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Scritta da: sintagma
La carezza profonda delle cose,
la voce tua
di ambra e perla,
miele caldo nell'arido
fiume
del mio sangue di
sabbia,
mancano
come la parola
"mamma"
sulle labbra
dell'orfano.
Lo spazio tra me
e le mie braccia, dove
sì imprimeva l'orma
del tuo grave passo,
si dilata all'infinito.
La tua assenza
pesa,
amore mio,
come il cielo grigio
sulla testa di chi cerca la primavera,
come il tempo che ci negò
il tempo
come l'aurora che non
condividemmo
come il vino che
non ti offrii
come le parole
che non ti donai,
perché un crudele amore
pose la sua mano spietata
sulla mia bocca e mi impose
di tacere mentre mi ubriacava
di meraviglia.
Invano afferro le tue dita
di creta che si sgretolano.
Frana la terra sotto il mio
passo perduto,
pensando che è follia
dimenticarti,
amore,
desiderando di chiuderti gli occhi
con due baci,
come se tu fossi terra
ed io brezza,
come se fossero fiori di mandorla
i miei due baci
e tu il ramo desideroso
di primavera.
Composta venerdì 19 febbraio 2010
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    Scritta da: sintagma
    Fiore
    dolce fiore
    fiore
    dai petali
    di vento
    fiore di porpora
    e stami
    d'argento
    fiore
    umile
    fiore
    alto
    fiore mio
    irraggiungibile
    fiore
    d'incanto...
    Povero fiore
    travolto dalla
    bufera!
    Fiore che
    dispera
    dispera...
    La mia mano ti
    accarezza
    ma non
    ti coglie
    leggera come
    la brezza
    delicata come
    le foglie
    la mia mano piccola
    di bimba e di fanciulla
    la mia mano
    amore
    la mia mano
    la mia mano
    ti culla.
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      Scritta da: sintagma
      Certi amori sono
      figli ripudiati:
      partoriti al buio,
      per terra,
      da madri
      con le mani legate
      e una benda
      sulla bocca per
      soffocare
      le grida.
      Restano
      per terra,
      in una pozza di sangue di placenta
      e amnios,
      luridi di sangue di placenta
      e amnios,
      dentro una culla
      di sangue di placenta
      e amnios,
      coi pugni
      mobili
      contro il buio a
      urlare
      perché
      nacquero soltanto per
      morire.
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        Scritta da: sintagma

        Sogno

        Sei arrivata da me su un carro pieno di sonagli,
        carico dei frutti più polposi della terra.
        C'erano le fragole di maggio, il ribes schietto,
        le piccole more cresciute dolcissime
        timide tra cespugli di spine.
        E c'era l'uva nera. E tu eri nel mezzo.
        Col piede nudo calpestando le frutta,
        immersa in quel sangue aromatico
        di terra, tendevi verso me le
        mani aperte, perché da quel
        bulbo di carne io potessi bere.
        Sei arrivata da me come un vento d'oriente
        speziato di cedro e di cannella,
        corteccia di mirra,
        miele di zenzero,
        bronzo d'Egitto,
        caldo seno d'odalisca,
        vapore di samovar.
        Sei arrivata da me, giusto
        il tempo di capire,
        che nient'altro eri
        che il sogno ad occhi aperti
        di un'intensa notte d'estate
        brillante di stelle.
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          Scritta da: sintagma

          Ode alla mia sultana

          Quando il buon Dio
          creò l'universo
          mise il cuore nel palmo
          e rimase a guardarlo palpitare
          in silenzio.
          Poi il buon Dio
          racchiuse tutto
          l'universo in
          un uovo
          prese la mia sultana
          e glielo mise nel petto.
          Così ogni volta che
          la mia sultana
          ama
          si schiude l'universo come
          in quel primo giorno
          in cui fu creato
          il tempo
          il sole
          il cielo
          le stelle
          la luna
          il fiore e
          la mia sultana.
          Che è la prima
          di tutte le donne
          non perché nacque
          prima di tutte le donne
          prima perfino a Eva
          ma perché tutte le donne
          contiene
          nel grembo
          perché la mia sultana
          è madre
          è terra
          è un fiume di lava
          che tutto travolge
          che tutto fonde
          che avanza lento e
          infuocato
          che vuoi
          toccare ma
          le mani da
          preservare
          sono un ostacolo
          funesto
          funesto.
          La mia sultana sta
          ai piedi della croce
          con gli occhi più
          appassionati
          della terra
          raccoglie le lagrime
          di Gesù che
          muore e
          non si accorge
          di me
          che tolgo
          la corona
          di spine.
          La mia sultana è
          un pettirosso sulla
          spalla di un
          poeta
          un colibrì ch beve
          nettare
          da un fiore
          un'abbazia
          imponente
          in cima a
          un monte.
          Percorro l'erta
          arrancando
          e mi sorprende
          il profumo
          dell'estate
          che è il profumo
          della mia
          sultana
          odore di
          ginestra
          odore di
          roccia
          odore di erba
          selvatica cresciuta
          tra le rocce.
          Come un asino
          procedo
          in silenzio
          col capo
          chino.
          E nel mio sogno
          d'amore
          senza fine
          porto
          la mia sultana
          sulla groppa
          con un fascio
          di rose
          tra le braccia e
          una corona di
          ciliegio
          intorno alle
          tempie.
          E la mia sultana
          è sultana
          tra i fiori.
          E si schiude
          il mio cuore
          come quel primo
          giorno in cui
          fu creato
          il tempo
          il sole
          il cielo
          le stelle
          la luna
          il fiore e
          la mia sultana.
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