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Poesie di Franca Colozzo

Architetto, nato lunedì 30 luglio 1951 a GAETA (LT) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: FRANCA COLOZZO

In fuga dalla notte

S'apre al silenzio,
su arcani sentieri,
la notte.
Vertigini di sonno,
prive di sogni, pesco
nelle lagune del tempo
dove, fantasma spento,
fluttuo in cerca di risposte
che non trovo.

S'apre alle tenebre
delle ore scandite
da lancette virtuali,
ai passi stanchi
di presenze erranti
da altre dimensioni.

Fugge la notte
la mia penna veloce
che la veglia accompagna
e che traccia spirali di luce
nell'attesa dell'alba
e d'un timido raggio di sole.
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    Scritta da: FRANCA COLOZZO

    Lettera a Giulio Regeni

    Gocce disperse
    di sogni cristallizzati,
    forse mai nati
    sulle sponde di ieri,
    diaspore di pensieri
    nella mente affastellati
    frugo e non trovo
    e cerco invano
    giustizia per chi
    all'arbitrio del tempo
    il suo corpo spento
    lascia al silenzio
    d'uomini ignavi.

    E tu, Giulio, che
    brancoli nel buio
    di tenebre oscure
    senza giustizia,
    tu sai e taci,
    muta presenza
    nei ricordi cari
    o in chi insegue
    il tuo sentiero,
    aspro di pace,
    dove volti mendaci
    ti copron di torture.

    Il tuo sguardo
    appare lucido e franco
    sui sentieri a rischiarar
    l'ingiuria della vita
    e sol chi t'ama
    vede in fondo una luce,
    sfocata e lontana
    in fondo a un pozzo
    di menzogne truce.

    Giovane guerriero,
    non cedere alla sorte dell'oblio
    or che il mondo infame
    chiude gli occhi e non vede,
    perché non vuole,
    sangue e morte
    e della Siria il grido
    verso il cielo
    a un Dio sordo
    e muto come
    noi esseri mortali.
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      Scritta da: FRANCA COLOZZO

      In marcia

      In marcia con lacere scarpe
      e piedi piagati, al proprio fato
      delusi e abbandonati.

      Donne e bambini,
      vecchi e malati,
      avanzano senza fiato.

      In marcia van
      verso l'illusoria meta
      dall'Europa tracciata.

      Era come un faro
      falso di luce,
      effimero e non vero.

      Copia brutta e sbiadita
      di Lampedusa,
      piccola isola amica.

      In chi marcia,
      deserto or è nel cuore
      senza trovar sosta e pace.

      Europa, smorta di memoria,
      braccia conserte tieni
      e muri elevi ancora.

      Seminasti odio e serri
      or gli occhi orbi
      alla vergogna della gogna.
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        Scritta da: FRANCA COLOZZO

        Strage d'innocenti

        Dei barconi la strage fa vittime innocenti,
        mentre noi guardiamo cinici e indifferenti,
        tra i riti consumistici d'un misero Natale,
        che non dona felicità né gioia d'amare.

        Nei giorni precedenti le feste il cristiano
        crede d'esser misericordioso e umano,
        che il Giubileo l'ha reso ancor più buono
        e che certo l'attenderà di Dio il perdono.

        Poi se un musulmano indifeso affoga
        l'ipocrita piange un po', poi si consola
        ché in fondo Dio l'ha voluto castigare
        d'essere un infedele e può perire in mare.

        Questo è il ritornello d'ogni ora:
        c'è chi piange e non si rincuora
        d'aver lasciato la sua terra avita
        d'essere in fuga senza via d'uscita.

        E mentre il falso ipocrita tien banco
        sui mass media tuona e si fa vanto
        d'essere il paladino dei migranti,
        altri ancor in mar muoiono affranti.

        Della mendace Europa ecco la giostra
        che gira invan senza trovar risposta,
        ecco l'inferno di sventurati in rotta
        e l'ecatombe d'infanti senza sosta.
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          Scritta da: FRANCA COLOZZO

          In morte di Diana

          In un giorno radioso
          passasti all'improvviso,
          al male tenebroso
          lasciasti il bel sorriso.

          Quel giorno luminoso
          affidasti al mare
          insieme al tuo sposo,
          mai stanca tu d'amare.

          La gioia già passata
          riaffiora alla memoria
          tra l'onda immacolata,
          rupi e d'alghe moria.

          Insenature e anse,
          rapite ad osservare,
          l'aria tua spensierata
          a fianco dell'amato.

          Mentre ignara bevevi
          dal calice del tempo,
          il filo della vita
          Atropo recideva.

          Serena allegria,
          o creatura solare,
          davanti a te spandevi
          per armonia afferrare.

          Nel ghiaccio or della morte
          di cui schivi l'abbraccio,
          canti l'inno alla vita
          più forte a lui in braccio.
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