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Scritta da: Enzo Di Maio

Buon Natale, e ricordateve de Oreste!

Buon Natale, bella gente,
buon Natale e buone feste.

Buon Natale ai piccoli e ai piu grandi,
agli onesti e pure ai disonesti.
Buon Natale a chi lavora
e a chi è disoccupato, che è pure fortunato
perché potrà festeggià senza esse disturbato.

Buon Natale ai ricchi,
che festeggeranno con cene,
botti e gran sollazzo,
e a tutti i poveracci
che s'accontenteranno de du palle
e come ar solito s'attacheranno ar cazzo.

Buon Natale ai giudici cretini
che mannino in vacanza l'assassini
e a chi se fuma no spinello
lo chiudino dentro
e buttano via la chiave der cancello.

Buon Natale ai banchieri
e a tutti i grandi finanzieri.
Spero che je tocchi un gran cenone
ma che sia per loro l'urtimo boccone.

Buon Natale a chi sto popolo governa
e jà fatto un culo come na capanna.
Puro a loro rivolgo un sentimento:
che jè crolli addosso tutto er Parlamento.

Buon Natale, e ricordateve de Oreste!

Chi è Oreste?
Nun lo sò, pero faceva rima.
Composta venerdì 20 dicembre 2013
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    Scritta da: Enzo Di Maio

    Madiba

    Ma l'anima c'è,
    l'anima rimane, è immortale.
    Ti indicherà' la via,
    ti ricorderà' chi ero,
    perché' ero e perché c'ero.

    Ti rammenterà' le mie sofferenze,
    la libertà' perduta per il bene della gente.
    La mia anima sarà per te
    uno specchio.
    Vi vedrai che la vita è un rischio.

    Ti ricorderà' le mie parole
    e perché' e normale sacrificar
    se stessi per un ideale.

    Liberare un popolo che soffre.
    Oppresso da ogni male.
    Composta venerdì 6 dicembre 2013
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      Scritta da: Enzo Di Maio

      La finestra de Marìca

      Me ricordo, ragazzetto, la domenica matina,
      quanno s'annava a messa,
      e pe fa la comunione
      dovevi sottopotte a confessione.

      Sta cosa, a di la verità,
      mà sempre disturbato.
      Nun m'annava de raccontà
      li cazzi mia ar curato.

      L'imbarazzo poi saliva
      quanno jè dovevì di:
      "me sò toccato."
      Dopo avè finito tutta la litania:
      "Padre, ho solato mille lire a mamma mia,
      me sò fregato un maritozzo e un pasticcino"
      de botto jè dicevo: "e poi, vabbe,
      me sò puro masturbato un pochettino"

      "Nun se fà, è peccato" diceva serio er prelato,
      "ricordate che Dio te vede, la sera, la notte
      e puro la matina e poi, quante vorte
      l'hai fatta sta manfrina?"

      "Padre, de sicuro nun ricordo
      ma, nell'intera settimana, armeno na trentina".
      "Santo Dio, questo nun solo è un gran peccato
      ma rischi puro de rimanè cecato"

      Dopo la dovuta penitenza,
      na cosa me frullava pe la testa:
      "ma co tutto sto casino che c'è in tera
      Dio se dovrebbe dà da fà, eppuro in fretta,
      possibile che stà sempre attento a me
      pe vedè se me sparo na pugnetta?"

      E poi c'avevo puro na scusante,
      na tentazione assai costante.
      La finestra della stanza mia
      era proprio de faccia a quella de Marica
      che, tacci sua, era proprio na gran fica.
      Pe me era na manna,
      stava sempre gnuda
      proprio come l'aveva fatta mamma.

      Tante vorte me dicevo: "ce dò un tajo"
      de profilo sembravo un fojo, lungo lungo
      e fino fino.
      Mi madre la matina me ingozzava d' ovomaltina.

      Ma la serranda mia è sempre stata rotta,
      avoja a di basta, appena arzavi n'occhio, tac,
      s'arzava l'asta.

      Alla fine la famja sé trasferita,
      ar posto suo mo c'era na vecchia,
      poraccia, dormiva cor cappotto
      ed era tutta raggrinzita.

      De sicuro dopo un po' me sò ingrassato
      però è stato proprio una gran peccato
      pe n'ber po' nun me sò manco più affacciato.

      L'ho rivista dopo ott'anni Marica,
      era sempre bòna, sortanto un po' sfiorita.
      L'ho salutata, ma dato un bacio su na guancia
      e all'orecchio mà sussurato:
      "a bello te lo tocchi più er pisello?

      Sò rimasto come un fesso, quasi imbarsamato
      e cor cervello che s'enterrogava:
      " cazzo ma questa me guardava! " (enzo di maio)
      Composta mercoledì 4 dicembre 2013
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        Scritta da: Enzo Di Maio

        Dove sono andati i fiori?

        Chissà dove son finiti i giorni belli,
        dove saranno le mie giovanili certezze
        e gli atteggiamenti ribelli,
        le notti passate sotto le stelle
        in compagnia di un fuoco e una chitarra
        a suonar le canzoni più belle.

        Dove sarà finito quel mondo
        che pensavamo aver cambiato
        e che ora ci troviamo peggiorato.

        Che fine avran fatto i miei jeans sdruciti
        le mie camice floreali e gli spinelli.
        Dov'è la mia cinquecento,
        dove sono gli amici di quei tempo incerto,
        dove sono le proteste,
        la lotta dura senza paura,
        che ci vedeva fieri in piazza
        dove eravamo cento e cento volte cento.

        Cosa è mai successo ora
        a questa nostra gioventù che sembra vuota,
        nata stanca, che non sà cosa vuol dir rivolta
        e dal loro viso
        è scomparso anche il sorriso.

        Quale sarà il loro futuro in questa povera nazione
        stuprata dalla globalizzazione.
        Non esistono più certezze
        ma solo tragiche amarezze.
        Non esiste più la vita,
        se ne è andata, è finita.
        Ora non c'è più il richiamo del dissenso,
        la voglia di gridare basta
        e riprendersi la dignita' di una volta.

        La bandiera è ammainata,
        ci ritroviamo in tanti, ma come soli,
        estranei dalla lotta
        e in balia di troppi figli di mignotta.
        Composta sabato 30 novembre 2013
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          Scritta da: Enzo Di Maio

          Media "Manzi" 3^ d

          Quanri ricordi porta su il passato
          per colpa di un vecchio diario ritrovato.
          Jacovitti era firmato, se non lo avevi
          potevi considerarti uno sfigato.

          Jacovitti, un nome assai famoso,
          era il disegnatore del "Il Vittorioso".
          Dentro c'erano vignette, consigli
          e barzellette.
          Ancora oggi le ricordo quasi tutte.

          Scuola Media "Manzi" 3^ D,
          sezione non proprio benvoluta,
          da tutti gli altri era temuta.
          Ultimo piano, in fondo ad un corridoio stretto,
          dopo di noi c'era solo il tetto.

          Ci avevano isolati, non tanto per punizione
          ma per assicurare agli altri
          la giusta protezione.

          Quanto tempo ormai è passato,
          ma tutto è chiaro in mente,
          come fosse appena vissuto.

          Silvio, Mario, Piero, Giordano,
          quel matto del Savini e poi il Fumini,
          che parlava strano, era Ternano.
          E le ragazze, Anna, Patrizia, Anna Maria,
          Ornella e poi Daniela, senza far torto alle altre
          certamente la più bella.

          In tutti suscitava pensieri ed emozioni
          ed è pensando a lei che, nel chiuso del tuo io
          partivano le prime e sempre più frequenti
          masturbazioni.

          Nello studio non è che fossi un gran portento,
          forse un po' scarso e, alle versioni di latino,
          salando, preferivo sempre il biliardino.

          Un giorno fui anche espulso,
          fù una cosa ingiusta e deprimente poiché,
          ancor oggi lo giuro, ero innocente.

          "Leggi la poesia a pagina trentotto",
          ed io, sicuro, inzio e, ad alta voce declamo:
          "Il beccamorto".

          Esplose tutta la classe in un sol boato,
          una gran risata che arrivo sino al vicino porto.
          Solo la Prof. non rideva ma, rossa e paonazza,
          strillava e urlava come una pazza.

          Evidentemente qualcosa era andata storta
          tanto che mi ritrovai fuori dalla porta.
          Solo dopo seppi che un poeta idiota
          aveva inteso declamar versi in onor di un frutto
          che sembra si usi per far profumi
          e grattugiarne la buccia sul risotto.
          Il nome era "bergamotto".

          Fatto sta che tutto fu preso
          come una bravata e, a casa,
          rischiai pure qualche mazzata.

          Ora tutto è diverso,
          è passato tanto tempo
          e il mondo sembra falso,
          anche l'amore tra ragazzi ha cambiato nome.
          Ora si chiama semplicemente sesso.

          Francamente non scambierei con loro
          un sol momento.
          Ciò che provano loro è solo un fatuo godimento.
          Gli manca una cosa basilare.
          Il vecchio caro sentimento.
          Composta martedì 19 novembre 2013
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