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L'evoluzione della vita

Quando la vita
sulla terra nacque,
fu con le piante
che cominciò a respirare
e l'inerte materia
con il serpente
iniziò a strisciare.
Di poi la vita
sulla scala evolutiva
con le bestie
arrivò ad annusare
e con lo scimpanzè
imparò a camminare,
ma fu con l'uomo
che s'ingegnò a pensare
e, proprio da qui,
la polvere sortì
materia cerebrale.
Solo con Broca, però,
il cervello cominciò
a parlare e d'allor
s'incominciò a localizzare
la funzione corticale
con l'antica struttura
per l'emotivo
e con l'area associativa
per l'intellettivo.
Sarà da questa sede
che la flebile coscienza
si farà sentire
se ormai da tempo,
per afasia sensoriale
in sede temporale,
nessuno l'ascolta più.
E così se un dì,
con ricetta galenica,
lo spirito naturale
si raffinava in vitale
e poi ci vivificava
da spirito animale,
d'ora in avanti, invece,
la fucina epatica,
centrale metabolica,
cuocerà a fuoco lento,
sulla fiammella ipotalamica,
centralina psicosomatica,
la giusta miscela umana.
Va enfatizzata, però,
l'educazione morale
così da pervenire
dalla raffinatezza neuronale
alla purezza della cellula spirituale,
che con il suo amor
ci donerà l'anima
e la polvere di quel lontano dì
per noi sarà un orizzonte di luce.
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    SuperMario, un DNA d'autore

    Le stelle del pallone
    sono Pelè e Maradona
    ma oggi l'astro splendente,
    vero asso vincente,
    è Messi del Barcellona.
    Dall'Olimpo alle nostre vette
    tra lampi, tuoni e saette
    ci fu il genio del golden boy,
    il sinistro di rombo di tuono,
    anche l'urlo di Tardelli
    poi vennero i gemelli,
    perfino un certo Ravanelli,
    ma adesso c'è Balotelli.
    Con un tiro al fulmicotone
    ha impallinato i teutoni,
    mentre con la cresta di gallo,
    novello Apollo,
    impollinerà tante donzelle.
    Sol dei gol v'è certezza...
    se non c'è calcioscommesse,
    oggi la certa paternità
    reclama la prova del dna
    e per troppa libertà
    non c'è patria potestà.
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      Revival letterario

      Con la diva di Omero
      a cantar Achille
      furon le gesta a far scintille,
      di poi con le Muse di Esiodo
      furon gli dei a lanciar faville
      sicché dal mar di Lesbo
      emerse d'incanto
      di una sirena il canto
      con la passione di Saffo
      che ancor i versi incanta,
      finanche Alceo l'amante
      mentre Anacreonte cantor
      con il vino brinda all'amor.
      In volo pindarico siamo
      ad Eschilo, Sofocle ed Euripide
      in cui c'è sol tanta tragedia,
      ma da Erodoto, Tucidite
      e Senofonte inizia pure la storia
      con la mitica scrittura di Platone
      che nell'allievo Aristotele
      divien perfin scientifica.
      Dalla filosofia alla natura
      tra i fiori dei campi
      spuntan gli idilli di Teocrito
      ed è poesia bucolica,
      ma è la cura di Callimaco
      a sublimare la poesia
      con la raffinatezza dell'elegia.
      Qui nasce la poesia latina
      con l'odi et amo di Catullo,
      indi dalla Delia di Tibullo
      alla Cinzia di Properzio,
      dopo la ratio di Lucrezio,
      è ars amatoria con Ovidio
      che gli costa la relegatio
      mentre con il labor limae
      la scrittura di Orazio
      assurge ad ars poetica
      e a noi comuni mortali
      rimane Cicerone
      a tediarci con le versioni.
      Da Omero a Ennio si passa
      dal padre della scrittura
      al pater della letteratura,
      ma è Virgilio a sintetizzar
      la classica cultura,
      dove affonda le sue radici
      la feconda lingua italica
      ispirata dall'eccelso Dante,
      padre nostro terreno.
      E così dal dolce stil novo
      spunta l'italica lingua
      a cantar l'amor per il bello,
      quell'idea in Platone,
      che si spiritualizza in Dante,
      si enfatizza in Petrarca
      e si materializza in Boccaccio.
      Nella sintesi letteraria
      vien adesso il Poliziano,
      raffinato poeta docente
      e professor dè Medici
      poi Bembo, Ariosto e Tasso
      sono la propaggine letteraria
      dell'arte rinascimentale e,
      infin, dal barocco di Marino,
      si vola all'infinito di Leopardi
      nei cui versi è dolce naufragar,
      ma è dei promessi sposi
      che non v'è più traccia e qui,
      a mò di don Abbondio,
      è la morale che si lava le mani.
      A concluder la carrellata
      ecco l'irrequieto Foscolo
      a cui tanto somiglio
      perché in me rivive
      quello spirito vitale
      che anela alla quiete
      dopo una vita in tempesta
      tra perigli e battaglie
      e che in versi enfatizza
      l'amore fraterno.
      Lui ebbe Giovanni,
      giocatore morto a Venezia
      nel fiore degli anni,
      io ho avuto Mario,
      il fior fiore dei giocatori,
      venezian d'adozione,
      che da tempo m'ispira
      per farmi diventar
      autentico scrittore
      ma, tra calcio e carte,
      schedine e casinò,
      penso che mi resterà fama
      di enciclopedico giocatore.
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        Il vagito di mio nipote

        Appena nato
        dal grembo strappato
        ebbi un vagito urlato
        ma poi d'incanto
        in un abbaglio di luce
        mi acquietò una voce.
        Eri tu,
        dolce neonatologa,
        che mi visitavi
        ma tanto mi rivoltavi
        e già tra me pensavo...
        dammi tempo
        e per natio desio,
        appena più grande,
        ti strapazzerò io
        con rime baciate,
        atavica mania
        di fare poesia,
        perché la tua dolcezza
        è un fiore
        che inebria le menti
        e intenerisce i cuori,
        ingelosisce le mamme
        e invaghisce i papà
        ma fa tanto ammattire
        quel brontolone di mio nonno.
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