Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie di Charles Bukowski

Poeta e scrittore, nato lunedì 16 agosto 1920 a Andernach (Germania), morto mercoledì 9 marzo 1994 a San Pedro, Los Angeles, California (Stati Uniti d'America)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Epilogo

Fante che se n'è andato a Hollywood,
Fante su un campo di golf,
Fante al tavolo da gioco,
Fante in una casa a Malibu,
Fante amico di William
Saroyan.
Ma Fante il ricordo più bello
che ho di te
era negli anni'30
quando vivevi in quell'albergo vicino
all'Angel's Flight
e lottavi per essere uno scrittore,
inviando racconti e lettere
a Mencken.
A quei tempi
ti veniva fuori
l'urlo dallo stomaco.
e io lo sentivo.
Lo sento ancora adesso.
E mi rifiuto di immaginarti
su un campo di golf
o a Hollywood.
Ma questo non è importante
adesso che sei morto,
però il fatto che tu fossi un grande scrittore
quello resta
e insieme il modo in cui mi hai aiutato
a mettere le parole
sulla carta
come volevo io.
Sono felice di averi incontrato alla fine
anche se stavi
morendo
e mi ricordo quando
ti ho domandato
"senti, John, come cavolo
gli è andata a quella ragazza
messicana
di Ask the Dust?"
E tu mi hai risposto
"si è scoperto che era
una dannata
lesbica!"
E poi è entrata l'infermiera
con delle grosse
pillole bianche
per te.
Composta mercoledì 25 settembre 2013
Vota la poesia: Commenta
    Sarebbe bello morire alla macchina da scrivere invece che in un letto con il culo appiccicato a una padella fredda.
    Una volta andai all'ospedale a trovare un mio amico scrittore che stava morendo
    un pezzetto alla volta
    il peggior modo possibile.
    Così a ogni visita
    (quando era in sè) continuava a
    parlarmi
    della sua
    scrittura (di come non fosse un dono
    ma una magica ossessione)
    E non si preoccupava delle
    mie visite perché
    lui sapeva che io capivo perfettamente che cosa stava
    dicendo.
    Al suo funerale
    mi aspettavo che si alzasse dalla
    bara e dicesse: "Chinaski,
    è stato bello così,
    ne è valsa pena"
    non ha mai saputo come ero fatto
    perché prima che ci conoscessimo
    era giù diventato cieco
    ma sapeva
    che io capivo
    la sua lenta e terribile
    morte.
    Una volta gli dissi che
    gli dei lo stavano punendo
    perché scriveva troppo
    bene.
    Io spero di non essere mai così
    bravo, io voglio morire con la mia testa buttata su questa
    macchina da scrivere
    3 righe alla fine della
    pagina
    una sigaretta consumata tra le
    dita, la radio ancora accesa
    voglio solo scrivere
    abbastanza bene per
    finire
    così.
    Composta mercoledì 25 settembre 2013
    Vota la poesia: Commenta

      Non restituire al mittente

      La buona notizia è che sono
      deperibile,
      mentre la lumaca striscia sotto
      la foglia,
      mentre la dama nel caffè
      ride una falsa risata,
      mentre la Francia brucia
      un crepuscolo di porpora.
      Sono deperibile
      e questo è il bello,
      mentre il cavallo scalcia
      un asse della stalla,
      mentre ci affrettiamo verso
      il paradiso,
      io sono piuttosto deperibile.
      Metti le scarpe sotto
      il letto
      allineate.
      Mentre ulula il cane
      l'ultima rana sbuffa
      e salta.
      Composta mercoledì 25 settembre 2013
      Vota la poesia: Commenta

        Vecchio?

        In agosto avrò 73 anni,
        quasi ora di fare le valigie
        per un salto nel vuoto
        ma due cose
        mi trattengono:
        non ho ancora scritto
        abbastanza poesie
        e poi il vecchio
        che abita nella casa
        di fianco alla mia.
        Vivo e vegeto,
        a 96 anni.
        Picchia sulla finestra
        col bastone
        e manda baci
        a mia moglie.
        Capisce tutto,
        schiena dritta,
        passo svelto,
        guarda troppa tivù
        ma noi
        allora?
        Ogni tanto vado a trovarlo,
        ciacola
        ma non dice cazzate,
        tende a ripetersi
        un poco
        ma vale quasi la pena
        di riascoltarlo.
        Ero da lui
        un giorno e ha detto:
        "sai, presto
        tirerò le cuoia..."
        "mah," ho detto io, "non ne sono
        così sicuro..."
        "Io sì," ha detto,
        "perciò, che ne diresti
        di fare un cambio con casa mia?"
        "Certo la tua è carina."
        "ma non so se puoi darmi
        quello che voglio in cambio..."
        "Dipende, mettimi alla prova."
        "Bè," ha detto, "vorrei un nuovo
        paio di testicoli."
        Quando morirà il vicino
        sarà difficile riempire
        il gran vuoto che lascia.
        Mi sono
        spiegato?
        Composta mercoledì 25 settembre 2013
        Vota la poesia: Commenta

          Auto-invitati

          E va bene, mettimi le mutande al contrario, telefona in Cina,
          fai volar via gli uccelli,
          compra un quadro di una colomba rossa e ricordati
          di Herbert Hoover.
          Quel che cerco di dire è che 6 delle ultime
          8 sere abbiamo avuto ospiti, tutti auto-invitati,
          e come dice mia moglie: "non vogliamo farli restar male".
          Sicché ci sediamo e li ascoltiamo, certuni famosi
          e certuni mica tanto, certuni piuttosto svegli
          e divertenti, certuni mica tanto
          ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
          parole, parole, parole, un garbato mulinello di suoni
          che rivela innanzitutto solitudine: in un modo o nell'altro
          chiedono tutti di essere accettati,
          di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
          ma io sono uno di quelli che preferirebbe
          starsene tranquillo a casa con la moglie e i suoi 6 gatti
          (o di sopra da solo a fare niente).
          L'impressione è che sia un egoista
          e mi senta sminuito dalla gente
          ma non ho l'impressione che loro
          si sentano vuoti, ho l'impressione
          che li diletti il movimento
          delle loro bocche.
          E quando se ne vanno quasi tutti accennano
          a un'altra visitina.
          Mia moglie è carina, li saluta con calore,
          ha un cuore d'oro, così d'oro che quando, che so,
          andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
          lei prende il posto da cui si può "veder la gente"
          e io quello da cui non è possibile.
          D'accordo, sono un figlio del demonio;
          l'intera umanità mi annoia e no, non è
          paura, sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
          e non è invidia perché non voglio nulla
          di ciò che loro vogliono, è solo che
          in tutte quelle ore di
          parole parole parole
          non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
          e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato
          le cervella.
          Te lo ricordi quando avevi l'abitudine di buttarli fuori
          dalla porta invece di fargli scaricar le batterie
          sui tuoi divani,
          quei tipi malinconici sempre a caccia di compagnia,
          e ti vergogni di te stesso per esserti arreso
          alle loro insane fesserie
          ma altrimenti tua moglie direbbe:
          "pensi di essere forse l'unico essere umano
          sulla terra?"
          Vedete, ecco come il diavolo
          mi acchiappa.
          Perciò io ascolto e loro si sentiranno
          realizzati.
          Composta mercoledì 25 settembre 2013
          Vota la poesia: Commenta