Perché vivo

Perché vivo
Perché vivo
Per la gamba gialla
D'una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l'ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell'acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
perché vivo
Perché è bello.
Boris Vian
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    Lei sarebbe là, così pesante

    Lei sarebbe là, così pesante
    Con il suo ventre di ferro
    E le sue balze di latta
    I suoi tubi di acqua e di febbre
    Lei correva sui suoi binari
    Come la morte alla guerra
    Come l'ombra negli occhi
    C'è tanto lavoro
    Tanti e tanti colpi di lima
    Tanta pena e tanto dolore
    Tanta collera e tanto ardore
    E ci sono tanti anni
    Tante visioni sovrapposte
    Di volontà accumulata
    Di ferite e di orgogli
    Metallo strappato al suolo
    Martirizzato dalla fiamma
    Piegato, tormentato, crepato
    Ritorto a forma di sogno
    C'è il sudore delle generazioni
    Chiuso in questa gabbia
    Dieci e centomila anni di attesa
    E di stupidaggine vinta
    Se restasse
    Un uccello
    E una locomotiva
    Ed io solo nel deserto
    Con l'uccello e l'affare
    E se dicessero scegli
    Che farei, che farei
    Avrebbe un becco sottile
    Come si addice ai passerotti
    Due bottoni brillanti agli occhi
    Un piccolo ventre rotondo
    Lo terrei nella mia mano
    Ed il suo cuore batterebbe veloce
    Tutt'intorno la fine del mondo
    In duecentododici episodi
    Avrebbe piume grige
    Un po' di ruggine sullo sterno
    E le sue fini zampette secche
    Spilli inguainati di pelle
    Andiamo, che cosa salvereste
    Poiché bisogna che tutto muoia
    Ma per i vostri leali servizi
    Vi si lascia conservare
    Un unico campione
    Locomotiva o uccello
    Riprendere tutto dall'inizio
    Tutti questi pesanti segreti perduti
    Tutta la scienza demolita
    Se io lascio la macchina
    Ma le sue piume sono così fini
    Ed il suo cuore batterebbe così veloce
    Che io mi terrei l'uccello.
    Boris Vian
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      Voglio una vita a forma di spina

      Voglio una vita a forma di spina
      Su un piatto azzurro
      Voglio una vita a forma di cosa
      Sul fondo di un coso solitario
      Voglio una vita a forma di sabbia fra le mani
      A forma di pane verde o di brocca
      A forma di molle ciabatta
      A forma di "dirindindina"
      Di spazzacamino o di lillà
      Di terra piena di sassi
      Di barbiere selvaggio o di piumino folle
      Voglio una vita a forma di te
      Ed io l'ho, ma non mi basta ancora
      Non sono mai contento.
      Boris Vian
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