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Scritta da: Enzo Di Maio

Dove sono andati i fiori?

Chissà dove son finiti i giorni belli,
dove saranno le mie giovanili certezze
e gli atteggiamenti ribelli,
le notti passate sotto le stelle
in compagnia di un fuoco e una chitarra
a suonar le canzoni più belle.

Dove sarà finito quel mondo
che pensavamo aver cambiato
e che ora ci troviamo peggiorato.

Che fine avran fatto i miei jeans sdruciti
le mie camice floreali e gli spinelli.
Dov'è la mia cinquecento,
dove sono gli amici di quei tempo incerto,
dove sono le proteste,
la lotta dura senza paura,
che ci vedeva fieri in piazza
dove eravamo cento e cento volte cento.

Cosa è mai successo ora
a questa nostra gioventù che sembra vuota,
nata stanca, che non sà cosa vuol dir rivolta
e dal loro viso
è scomparso anche il sorriso.

Quale sarà il loro futuro in questa povera nazione
stuprata dalla globalizzazione.
Non esistono più certezze
ma solo tragiche amarezze.
Non esiste più la vita,
se ne è andata, è finita.
Ora non c'è più il richiamo del dissenso,
la voglia di gridare basta
e riprendersi la dignita' di una volta.

La bandiera è ammainata,
ci ritroviamo in tanti, ma come soli,
estranei dalla lotta
e in balia di troppi figli di mignotta.
Composta sabato 30 novembre 2013
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    Scritta da: Enzo Di Maio

    Media "Manzi" 3^ d

    Quanri ricordi porta su il passato
    per colpa di un vecchio diario ritrovato.
    Jacovitti era firmato, se non lo avevi
    potevi considerarti uno sfigato.

    Jacovitti, un nome assai famoso,
    era il disegnatore del "Il Vittorioso".
    Dentro c'erano vignette, consigli
    e barzellette.
    Ancora oggi le ricordo quasi tutte.

    Scuola Media "Manzi" 3^ D,
    sezione non proprio benvoluta,
    da tutti gli altri era temuta.
    Ultimo piano, in fondo ad un corridoio stretto,
    dopo di noi c'era solo il tetto.

    Ci avevano isolati, non tanto per punizione
    ma per assicurare agli altri
    la giusta protezione.

    Quanto tempo ormai è passato,
    ma tutto è chiaro in mente,
    come fosse appena vissuto.

    Silvio, Mario, Piero, Giordano,
    quel matto del Savini e poi il Fumini,
    che parlava strano, era Ternano.
    E le ragazze, Anna, Patrizia, Anna Maria,
    Ornella e poi Daniela, senza far torto alle altre
    certamente la più bella.

    In tutti suscitava pensieri ed emozioni
    ed è pensando a lei che, nel chiuso del tuo io
    partivano le prime e sempre più frequenti
    masturbazioni.

    Nello studio non è che fossi un gran portento,
    forse un po' scarso e, alle versioni di latino,
    salando, preferivo sempre il biliardino.

    Un giorno fui anche espulso,
    fù una cosa ingiusta e deprimente poiché,
    ancor oggi lo giuro, ero innocente.

    "Leggi la poesia a pagina trentotto",
    ed io, sicuro, inzio e, ad alta voce declamo:
    "Il beccamorto".

    Esplose tutta la classe in un sol boato,
    una gran risata che arrivo sino al vicino porto.
    Solo la Prof. non rideva ma, rossa e paonazza,
    strillava e urlava come una pazza.

    Evidentemente qualcosa era andata storta
    tanto che mi ritrovai fuori dalla porta.
    Solo dopo seppi che un poeta idiota
    aveva inteso declamar versi in onor di un frutto
    che sembra si usi per far profumi
    e grattugiarne la buccia sul risotto.
    Il nome era "bergamotto".

    Fatto sta che tutto fu preso
    come una bravata e, a casa,
    rischiai pure qualche mazzata.

    Ora tutto è diverso,
    è passato tanto tempo
    e il mondo sembra falso,
    anche l'amore tra ragazzi ha cambiato nome.
    Ora si chiama semplicemente sesso.

    Francamente non scambierei con loro
    un sol momento.
    Ciò che provano loro è solo un fatuo godimento.
    Gli manca una cosa basilare.
    Il vecchio caro sentimento.
    Composta martedì 19 novembre 2013
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      Scritta da: Enzo Di Maio

      Trallallero Trallallà

      Trallallero trallallà
      come è bella sta città
      ando due se sò accordati
      pe rubbà come addannati.

      Trallallero trallallà
      e il suo popolo che fà?
      Vive bene, e assai contento,
      circondato dar cemento

      Trallallero Trallallà
      qui er lavoro nun ce stà.
      Che ce frega, che ce importa.
      puro che nun famo gnente
      passeggiamo allegramente.

      Trallallero trallallà
      l'aria nun se po' più respirà,
      ce stà fumo a propusione
      provocato dar carbone.
      Stà tranquillo n'cè pensà
      tanto poco hai da campà.

      Trallallero trallallà
      a qui er Natale nun ce stà
      ed invece di dicembre
      festeggiamo er due novembre.

      E pe giunge a conclusione
      me sò rotto le pistone.

      "Scusa ma nun era mejo chiude con cojoni?"
      E tu chi sei?
      "Io sò er popolo"
      Ah ecco, bravo, proprio a te pensavo,
      in materia de cojoni,
      ma nun me venivi in mente. (enzo di maio)
      Composta sabato 16 novembre 2013
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        Scritta da: Enzo Di Maio

        Me butterei de sotto

        'Mortacci come sò ridotto
        c'ho na faccia che sembro un morto
        e quasi quasi me butterei de sotto.

        Sò stato n'inbecille e me ne pento,
        pensà che me sentivo puro fortunato,
        mo maledico quanno t'ho incontrato.

        Er giorno dopo che t'ho sposato
        già me sarebbe impiccato.
        Prima de di de sì eri na fata,
        na donna ricca e de successo,
        nemmeno l'hai pronunciato,

        mortacci tua,
        sei diventata un cesso.

        Peserai ducento chili
        e pe nun fà sbragà er letto
        c'ho messo du bandoni
        e l'ho riempiti de mattoni.

        "Amò stò a dieta, guarda,
        stasera solo na verdurina."
        Na verdurina?
        ma che me pij per culo?
        quella che te stai a magnà
        me pare tanto na collina.
        Sta attenta quanno vai ar cesso
        sennò butti fori na slavina.

        E mò che uscimo
        nun te mette quer vestito
        a strisce rosso e bianco,
        ha sentito ieri er ragazzino
        che te stava accanto?
        "A ma, guarda,
        è arrivato er circo.

        Nemmeno te posso lascià,
        se tu che c'hai er quatrino,
        tocca tenemmelo sto magazzino.

        Manco posso aspirà a n'eredità,
        conoscenno tu madre
        sò già che t'avrà detto:
        " er tu marito sarà puro
        un ber ragazzo ma adè no stronzo,
        e s'attacca ar cazzo". (enzo di maio.
        Composta venerdì 15 novembre 2013
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          Scritta da: Enzo Di Maio

          Ricordami com'ero

          Ricordami come ero, ti prego,
          e cancella quelle lacrime dal volto,
          non è ancora giunto quel momento
          e a vederti così
          mi fai un gran torto.

          Mostrami ancora e sempre
          il tuo sorriso,
          quello che ti ha donato
          il paradiso.
          Quello che mi ha colpito
          sin dal primo istante
          e chi mi ha fatto innamorare,
          perdutamente.

          Ricordami come ero, ti prego,
          e non come son ora.
          La vita è solo una parentesi,
          non dura.
          C'è qualcosa di più importante,
          che và oltre.
          Un giorno ci ritroveremo,
          sarà per sempre.
          e non ci lasceremo più
          un solo istante.

          Tu sei me, come io son te.
          Siamo come una sorgente,
          dove sgorga amore.
          Continuamente.
          Composta mercoledì 13 novembre 2013
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