Questo sito contribuisce alla audience di

Ricordo

Il sole è lontano, e il suo chiarore si attenua, impallidisce, diffonde
l'ultimo bagliore d'agonia per le nuvole che bruciano come fuoco.
Vado per un viale silente, tra aiuole di fiori che agonizzano.
Il sole declina, la, in fondo in fondo, quasi entro il mare,
che si allarga come una sconfinata lamina di fuoco;
mentre le vele passano veloci, e le agili barchette dei pescatori
sembrano colibrì sulle acque.
Poi quel fuoco s'estingue lentamente, e una grave malinconia
grava sul mondo, una malinconia soave, pacata, che mi ricorda
cose lontane, ricordi di dolori sofferti o leniti, ricordanze di vite
che non potrò rivedere più, tutto quello che è irrevocabile, che è
perduto per sempre, che sognavo con l'ardore di un desiderio
intenso e vano, tutto quello che è pianto, mi ritorna allo spirito
in questa suggestione indicibile del tramonto.
E guardo quei navigli, che la dolcezza dell'ora risvegliano,
una pace luminosa si diffonde per le spiagge, per i clivi,
per i casolari, e nel mio animo...
e il mio animo si commuove ai dolci ricordi.
Ricordo:
Mi prendesti per la mano, e ci avviammo per la buia strada;
volevi accompagnarmi via lontano, lontano...
e andammo e andammo, perché tu avevi fretta, non volevi far tardi...
Ricordo:
Cera un fosso pieno di lucciole, tu non avevi no paura
benché la notte fosse oscura.
Tu ogni tanto sospiravi, guardavi la luna, e mi baciavi ma non dicevi niente.
Poi ci fermammo: tu non eri ben persuasa, mi stingesti
forte ed improvvisamente ritornammo verso i lumi delle nostre
case, rifacemmo la via trita.
Oh!... nella mia vita, nell'ore amare, c'è sempre il rimpianto di quel
pentito ritornare, di quel cammino troncato a metà, lungo la buia
strada col fosso pieno di lucciole.
Ora il sole è tramontato, il mio animo è sopraffatto dal mistero
pauroso delle cose; nella mistica serenità di quest'ora esso prova uno
sgomento, un'estasi di memorie e presagi, e le labbra mormorano una preghiera...
e in quella preghiera risogno sogni lontani, tempi lontani...
rivedo un'estate lontana, fiori che più non fioriranno, rivedo il tuo
volto, i tuoi occhi che forse non rivedrò più, e il vento mi porta le tue parole, un poco fioche, parole soave, che non sentirò più.
Composta giovedì 4 marzo 2010
Vota la poesia: Commenta

    La voce della campana

    Lontano... lontano, a volte come una voce affannosa
    come singulto di un'anima in pena,
    a volte come un lieto canto d'amore,
    va... la voce della campana della vicina chiesa.
    Una voce che s'espande per l'alta immensità.
    La sua voce si espande per l'aria nell'alba tranquilla
    sotto i primi raggi del sole, e nel tramonto vermiglio,
    mentre la solitudine si fa cupa e colma di sogni malinconici.
    Ma sempre cari mi sono quei rintocchi,
    che suscitano un'eco profondo nel mio animo.
    Quei rintocchi hanno lo schianto del pianto, o il giubilo del riso,
    il singulto, e la gioia, e talvolta c'invitano a godere dell'immensa
    bellezza dell'universo, e talvolta ci suggeriscono la preghiera...
    e questa voce sempre suggestiva, ci parla al cuore
    in mille modi arcani.
    Essa pare che ci dica il destino dell'uomo,
    come tutto nasca in un fervore di grande speranza,
    e perisca nel più profondo dei misteri.
    Essa pare che ci riveli il sorgere degli ideali,
    e la fine di tutte le cose desiate con tanto ardore.
    Al suono di quella campana amica, quanti ricordi
    mi si destano nella memoria!
    E più volte ascoltando quella voce, pel silenzio delle cose,
    ho sentito una lacrima furtiva sgorgarmi dalle ciglia,
    e scorrermi sul volto.
    Oh!... i bei giorni della puerizia; quando sognavo castelli d'oro
    svaniti a contatto della realtà, lasciando il profumo e il rimpianto.
    Oh!... le belle illusioni fuggite come stormi di uccelli.
    Ascoltavo allora questa stessa voce di campana,
    dalla mia cameretta di studente; socchiudevo gli occhi
    e il suo volto mi appariva come d'incanto:
    Gli occhi azzurri come il cielo, i i capelli che le lambivano il viso,
    il suo corpo era il tramonto in un tocco di campane...
    il suo sorriso... chiaro, come un lieto evento di luce.
    In lei nasceva il segreto del bacio,...
    a ogni rintocco intuivo l'armonia della sua voce...
    era un sospiro segreto del cuore. A suono della campana
    lei scuoteva la testa... accompagnando il din... don... poi alzava
    gli occhi al cielo, sospirava e rientrava.
    Per me quale dolce tormento di piacere e passione.
    Volevo chiamarla.!... dirle io sono qui... guardami...
    ma la bellezza del momento stesso mi tratteneva
    dal distoglierla dal suo dolce incanto.
    Ora quei giorni sono passati e io ne ho solo un vivo ricordo!
    Quante cose d'allora sono cambiate!
    Oggi Lei non l'ho più, quei rintocchi me l'hanno portata via.
    Anche quella stessa voce di campana mi pare
    che sia diventata dolorosa, pare che in essa ci sia una nota
    di rimpianto!
    Suona, o campana, manda la tua voce per l'aria immensa,
    giungi fino a Lei, vola, passa oltre i monti... e chiamala
    e rimandi con gli stessi rintocchi qualche parola di conforto
    di coraggio, e di speranza.
    Composta venerdì 26 febbraio 2010
    Vota la poesia: Commenta