Poesie di Antonio Prencipe

Studente, nato sabato 29 giugno 1991 a Mattinata Prov. FG (Gargano) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Antonio Prencipe

Un solo sorso d'inverno

Ho bisogno di un nuovo cielo,
un Dio da inventare,
un cuore da cucire,
un dolore di cui morire,
di un amore che mi faccia vivere,
che mi spezzi le ossa dal dolore,
che mi faccia odiare la vita immensamente.
Di un amico che mi aiuti a seppellire
il caldo cadavere che in una notte
di Marzo decisi di diventare.
Sono solo,
come uno scheletro la cui gruccia
non sostiene il peso della propria morte.
Sono solo,
come un respiro che si poggia
sulle proprie urla agonizzanti.
La mia vita,
qualcuno un giorno mi chiese
il prezzo.
Un giorno valutai la tua,
un diamante incastonato nelle palpebre di Dio,
mi dissero balbettando.
Chiesi il prezzo della mia,
un solo sorso d'inverno.
Mi dissero chinando il capo.
Antonio Prencipe
Composta sabato 1 aprile 2017
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    Scritta da: Antonio Prencipe

    Di che morte sopravvivere

    Un giorno dovrò decidere
    di che morte sopravvivere
    e fioriranno nuvole
    nei vasi pieni di sangue
    delle mie vene negre di solitudine.
    Un giorno forse riuscirò ad amare
    la gente con cui condivido l'ossigeno,
    un giorno riuscirò perfino a sopportarne
    l'odore struggente con cui osservano
    la mia ombra mentre i miei occhi
    con fare schifato prova per loro
    enorme disprezzo.
    Un giorno odierò di meno il mondo,
    forse riuscirò a non vomitare
    quando uno di loro mi saluta
    o mi tocca i pensieri con fare amichevole.
    Odio la maggior parte degli esseri umani
    e quasi sempre fingo di amarli perché
    è più semplice sorridere a ciò che
    è vivo soltanto per consumare le suola
    delle proprie scarpe che dissanguarsi
    l'anima in ricordo del loro volto sfigurato.
    C'è gente che mi odia a cui dovrei sparare
    ancor prima di donargli le spalle
    ma anche allora non valgono
    il proiettile che serve per salvarle,
    che ad ogni mio passo maledice
    lo battere lento del mio cuore,
    vorrebbe vedermi leccare il fango
    che sporca quest'anima stracciata
    ma io vivo di poesia,
    non sono un barista o uno chef
    di cui l'unica virtù è accendere un fornello
    o preparare un bicchiere di vino.
    Non servo caffè e non preparo scotte pietanze,
    la mia vita vale molto di più
    non la umilio servendo ai tavoli
    o pelando patate.
    Morire sapendo che la notte prima
    ho preparato un cocktail o una spaghettata
    per quelli come me è deplorevole,
    preferisco lo struggente sanguinare
    ogni fottuta notte su un foglio bianco
    con l'inchiostro al posto della saliva
    e le mani che sudano dolore e salvezza.
    Antonio Prencipe
    Composta giovedì 4 giugno 2015
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      Scritta da: Antonio Prencipe

      Siamo morti di Marzo vestiti d'amianto

      "Perché sei morto?"
      Mi chiese.
      "Per la vita".
      Gli risposi asciugando il sorriso.
      "Perché sei morta".
      Chiesi alle sue labbra scorticate dal freddo.
      "Per la libertà".
      Rispose scucendo le pupille.
      Eravamo vicini di bara,
      entrambe di cristallo.
      Si parlava della luna quella notte,
      come due amanti il cui inchiostro
      era deposto sulla punta della lingua.
      E sanguinavano i sapori.
      E lacrimavano gli odori
      sul palmo delle nostre mani,
      il loro tremolio a consolar
      i mattoni visibili nel grembo di un respiro.
      E dimenticammo i nostri occhi
      sul becco di un corvo venuto da lontano
      per dar conforto allo sporco cadavere
      che oramai eravamo diventati.
      "Prenditi i miei anni,
      sanno di sofferto come la tua pelle".
      Gli dissi.
      "Tra i miei denti pezzi di te
      solleticano il marmo della mia bocca".
      Mi rispose pettinando le vene.
      E mi ritrovo scheletro,
      le ossa bianche immerse nel calamaio,
      sangue di stella sul colore castano
      dei nostri capelli.
      Ed eravamo carne che sfamava il vento,
      ed eravamo il mangime preferito
      delle rose scolpite come i nostri nomi
      sul muschio che riempiva le narici
      e andava via dimenticandosi di noi,
      del suo seno usato per nutrire il fango.
      Siamo morti di Marzo vestiti d'amianto.
      Siamo fiori di cera squagliata al sole.
      Siamo quelli che osavano morire
      con un sorriso spezzato nelle lacrime.
      Antonio Prencipe
      Composta lunedì 10 marzo 2014
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        Scritta da: Antonio Prencipe

        E lì cucivo un sorriso

        "La paura s'impara" disse il respiro
        straziato di una gazzella ferita.
        Ci vuole coraggio per aver paura.
        E pensare a quando mio padre
        guardandomi moriva un po' di più,
        a quando mi chiese: "come stai?"
        e un "lasciami morire ti prego"
        in pieno volto gli squarciò il pianto.
        Non ho mai avuto paura
        lo sanno anche le mie labbra
        tra sangue e sperma affogate.
        Tra pugni e carezze spaccate.
        Tra bestemmie e parole d'amore
        sono state violentate, abusate.
        Tra preghiere di preti nudi a elemosinar
        orgasmi masturbate, come un povero
        Gesù Cristo umiliate.
        Non ho mai avuto paura
        e l'ho detto anche a lei.
        Mentre moriva e li cucivo un sorriso
        ai suoi pezzi di faccia rimasti
        come cemento sull'asfalto gelato.
        Eppure l'ho vista
        era il pane appena sfornato
        dal sangue ben allattato,
        era l'unghia incarnita di un mare
        rimasto nel bianco di un sasso spezzato,
        era la mia pelle scura stracciata dal vento.
        Bisogna saper amare per aver paura.
        E ne avevo bisogno per sentirmi vivo
        per non possedere l'odore che mi rese
        così meno fragile.
        Antonio Prencipe
        Composta martedì 24 dicembre 2013
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          Scritta da: Antonio Prencipe

          Quando decidi di morire

          Preferivo morire sai...
          Non senti dolore quando la pelle
          si scarta da sola e le vene
          si aprono come vento a Dicembre.
          Il dolore non lo senti quando
          il cuore sparisce dal ventre e la voglia
          di morire divora gli occhi, le palpebre
          si squartano come gigli a Novembre
          e la voce non la si sente più,
          è solo un ricordo lontano.
          Non senti dolore quando la lama
          del pugnale preme sulla pelle
          e un sorriso accarezza il sangue.
          Non è dolore lo scegliere di morire
          ridendo, bestemmiando Dio a bassa voce
          con la paura di piangere e non portarsi
          con se le mille lacrime di catrame.
          Quando decidi di morire non senti
          dolore masticando la lama fredda
          del pugnale tenuto stretto fra i denti,
          la lingua porta i segni della sconfitta,
          il palato si lacera e non fa male.
          Il corpo che balbetta nel pianto
          di una carezza mutilata fa ridere.
          Si ha bisogno di tutto,
          si ha bisogno di morire per vivere.
          Quando si decide di togliersi la vita
          il dolore non esiste,
          l'amore non esiste e il corpo
          è solo un ostacolo da abbattere.
          Ci si ammazza anche l'angelo più bello,
          lo troverò a terra accanto al mio
          spoglio ricordo di vita come uno scheletro
          senza ossa, sconfitto dal dolore,
          sconfitto da tutto semplicemente
          perché aveva bisogno di tutto.
          Antonio Prencipe
          Composta venerdì 18 ottobre 2013
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