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Poesie di Duilio Martino

Impiegato, nato a FRAINE (CH) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Duilio MARTINO

Abruzzi... i monti ed il mare

Massicci e le profonde gole scavate,
tratturi arditi, squarci che secolari,
son madidi sudari d'aspre vallate,
eterne segnature già leggendarie.

Da indomite tribù di terre Sannite,
temibili briganti, genti efferate,
il grido scuote i miei monti impoveriti
turbando le coscienze meno assonnate.

La vivace e sorgiva acqua da sui monti
è giunta sull'adriatico litorale
or sosta stanca tra le globali sponde
quietata e poi confusa dall'aspro sale.

Non voglio udire quel fraudolento amico
il patto secolare non fu onorato,
ridare alla sorgente il suo fluido antico
da nuvole e dal vento l'aiuto dato.

Trafitto dai frammenti dei mille inganni
il vento sulle cime mi condurrà
e giunto in quota alla fine dei miei anni
sfiorar le amate vette in eternità.
Composta sabato 17 luglio 2010
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    Scritta da: Duilio MARTINO

    L'indifferenza

    È steso il nebuloso e gelido velo
    sui miei anni sudati e combattuti,
    quei miei vissuti, mossi da ideali,
    ambìti desideri, sono muti.

    Li copre del suo manto indifferenza,
    silenzio e solitudine acute spine.
    In sguardi proiettati al nuovo sole
    riflessi freschi son sordi al declino.

    Non ho dardi per battermi col destino;
    scalfir non possono scudo così duro,
    i miei persieri utopici e marginali,
    d'amorfi ragionieri del futuro.

    La carne offuscherà anime quasi spente,
    l'albore sbiadirà poetiche lune;
    la madre, la mia terra, il sentimento,
    le mute polveri delle aride dune.
    Composta sabato 19 febbraio 2011
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      Scritta da: Duilio MARTINO

      Ellis Island

      Sul viso spento brillano due lacrime,
      preziose le reliquie del saluto,
      un bere fiele quel dolersi muto,
      guardando gli occhi di mamma e papà.

      Si posa la rugiada sull'Abruzzo,
      sul sogno nuovo di vita gioviale,
      giammai distolse la speme quel sale
      d'aperte piaghe del grave migrar.

      Or grida la "du botte" disperata
      scacciando ancora lo scuro destino
      sul desco calgionetti con buon vino,
      quadriglia sopra quel tenue vociar.

      Su corde rauche lo stanco cardillo
      valige e pacchi pieni di sapori
      caciotta e moka tra foto d'amori
      icone della Vergine con tè.

      Nel petto i lembi di vita sudata
      tra le colonne sporgere su quel mare
      l'abisso scuro nel tenue pensare
      l'assurda "Utopìa" che giace là.

      Residue gocce nel l'atto finale
      le carni nude e l'intimo violato
      nel buio luce del mondo bramato
      un'isola sul "Hudson"... d'acre sa.
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