Poesie di Francesca Pace
Pomeriggio vegetale
In questo pomeriggio alcolico, sintetico e immobile,
m'inquieta un sole
-o forse un'alba, meravigliosa,
come a volte ciò che lo sembra, poi non lo è-.
Mi fotto da me,
cosi che sento lo spleen,
sento l'abbandono,
sento l'angoscia,
sento il sapore vecchio e tormentato del vuoto dentro di me
alla ricerca
sfrenata
di te.
- Riferimento:
- Fottersi, ossia imbrogliarsi, ingannarsi.
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Trouble
Contemplando una strana notte.
Meditando su assenze indefinite di questo presente,
volutamente mi perdo dietro parole sibilline,
mentre ti sento muovere fra queste dita e fra le righe.
Rimani qui ancora un po'.
Spleen
Tu, passione, dolore, rabbia e amore... inibito;
tu, che hai qualcosa dentro di sbagliato ma che ci rende simili;
tu, che estendi il tempo senza che io me ne renda conto;
tu, da maestro sapiente sei entrato nella mia mente confusa e stanca, tormentandola dal solo tuo pensiero;
tu, sublime approfittatore della mia vacuità esistenziale,
mia terapia.
Amore ribelle, mellifluo, malvagio,
mia squallida patologia!
Spleen
Sono stesa e tesa quando arriva.
Seppur mi consente la catarsi dei sensi, si comporta come la peggiore tediosa donna mai esistita,
la notte,
spesso fasulla ed ipocrita
che si barrica dietro al suo mantello di nero e cristallo regale,
dipingendo confusamente barlumi
d'infinite visioni circoscritte.
Spleen
Ci sono pensieri, ricordi, che spariscono quasi fossero lacrime su un viso che il vento asciuga.
Così io stanca d'amare,
sono come il poeta stremato
dal desiderio
incontrastabile
di continuare a scrivere.