Abbraccio

Nel buio fondo di una estiva notte
quella mia Stella per me ormai più non brilla
ed un improvviso gelo
nuovo e mai prima conosciuto
a far visita entrava
inaspettatamente dentro me.

Quando il calore di un vero abbraccio
nella sincera commozione
di un vero amico ritrovato
giungeva presto in mio soccorso
nel più muto ed ermetico mio dolore
a sollevarmi senza averlo
a nessuno chiesto
come quando un bel regalo
giunge a te inaspettatamente
per farsi ancor più grande e bello.

Che mistero questa vita
a regalarci in uno stesso preciso istante
come un gran dolore
ma anche gioia immensa
per un sincero abbraccio
che non è facile in questo mondo reperire
senza dover comprare
e che invece è giunto a me
come quel regalo
inaspettatemente
così grande, così bello
che per questo
mai dimenticherò.
Davide Petrinca
Composta giovedì 18 agosto 2011
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    Verso il sole

    Servimi di tutta l'energia che ne godi
    che dal tuo, respiro eterno
    spari al vuoto, d'infinito cosmo
    come di tal abisso dell'umana anima
    quando ne precipito
    per quel mio triste amore
    che ormai, è solo ricordo.

    Dentro, il mio sguardo, a te rivolgo
    a te contro, per più sentirmi forte
    di una giornata, verso di te posso
    il valor vero, sentire adesso
    del bello, dopo la notte.

    Potenza della vita, sopra ogni cosa
    quando il cielo è terso
    e fresco, come una rosa
    di luce il mio spento cuore, sai fendere
    come me solo, ma colmo di muta energia
    mi dai, sincera compagnia
    nel lungo giorno che solo tu
    sai far, davvero splendere.

    Governi il mondo, per la tua luce
    tendi una mano alla solitudine, dolcemente
    che ora a me insieme a te, quasi piace
    e che da troppo tempo, mi circonda
    pura energia, vera e travolgente
    come il violento mar, con la sua onda
    e come quella che dai al mondo
    nei suoi, colori stessi
    che non sono, che semplici riflessi
    sopra le cose di questa natura
    dove in sulla superficie
    ne sai dar, felice lustro

    e il vero senso, a tutto questo
    di cui tu ne sei, il vero centro
    quello appunto che le stesse, celan dentro
    così come ad una amore, che più non c'è
    importando in me, pensiero positivo
    della meravigliosa vita, che oggi è
    e che da sempre ne dai, il ver motivo
    come in ogni sua cosa, in essa vissuta
    comprendendone
    e ogni triste cosa, in essa accaduta
    annullandone.

    E se mi lasci, per dei giorni
    dietro stai e paziente aspetti
    sapendo che, presto tu ritorni
    puntuale a ridar spinta, ad un nuovo giorno
    nel mio desiderar un tuo, dolce ritorno
    lasciando dietro te il tramonto stanco
    di un giorno pien di luce
    che per te, è lavoro faticoso
    quando finalmente scende
    con romantica veste, del tuo riposo
    nella notte il buio
    per regalarmi un'altra ancor
    magnifica alba, di questo luglio
    splendido giorno, di nuovo sole
    ad ammirar la tua nuova luce
    e rimaner, senza parole.

    Quanto ti desidero, e sempre ti amerò
    più, di ogni cosa
    che di questo mondo, conoscerò
    che sei la mia vita e che mai, la tradirà
    perché prima di me la tua luce
    bianca-giallo, o arancio-rosa
    mai, morirà

    nell'infaticabile continuo, della tua opera
    magnifichi la vita, della sua potenza
    che in ogni giorno, nuovo supera
    la comunione di me uomo con la natura
    che il mio sguardo illumina, di bellezza immensa.

    Artefice di pace
    avvenuta, con il mondo
    per la tua luce che al contempo, brilla e tace
    annientando, fino in fondo
    di solitudine, il mio mostro
    che nell'abbandono aleggia
    quando il sentimento, divien ricordo nostro.

    E se, spavaldo sei
    per l'impareggiabile, tua forza
    ricordi anche, ai pensieri miei
    che verso la serenità
    soddisfi, la mia rincorsa
    perché semplicemente, ne sei l'essenza
    nel saper donar la pura gioia
    che tutto nonostante, vivo io
    solo e sempre
    grazie, alla tua potenza
    Sole mio, Sole Dio.
    Davide Petrinca
    Composta giovedì 28 giugno 2012
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      Alberi soli

      Celesti macchie di cielo
      in una nera di rami selva
      d'infiniti alberi soli
      sopra un bianco e lucente
      di neve tappeto d'erba
      e io qui solo a meditar
      su questa loro dimenticata terra
      così tanto sola
      ma con anche tanta pace
      e qui mai nessuna guerra.

      E riprendo la mia discesa
      per tornare giù in città
      nevrotica e frastornata
      da rumori e schiamazzi
      della sua più sciocca mondanità
      ma rivedo ancora lei sempre sola
      come si sentisse da me spiata
      la stessa colta tra que rami
      solita mia adorata luna
      la stessa vista sopra quella cima
      montagna di nessuno
      soltanto qualche ora prima
      e oggi dal sole più che mai glassata
      ma differenza non c'è alcuna
      sotto la sua argentea luce bianca
      sempre solo vedo alberi soli
      tra quelli del silenzio
      o come questi del frastuono
      e nel mezzo sempre vive
      ogni giorno lo stesso vuoto
      di un cuore solitario
      nel suo fremente e silente suono
      da sempre e ancora solo
      solo insieme ad alberi soli
      come quelli di un ceduo bosco
      o come gli altri tra morse di città
      che più non riconosco
      vivendo l'illusione di uno specchio
      perso d'immensa folla
      o in boschi riflessi di società
      ma io nel loro mezzo
      solo e perso, son finito
      il mio cuore ormai
      da quel lontano tempo è solo
      debole e intorpidito.

      E in ogni alba del suo risveglio
      per ogni suo giorno nuovo
      ogni albero è solo un uomo
      sempre e soltanto solo
      che nasce da germoglio di radici
      e cresce da sua linfa
      cattura luce dentro foglie
      fino a che dà frutti
      dopo che si dischiude
      nel suo più bel fiore
      per poi sul finire
      soltanto dover seccare
      come un albero così un uomo
      che solo e dentro muore
      dopo aver perduto
      il suo unico vero amore
      e senza aver nessuno
      a cui poterlo raccontare
      come insieme ad altri amor mai colti
      perché caduti frutti
      macerati al sole.

      Ciclo stagionale che da sempre si ripete
      quando al suo finale
      del più grave giro suo vitale
      alberi che muoiono
      sopr'altri finiti legni
      lungo fiumi di lente fluitazioni
      uomini che son alberi
      cuori che son fiori
      strappati amori di vite separate
      e deforestazioni
      luce era linfa tra le foglie
      emozioni eran vita sulla pelle
      ma tutte disperse in malevoli parole
      nella rete di ostili maglie
      o dentro labirinti di fragili relazioni
      dove infine tutto è sapone
      solo d'infinite bolle.

      E resta solo vana vita di sol fatica
      che erge da radici verso il sole
      e in terra crolla poi nel suo tremore
      quella terra ormai nemica
      di uomini che son caduti
      come di alberi abbattuti
      dopo che son rimasti soli
      per tutta la loro vita.
      Davide Petrinca
      Composta domenica 10 giugno 2012
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        La seggiovia

        Sabato mattina, nove in punto
        seduto su una seggiovia, risalente
        alte quote dell'innevata, montagna divertente
        mi preparo alla discesa, di piste bianche
        pronte a regalarmi, il bel momento
        di sano e assicurato, divertimento.

        Neve timida, ieri appena nata
        che nella notte dal gelo, era assopita
        ed ora al mattino, risvegliata
        in piena freschezza, e candido splendore
        come di luce, riflessa e brillante
        grazie alla stella, del più arrogante sol levante
        che gira il mondo nella potenza, del suo motore.

        Stagliata prepotente
        il suo disco gelido
        e dal giallo, pallido e potente
        su un azzurro, come sfondo
        di velato cielo, lievemente
        puro e incontaminato
        e più, dell'oceano profondo
        e infine accorgersi, semplicemente
        da qui soltanto
        di quanto, e così tanto
        è meravigliaso, questo mondo.

        Un paesaggio, commovente
        che sprigiona forza, rigenerante
        da far rinascere, anche il mio cuor morente
        un energia intorno a me
        che nell'aria, si avverte e sente
        ma una felicità che è tutta solo, fuori di me
        se il mio pensiero è ancor, centrato tutto su di te.

        C'è un timido telefono, sul mio petto
        in quella tasca, chiuso e tenuto stretto
        e addormentato, ormai da troppo tempo
        quante volte, da me afferrato
        ma poi delusamente, riposto sempre
        nel viaggio di quella, seggiovia risalente
        e senza un messaggio o nessuno, che mi ha cercato.

        E seduto, sulla seggiovia
        continua quella, triste mia
        spettacolare risalita
        assorto, e sconsolato
        triste, ma poi accecato
        per come brilla, il candore
        di quel mattino, col suo bagliore.

        Ma l'esterna felicità, proprio non mi desta
        e questa solitudine, è davvero una tormenta
        di altra neve, che non è questa
        ma quella che fuori osservo
        e la cui bellezza, quasi mi spaventa.

        E al guardar del mio orologio
        da un nodo in gola
        un singhiozzo, mi sfugge via
        per non essere da Lei notato
        la compagna di seggiovia.

        E quei numeri delle nove e 10, presto non vedo più
        sotto una lacrima caduta, sopra il suo quadrante
        alla vista di un paesaggio, mai tanto emozionante
        e per un cielo, mai visto così blu.

        E trova sfogo, quel mio pianto
        da un brivido di serenità
        che mi scorre dentro
        e che solo ora, sento davvero mia
        quando giunto in cima, lascio la seggiovia.

        Ora non è più solo, non più abbandonato
        il mio cuore, davvero è rinato
        nel mio respiro della neve
        nel mio sguardo, incantato.

        E la mia solitudine
        la riconosco, in quell'uccello
        fermo al centro, della pista mia
        e ora che mi accingo alla discesa
        sceso, dalla seggiovia
        lo vedo meglio minaccioso e nero, proprio quello
        ma con un batter d'ali, Lui e Lei
        presto insieme, volano via.
        Davide Petrinca
        Composta venerdì 6 gennaio 2012
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          Quando si spengono le luci

          Tace guerra, nella notte intera
          dove nel silenzio, dolce impera
          solo mite bontà apparente
          di pace raccontata
          dal sussurro, di una casa addormentata
          finta tregua incalzante
          allo scandir, del buio peggio
          breve ansia, del mio dolce viaggio
          al salotto della calma
          dove presto è svanito
          il guerriero sguardo
          dal vano, suo coraggio.

          Le ostilità, non fanno un passo
          le divisioni, sono in regresso
          nella placata mente, d'incoscienza
          e forse è quella la sua chiave
          a guarire la sua innata, deficienza
          che nella luce mai si spegne.

          Ma nella notte, si abbandona la difesa
          che non sa verso, o contro cosa
          perché non vuole, mai capire
          che la vita, non è mentire
          ma non altro che un breve, divenire
          da vedere, solo dall'alto
          a ragione presa
          che conquista finalmente
          suprema la saggezza
          ma lei resta, sempre incompresa.

          E all'indomani, torna la sconfitta
          e troppo presto, è ripresa tutta
          nell'infausto vortice, la belva vita
          con violento scatto
          sotto luci che riaccende
          il nevrotico suo moto
          e alla pace, le fa scacco
          in questa somma, umana terra
          dove assurda regna
          sempre nostra guerra.
          Davide Petrinca
          Composta domenica 5 febbraio 2012
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