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Scritta da: Silvana Stremiz

Vita e amore a noi due Lesbia

Vita e amore a noi due Lesbia
e ogni acida censura di vecchi
come un soldo bucato gettiamo via.
Il sole che muore rinascerà
ma questa luce nostra fuggitiva
una volta abbattuta, dormiremo
una totale notte senza fine.
Dammi baci cento baci mille baci
e ancora baci cento baci e mille baci!
Le miriadi dei nostri baci
tante saranno che dovremo poi
per non cadere nelle malie
di un invidioso che sappia troppo,
perderne il conto scordare tutto.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Vorrei potere anch'io

    Vorrei potere anch'io
    passero amore dell'amore mio
    divertirmi con te come fa lei
    e sviare le tristezze del mio cuore!
    Il desiderio mio di luce
    con te gioca, ti tiene in seno
    ti vuole sulla punta del ditino
    ti eccita a dargli forti beccate
    e così attratta è da questo suo gioco
    da trovarci sollievo al suo dolore
    al suo terribile fuoco una strana frescura!
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Povero Catullo

      Povero Catullo, smetti di vaneggiare,
      e quello che vedi  perduto, consideralo perduto.
      Brillarono un tempo per te giorni luminosi,
      quando andavi dovunque ti conduceva lei,
      amata da noi quanto non sarà amata mai nessuna.
      Lì allora si facevano quei tanti giochi d'amore,
      che tu volevi e a cui lei non si negava.
      Brillarono davvero per te un tempo giorno luminosi.
      Ora lei non vuole più: Anche tu non volere, benché incapace di dominarti.
      Non correre dietro a chi fugge, e non essere infelice,
      ma con cuore risoluto resisti, non cedere.
      Addio, fanciulla, ormai Catullo resiste,
      non ti verrà a cercare, non pregherà più te che non vuoi;
      ma tu ti dorrai se non sarai cercata.
      Sciagurata, povera te! Che vita ti aspetta?
      Chi verrà da te ora? Chi ti vedrà bella?
      Chi amerai ? Di chi dirai di essere?
      Chi bacerai? A chi morderai le labbra?
      Ma tu , Catullo, resisti, non cedere.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Quegli mi appare esser proprio un dio

        Quegli mi appare esser proprio un dio,
        anzi, se fosse lecito, egli è sopra un dio,
        perché seduto in fronte a te,
        lui se ne sta tranquillo a guardarti e ascoltarti,
        mentre sorridi dolce:
        e invece a me, infelice, svelli del tutto i sentimenti.
        Ché non appena ti vedo, Lesbia, non mi sopravvive un filo di voce.
        Ma s'intorpida la lingua, e una fiamma sottile mi scorre entro le membra,
        le orecchie dentro mi ronzano cupe, e la notte ricopre entrambi i miei lumi.
        Catullo, il tempo libero è la tua rovina, ché troppo ti esalta e ti eccita.
        L'ozio ha distrutto anche re e città un tempo felici.
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