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Rinascita

Tepore, abbraccio, lingua, paura, sguardo, bacio,
istinto, lingua, carne, occhi, specchio, attore,

riflesso, buio, gente, pioggia, fischio, sguardo,
vuoto, calore, buio, odore, orecchio, fianco,

impulso, lingua, umore, vorace, occhi, lingua,
acceso, fame, corpo, lingua, lingua e lingua,

apro gli occhi, respiro.
Sono di nuovo vivo.
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    Quello che resta

    Le spade hanno marciato entro cuori di legno,
    salvando dall'asfalto pensatori immortali,
    e il cuore titubante lasciato a macerare
    saltella in lungo e in largo con echi di rimando.
    L'equilibrio naturale è un pendolo danzante
    e la falce uno scatto che congela questo ballo,
    lui non torna più da una guerra oramai persa,
    lei oramai piange la precoce vedovanza.

    Il corvo lo accompagna sopra ali di cicogna,
    sorvola campi immensi con aria di fanciullo,
    spreca qualche pianto per quella nuova luce,
    si volta a riguardare il presente che abbandona.
    Abbandona, capisci?
    Lui è andato, lei rimane, ed è peggio di morire.
    Gli spilli dentr'al cuore, la morte dell'amore,
    il freddo gli permane nelle membra corrucciate.

    "Come farò? Quale la forza?
    A me avverso il destino! Di quale paura,
    in quale timore, dovrà rifugiarsi il suicidio?
    Quali le colpe, chissà che doveri
    per una povera vedova e gravida!"

    L'altare ormai lordo di sangue nutre una nenia
    dai teschi già sepolti, dal coro di sudari
    svetta un soprano in testa al lamento.
    E intanto il figlio della luce si allatta
    sul tonfo del pianto e triste e tetro,
    per lui ancor più duro sarà il combattimento,
    pugnando a sé la vita con la sua sola armata.
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      Quello che è perso - Lo Spirito

      Ora che la macchina ha oscurato il canto
      è sempre più difficile poter ridarti
      in gloria e onore a quel poeta - ancora? -
      che tosto t'ha innalzata a divina e a provvidenza;
      umano, mi chiedi, ahimè di ritornare:
      la macchina - lo sai - ormai ha già covato
      e l'ospite incurante, che nutre la nemesi,
      ormai ne è assopito, ne più che mai dipende.

      Ricordo e piango,
      ed ora che soltanto è tornata a me quest'arte
      spesso mi soffermo attonito a pensare
      agli spiccioli di tempo sperperati a farsi male,
      ai sorrisi che, se fatti, calmieravano il dolore
      (se soltanto avemmo avuto abbastanza sale in testa)
      od a tutte quelle volte che il sapore del far male
      umiliava la ragione sotto gli occhi d'un orgoglio beffardo.

      Preferisco passeggiare col demonio
      che trovarmi sul rasoio con me stesso
      e cercare di sommare i minuti ch'ho investito
      ad estrarre l'innocenza dalla terra pulsante
      mentre avvelenavo il sangue e la linfa
      con un nettare pungente e amaro.

      Potrei chiedermi se mi incontrassi
      a che è valso dare fuoco ai tuoi diamanti
      o cercar di concimarli con la rabbia,
      e in tal caso, stando fermo,
      mi potrei sputare in faccia sbeffeggiandomi maligno.

      Fuori da un'amara simpatia
      altro non resta che sudicia acqua storta,
      mentre il fuoco che prima ci scaldava
      sembra averci consumato pelle, spirito e desiderio.

      Tu non sai quanto mi manchi, amore.
      Tu non sai quanto ti amo.
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        Fuori da una amara simpatia

        Se qualcuno mai scriverà della mia vita
        vorrei che ne sortisse che sono stato vero,

        sempre un po' in ritardo ma puntuale per l'amore
        che tosto m'invasava come demone febbrile.

        Potranno forse dire che non eravam coesi
        ma tu non indugiare, semmai continua a incedere

        finché le malelingue, che sempre abbiam campato,
        seguiranno starnutendo spruzzi di sperma.

        Non chiedere alla sfera quali sian le nostre parti
        ché il copione, cara mia, s'arricchisce giornalmente:

        tutto muta, tutto cambia; l'importante è la simbiosi
        e quel che vedi incongruo forse ha nome evoluzione.
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          Alla maniera di Shakespeare

          Chi sei tu che dalla tenebra appari
          e suoni i tuoi capelli come vermiglia rete,
          offrendo maliziosa il tuo veleno ambrato
          mentre languida avvicini le mie labbra
          e guardandomi le accarezzi con un bacio?

          Comunque il tuo ariete trova l'uscio spalancato
          perché se guardi e hai visto anch'io non son da meno,
          e lesto ti ricambio in modo assai cortese
          ed anche generoso ché c'aggiungo un po' del mio,
          e la colpa è un prezzo che non devo pagare.

          Chi sei tu che vieni a portare innovamento
          e stringi nelle gambe una tenue speranza,
          pretendendo in cambio una tiepida freschezza
          mentre le tue mani esplorano il petto
          in cerca di un ansimante e azzurro orgasmo?

          Ma sei così fugace e un ostacolo interrompe,
          il nostro rito cessa e l'equilibrio si fa nero,
          così rapido è il contatto, come la tua sparizione
          che neanche faccio in tempo ad imprimerti in memoria;
          solo un fremito ricorda il tuo sapore vaporoso.

          Chi sei tu che t'allontani contro voglia
          e mi lasci risoluta sbigottito e sorridente,
          arrivando chissà come forse dalla mia coscienza
          mentre cavalcando un uragano travolgi le certezze
          ed in dono m'hai portato consapevolezze nuove?
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