Poesie di Dante Castellani

Nato martedì 16 giugno 1959 a milano
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: dantino
Mi addormenterò a fine guerra, sui tuoi seni
dopo aver camminato nella terra del sangue
tra cadaveri sparpagliati inutilmente e tra uomini persi
provo la stanchezza dei santi, invano
riposerò la mia coscienza di ghiaccio
Fino alla prossima battaglia
cercando amore ai tuoi capelli
poi ti porterò nel vento e tu
mi insegnerai a volare
ti proteggerò dalla crudele vita
se tu mi proteggerai dal mio malato mondo di egoismo.
Dante Castellani
Composta martedì 10 marzo 2015
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    Scritta da: dantino
    Chiesero al dolore, con cautela
    e con insistente rituale
    scandendo le parole
    bussarono dopo alla tristezza,
    con la domanda uguale
    perché la gioia stesse così male
    il dolore se ne uscì
    mestamente con il volto scuro
    la tristezza non rispose addolorata,
    bianca di colore
    la gioia con un fil di voce disse:
    non mi riconosco, non ho più voglia di giocare
    sono molto stanca, incapace ancora,
    di illudere e mentire.
    Dante Castellani
    Composta domenica 6 febbraio 2011
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      Scritta da: dantino

      Sono una nuvola da pioggia

      Sono una nuvola da pioggia
      piovo e della mia vita
      faccio l'arcobaleno di colori
      riempio il cielo di pensieri, e le nubi di sogni sempre nuovi
      ciò che vedete non son altro che stupore,
      giornate di sole chiuse in piccoli cieli di passione
      sono una nuvola nera
      come un soffitto di parole amare le mie preghiere
      cadono come abbandonate foglie
      dai rami più alti, non ve ne accorgete?
      Anche gli angeli non trovano pace
      in questo cielo padrone.
      Dante Castellani
      Composta martedì 31 marzo 2015
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        Scritta da: dantino

        Oh, vita mia mortale

        Zuppa del mio sudore è questa terra agre
        Tanto che se non piove, nasce lo stesso il grano
        È la prosperità di queste spighe d'oro
        che come le mie mani rivolte al cielo
        sembran lumini accesi, tanto che non peggiori
        Sono come dei figli quel che vedete
        E ad ogni mietitura
        Muore di me il sorriso
        Nascendo come in silenzio, il pianto e il sacrificio
        Oh, Vita mia che brami ancora nei mattini freschi d'ulivo, cedro e amaro
        Oh, Vita mia mortale
        Che mi costringi a prendere poi a dare
        Siam come girasoli incatenati al suolo
        Triste è il nostro destino e senza riparo
        Costretti con spalle al sole per morire meno
        Nell'ozio resterei nascosto
        Fermo ad ammirare l'orizzonte e il mare
        Meglio sarebbe se come i miei polli
        Me ne restassi ad aspettare l'alba
        Meglio sarebbe se ignorassi anch'io l'ultimo giorno
        Meglio di me senz'altro la cornacchia e il falco
        Meglio di me il gabbiano
        Meglio di me che vago per infinite mete
        Cercando nell'infinito i miei pensieri, invano
        ciò... che non ci è dato di sapere.
        Dante Castellani
        Composta venerdì 16 giugno 2006
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          Scritta da: dantino

          Dialogo con Guglielmo, amico prete e filosofo

          Se non hai di che dargli da mangiare
          non chiudere nel pollaio il cane

          Ancora tanto ignoro in questo mondo
          Però conosco il gallo che mi sveglia
          E il topo che mi ruba tutti i giorni il grano
          Certo lo lascio fare ma non sempre,
          A volte è bello vederlo anche scappare
          Conosco il vento e lo sento nelle piante respirare
          E poi di notte osservo
          I passi della volpe e del cinghiale
          Per poi lasciarmi abbandonato andare sopra un prato
          A far che sia la luna nuova a ritornarmi il seminato

          Ignoro ancora tanto, per questo è mia attenzione
          Pesare della vita il vivere in comune
          Non in misero modo o per qual sia dolore
          Cercando l'assoluto, lontano è il materiale
          E nel cercare l'essere perfetto
          Cioè colui che non può nuocere e non può creare male
          Penso al falcone che per nutrirsi e per nutrir la prole
          Costringe negli artigli il suo cibare
          E pur la mucca, oziosa, lenta e svoglia
          Non toglie anch'essa vita per mangiare?
          Ed arrivando all'uomo, l'essere più innaturale
          Che uccide addirittura per giocare

          Che mondo strano è questo, dove i viventi
          Non son costretti solo a respirare
          A patir di stenti ed a goder di cose vane
          Ma a togliere altra vita, peggio, a trasformarla,
          In feci da evacuare
          Partecipando alla carneficina di un banchetto nuziale
          Dove chi vive si sposa con chi muore
          E c'è sempre vita nuova da sacrificare
          E non si venga a dire che è un passaggio, che il tutto è naturale
          Ma un giuoco si, che non vorremmo fare

          Proprio per questo mi rivolgo a Dio,
          Come potrò mai entrare nel tuo cuore
          Far parte del tuo "immenso amore"
          Se mi costringi a procurar dolore
          A nuocere e a partorire il male?

          Se nasco ancora voglio aver le foglie
          E come cibo solo cose morte
          Ma forse ignoro che le piante anch'esse
          Hanno degli altri vivi stessa sorte.
          Dante Castellani
          Composta sabato 16 giugno 2001
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