Scritta da: Silvana Stremiz
Fra quell'illustre e nobil compagnia
di grazie, che vi fan, conte, immortale,
s'erge più d'altra e vaga stende l'ale
del canto la dolcissima armonia.
Quella in noi ogni acerba cura e ria
può render dolce, e far lieve ogni male;
quella, quand'Euro più fiero l'assale,
può render queto il mar turbato pria.
Il giuoco, il riso, Venere e gli Amori
si veggon l'aere far sereno intorno,
ovunque suoni il dolce accento fuori.
Ed io, potendo far con voi soggiorno,
a l'armonia di quei celesti cori
poco mi curerei di far ritorno.
Gaspara Stampa
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Se d'arder e d'amar io non mi stanco,
    anzi crescermi ognor questo e quel sento,
    e di questo e di quello io non mi pento,
    come Amor sa, che mi sta sempre al fianco,
    onde avien che la speme ognor vien manco,
    da me sparendo come nebbia al vento,
    la speme che 'l mio cor può far contento,
    senza cui non si vive, e non vissi anco?
    Nel mezzo del mio cor spesso mi dice
    un'incognita téma: - O miserella,
    non fia 'l tuo stato gran tempo felice;
    ché fra non molto poria sparir quella
    luce degli occhi tuoi vera beatrice,
    ed ogni gioia tua sparir con ella.
    Gaspara Stampa
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Io son da l'aspettar omai sì stanca,
      sì vinta dal dolor e dal disio,
      per la sì poca fede e molto oblio
      di chi del suo tornar, lassa, mi manca,
      che lei, che 'l mondo impalidisce e 'mbianca
      con la sua falce e dà l'ultimo fio,
      chiamo talor per refrigerio mio,
      sì 'l dolor nel mio petto si rinfranca.
      Ed ella si fa sorda al mio chiamare,
      schernendo i miei pensier fallaci e folli,
      come sta sordo anch'egli al suo tornare.
      Così col pianto, ond'ho gli occhi miei molli,
      fo pietose quest'onde e questo mare;
      ed ei si vive lieto nè suoi colli.
      Gaspara Stampa
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Chi mi darà soccorso a l'ora estrema,
        che verrà morte a trarmi fuor di vita
        tosto, dopo l'acerba dipartita,
        onde fin d'ora il cor paventa e trema?
        Madre e sorella no, perché la téma
        questa e quella a dolersi meco invita,
        e poi per prova omai la lor aita
        non giova a questa doglia alta e suprema.
        E le vostre fidate amiche scorte,
        che di giovarmi avriano sole il come,
        saran lontane in quella altera corte.
        Dunque ì porrò queste terrene some
        senza conforto alcun, se non di morte,
        sospirando e chiamando il vostro nome.
        Gaspara Stampa
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          A che, signor affaticar invano
          per ritrarvi e scolpirvi in marmi o in carte,
          o gli altri c'hanno fama di quest'arte,
          o 'l chiaro Buonaroti o Tiziano,
          se scolpito qual sète aperto e piano
          v'ho nel petto e nel fronte a parte a parte,
          sì che l'imagin d'indi unqua non parte,
          perché siate voi presso o pur lontano?
          Ma forse voi volete esser ritratto
          in sembiante leale e grazioso,
          qual sète a tutti in ogn'opra in ogn'atto;
          dove, lassa, ch'a pena dirvel oso,
          vi porto impresso, qual vi provo in fatto,
          un pochetto incostante e disdegnoso.
          Gaspara Stampa
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