrai un bel dì,
giugno era a metà,
di gioia tu colmasti
l'animo mio mesto:
accanto sedemmo
nella fresca radura,
le dita incrociammo
sul far della sera.
Astri splendenti
apparvero in cielo
e... fu l'usignolo
il dolce risveglio.
Di bianco vestita
all'altare ti portai,
amore sincero
ti giurai in eterno.
Il Cielo lo volle:
uniti restammo
tra gioie e dolori,
tra sogni e realtà.
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- domenica 20 gennaio 2008
- Dedica:
- A mia moglie Nicolina.
- Ha partecipato al concorso
- VIIº concorso letterario internazionale di PensieriParole
Il nucleare
Di energia fonti pulite
malvolentieri son seguite,
si ricorre al nucleare
senza troppo pensare
all'immane sciagura
che sconvolse la natura:
impressa resta nella memoria
quella triste pagina di storia
che racchiude l'orrido delitto
del secondo mondiale conflitto,
allorché due soli ordigni
di pace infransero i bei sogni.
Anni ed anni son passati
ed i fantasmi son tornati;
non è certo una menzogna,
or si ripete la vergogna:
il disastro ancor lì evidente
il sonno toglie a tanta gente.
- Composta
- mercoledì 20 aprile 2011