Poesie di Franco Paolucci

45 anni di attività edilizia, nato lunedì 8 ottobre 1928 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Addio alla salma

Come pietra scolpita mi raggeli.

In fondo a due crateri
le palpebre serrate sull'abisso
del tuo caldo mistero
sono sipari chiusi su voragini
d'una vicenda spenta
in cui specchiavo e riscaldavo l'anima,
e questo incontro non ci dà più storia.

Come impronte di cera consumata
da fiammelle che furono sorrisi,
le cavità del volto tuo riflettono
il silenzio dei ghiacci, e la ferita
tra le tue labbra stinte
ha il pallore azzurrino dei crepacci.

Dove è finito il fuoco tuo? Perché
ti sopravvivo? Perché mai l'unito
viene ora disgiunto; e perché mai
il divino concede il frantumarsi
dei cristalli dell'ere dell'amore?

È sordo il tempio; mute le parole;
lo spirito non ha più batter d'ale;
ed atto di dolore è la carezza.

Ora, tempo scaduto, i nostri baci
son gusci alla deriva, fluttuanti
sul cosmo dei ricordi:
come luci ribelli di memorie
si estinguono in vapori di comete
in lotta con l'oblio,
divorate dal nero della notte.
Franco Paolucci
Composta mercoledì 29 dicembre 2004
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    PREGHIERA

    Creta è il mio cuore
    ed il mio corpo è fango.
    Ma quando
    l'oscurità placidamente a sera
    sulla terra discende
    e, soffice, s'adagia,
    ed il tremulo raggio
    d'una remota stella
    e silenziosa
    al mio sentire apporta
    di vite esterne il tenero messaggio;
    e quando
    il mare a lungo mirando
    con la sua eterna soave melodia
    dolcemente m'invita all'oblio;
    e quando
    l'alta vetta del monte
    e maestosa
    e giorno e notte immobile
    sul quadrante immenso del cielo
    arresta il tempo,
    sento, o Signore,
    perché al mio cuore Tu donasti il palpito
    e, giubilando in seno,
    ti ringrazio.
    Franco Paolucci
    Composta lunedì 31 marzo 1947
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      Terra e cielo

      È casa mia quest’atomo sospeso
      sull’abisso dei vortici del tempo,
      e m’è caro indirizzo
      la sua presenza viva
      nell’incerto vagare delle stelle.

      Mi culla il suo rotare silenzioso
      negli spazi siderei
      là, dove gelo e buio,
      prima che giunga il giorno,
      sono entrambi trafitti
      dai raggi luminosi dell’attesa.

      C’è una luce riflessa nel mio cuore
      donatami dall’alto
      messa lì con l’intento
      di riscaldare il mondo.
      S’agita questa luce nel mio corpo
      come albina straniera
      ansiosa di ricerca.

      Vorrebbe motivarsi
      disperdendo il grigiore delle nebbie
      che s’addensano cupe
      sulle vette amorose della storia,
      ma annaspa soffocata
      dall’altro me, in sé stessa,
      resa cieca ed in ceppi
      dallo stato animale.

      A malapena emerge e trova forza
      di nutrirmi un po’ l’anima
      e, talvolta, in silenzio,
      s’impegna generosa a intiepidire
      la carceriera frigida spirale
      dei miei pensieri.
      Franco Paolucci
      Composta giovedì 6 marzo 2003
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        Tu sola, come luna

        Sull'occhio della mente
        Mi calerà come nebbia
        Un velo leggero;
        s'addenseranno grevi nel profondo
        le larve della memoria;
        l'azzurro ingrigito
        scolorirà le attese e i sospiri del giorno;
        la freschezza d'un fiore
        non basterà più a compensare
        la stasi del presente;
        il buio,
        il buio incipiente,
        m'imbrunirà l'anima
        nelle rughe del tramonto.

        Tu sola, come Luna,
        resterai lassù, piena, nel cielo,
        a conservare la luce,
        a consolarmi
        nella notte del mio svanire.
        Franco Paolucci
        Composta sabato 25 settembre 1999
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          Risveglio

          Dal lieve torpore
          di un sogno di luce,
          da un folto intrecciarsi
          di mille colori
          in forme cangianti
          mi giunge il risveglio.

          Ed ecco mi trovo
          vagante sul mare;
          su un guscio di noce
          stracolmo di reti
          di fitta speranza
          consunte dal tempo.
          Mi sveglio a settanta.

          Riflette lo specchio
          il noto compagno
          scomposto e assonnato.
          Le rughe ordinate
          del volto d'un vecchio
          contornano l'occhio.
          S'affacciano in esso
          le tante memorie...
          Riaffiorano in lacrime
          tutte le storie
          giacenti nel pozzo.

          M'ha dato la Vita
          felice un traguardo:
          mi sveglio a settanta!

          E mentre rifletto
          mi canta nel cuore
          la voce di bimbo
          che calda mi dice:
          ti cullo da sempre,
          torniamo nel letto,
          ritorna a sognare.
          Franco Paolucci
          Composta domenica 30 novembre 1997
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