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Le migliori poesie di Gabriele D'Annunzio

Scrittore, poeta, drammaturgo, aviatore, politico e patriota, nato giovedì 12 marzo 1863 a Pescara (Italia), morto martedì 1 marzo 1938 a Gardone Riviera (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Marco Bertazzoli

L'Onda

Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l'antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S'argenta? S'oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l'arme, la forza
del vento l'intacca.
Non dura.
Nasce l'onda fiacca,
sùbito s'ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s'alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s'incurva,
s'alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s'arruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L'onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s'infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l'alga e l'ulva;
s'allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui 'l vento
diè tempra diversa;
l'avversa,
l'assalta, la sormonta,
vi si mesce, s'accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d'iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l'ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce la frutta
ond'ha colmo suo grembo.
Sùbito le balza
il cor, le raggia
il viso d'oro.
Lascia ella il lembo,
s'inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l'acerbo suo tesoro
oblìa nella melode.
E anch'ella si gode
come l'onda, l'asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!

Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.
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    Scritta da: Impenitente

    Sopra un erotik

    Voglio un amore doloroso, lento,
    che lento sia come una lenta morte,
    e senza fine (voglio che più forte
    sia de la morte) e senza mutamento.

    Voglio che senza tregua in un tormento
    occulto sian le nostre anime assorte;
    e un mare sia presso a le nostre porte,
    solo che pianga in un silenzio intento.

    Voglio che sia la torre alta granito,
    ed alta sia così che nel sereno
    sembri attingere il grande astro polare.

    Voglio un letto di porpora, e trovare
    in quell'ombra giacendo su quel seno,
    come in fondo a un sepolcro l'Infinito.
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      Scritta da: Lucia Galasso

      I Pastori

      Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
      Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
      lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
      scendono all'Adriatico selvaggio
      che verde è come i pascoli dei monti.

      Han bevuto profondamente ai fonti
      alpestri, che sapor d'acqua natia
      rimanga né cuori esuli a conforto,
      che lungo illuda la lor sete in via.
      Rinnovato hanno verga d'avellano.

      E vanno pel tratturo antico al piano,
      quasi per un erbal fiume silente,
      su le vestigia degli antichi padri.
      O voce di colui che primamente
      conosce il tremolar della marina!

      Ora lungh'esso il litoral cammina
      La greggia. Senza mutamento è l'aria.
      Il sole imbionda sì la viva lana
      che quasi dalla sabbia non divaria.
      Isciacquio, calpestio, dolci romori.

      Ah perché non son io cò miei pastori?
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Le mani

        Le mani delle donne che incontrammo
        una volta, e nel sogno, e ne la vita:
        oh quelle mani, Anima, quelle dita
        che stringemmo una volta, che sfiorammo
        con le labbra, e nel sogno, e ne la vita!
        Fredde talune, fredde come cose
        morte, di gelo (tutto era perduto):
        o tiepide, parean come un velluto
        che vivesse, parean come le rose:
        rose di qual giardino sconosciuto?
        Ci lasciaron talune una fragranza
        così tenace che per una intera
        notte avemmo nel cuore la primavera;
        e tanto auliva la soligna stanza
        che foresta d'april non più dolce era.
        Da altre, cui forse ardeva il fuoco estremo
        d'uno spirto (ove sei, piccola mano,
        intangibile ormai, che troppo piano
        strinsi? ), venne il rammarico supremo:
        - Tu che m'avesti amato, e non in vano! -
        Da altre venne il desìo, quel violento
        Fulmineo desio che ci percote
        come una sferza; e immaginammo ignote
        lussurie in un'alcova, un morir lento:
        - per quella bocca aver le vene vuote! -
        Altre (o le stesse) furono omicide:
        meravigliose nel tramar l'inganno.
        Tutti gli odor d'Arabia non potranno
        Addolcirle. - Bellissime e infide,
        quanti per voi baciare periranno! -
        Altre (o le stesse), mani alabastrine
        ma più possenti di qualunque spira,
        ci diedero un furor geloso, un'ira
        folle; e pensammo di mozzarle al fine.
        (Nel sogno sta la mutilata, e attira.
        Nel sogno immobilmente eretta vive
        l'atroce donna dalle mani mozze.
        E innanzi a lei rosseggiano due pozze
        di sangue, e le mani entro ancora vive
        sonvi, neppure d'una stilla sozze).
        Ma ben, pari a le mani di Maria,
        altre furono come le ostie sante.
        Brillò su l'anulare il diamante
        né gesti gravi della liturgia?
        E non mai tra i capelli d'un amante.
        Altre, quasi virili, che stringemmo
        forte e a lungo, da noi ogni paura
        fugarono, ogni passione oscura;
        e anelammo a la Gloria, e in noi vedemmo
        illuminarsi l'opera futura.
        Altre ancora ci diedero un profondo
        brivido, quello che non ha l'uguale.
        Noi sentimmo, così, che ne la frale
        palma chiuder potevano esse un mondo
        immenso, e tutto il Bene e tutto il Male:
        Anima, e tutto il Bene e tutto il Male.
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