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Poesie di Antonio Prencipe


poesia postata da: Antonio Prencipe, in Poesie (Poesie personali)

I sassi si sgretolano nel vento

La gente pensa che il tempo
guarisca il dolore.
Si sbaglia, il tempo anestetizza il dolore,
lo fa sembrare meno amaro e lacerante
di quel che è...
Niente passa, tutto si nasconde dietro
un graffio, un livido grande
quanto un sole nascosto nelle lacrime
di catrame che ho gettato, ho perso
ed ora mi rendo conto di non averle più,
le ultime le ho perse nel sale
mischiato al sudore e alla sabbia.
Ricorderò gli schiaffi,
le unghie cadute da due mani giunte,
le ciglia prendere fuoco nella pioggia,
i sassi gridare per poi sgretolarsi nel vento,
i petali di rosa sulle bare bianche,
i silenzi di due amanti abbracciati
come se la notte non finisse mai.
Ma quale amore,
io voglio soltanto fumare e bere vino
a mezzanotte immerso nei ricordi
e nella notte mia unica madre.
Soffrire per amore ma chi me lo fa fare
preferisco affogare nei sorrisi
che il diavolo seduto sopra il mio
cuore riesce a donarmi sussurrando speranza
alle orecchie sorde della mia anima guerriera.
Sono uscito di casa ed ho visto
cadere il mare dentro un vento spento.
Voglio essere libero in questa
prigione che la gente comune chiama libertà.
Donerei gli anni miei a coloro
che di fame muoiono in Africa
o in un cartone dimenticato da Dio.
Mi strapperei gli occhi e li donerei
a tutti coloro che non hanno mai
visto una farfalla squarciare un fiore.
Si muore due volte e si rinasce
solo una volta dentro un diamante sommerso
da una strana polvere malinconica.
Siamo destinati ad un unico grande amore,
il mio l'ho già perso assieme al cuore.
-- Antonio Prencipe (scheda)
Composta
mercoledì 23 maggio 2012
Dedica:
A te, Rossella.

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poesia postata da: Antonio Prencipe, in Poesie (Poesie d'Autore)

In questa strada stanotte

In questa strada stanotte
ho visto donne camminare con ematomi
visibili in viso e stille di sangue
grondare dalle mani quasi morenti
Donne picchiate, umiliate da quell'uomo
che disse ti amo a quel viso che poi ha massacrato.
In questa strada stanotte
ho visto cadere bestemmie e sputare
in faccia ad un crocifisso nudo,
Gesù era scappato a piedi nudi
sull'autostrada annegata nell'oblio.
In questa strada stanotte
ho visto grandi uomini riempirsi la bocca
di parole rincorse dai cani
Li ho visti morire con in mano niente.
In questa strada stanotte
ho visto sorridere assassini, stupratori,
politici corrotti
Li ho visti entrare in chiesa
e voltare le spalle a quel barbone
che non dorme più perché ha perso
tutto compreso i sogni.
In questa strada stanotte
io sto ancora urlando a chi ama ancora
parole ustionate nel tramonto di un dolore.
Non camminerò stanotte osserverò il cielo,
cercando di tirar giù la luna.
Accendo l'aurora con le mani
di un angelo stuprato dalla vita
Una vita che ha dimenticato di comprare
le giuste precauzioni.
Non sono normale!
In questa strada stanotte
ho visto una signora cadere dall'autobus
e non ho visto nessuno aiutarla.
Lei cercava di rialzarsi tra
gli sguardi indifferenti della gente.
Sopravvivere è come camminare
sulle punta dei piedi su un lago ghiacciato.
Mangio pane e lacrime fumando,
seduto ai piedi di un inferno appena nato.
La felicità mi è troppo stretta
violenta il vuoto nel mio petto.
Ho bisogno anch'io di vivere.
Prendo a calci quel coglione del mio destino.
In questa strada stanotte
ho visto puttane spogliare i sorrisi
di pover'uomini...
Puttane disordinate che hanno imparato
a vendersi per poter spalancare
le ali e puntare alla felicità.
-- Antonio Prencipe (scheda)
Composta
martedì 24 aprile 2012

poesia postata da: Antonio Prencipe, in Poesie (Poesie d'Autore)

Uguale ad un angelo

Lo stomaco non scoppia anche se
di parole pietrificate nel silenzio
ci si sazia invano.
Sembra tutto semplice ma intanto io
mi ritrovo ad ammazzare lacrime di sangue,
gomitoli di sorrisi messi a fuoco
da un senso di malessere che divora gli occhi
e tutto questo perché non sono
forte come te caro Nonno.
La pietà è disoccupata
solo i poveri d'animo e di spirito
se la possono permettere.
La vita non è altro che l'insulto
di un angelo incazzato e forse ubriaco.
Io non voglio amare ma bagnarmi
nella tempesta d'acqua e grandine sola come me.
Io prego il vento affinché possa
spazzare via queste tue vecchie rughe...
Ustionato mi ritrovo in mezzo
al grane nero.
E la notte non passa mai ed io resto
ancora seduto ad osservare
il tuo viso sommerso nel dolore
in questo dannato letto d'ospedale.
Non me l'avevi detto che tutto
stava per finire e che questi miei
vent'anni dovevo prenderli e gettarli nel cesso.
Non è sempre possibile morire
senza portarsi dietro qualche vita innocente
che senza te non ha più senso.
Voglio diventare un uomo...
Un uomo che vale almeno la metà
di quel che vali tu.
Ed io ti prego di Non Morire,
stringi quella luce che nei tuoi
occhi chiari brilla e non lasciarmi
da solo in questo squallido mondo.
Io non cerco l'amore...
io mi innamoro che è diverso.
Ed ho bisogno di te Nonno.
Ho bisogno di te ogni volta che deciderò
di frantumarmi il cuore perché mi basta
il tuo sorriso, un tuo sguardo
per sentirmi vivo, amato, felice.
E capire così che il dolore è niente
se tu mi baci la fronte e piano
cerchi di sfiorare la mia anima con la tue
mani grandi uguali a quelle degli angeli.
-- Antonio Prencipe (scheda)
Composta
martedì 17 aprile 2012
Dedica:
A mio Nonno.

poesia postata da: Antonio Prencipe, in Poesie (Poesie d'Autore)

Il corpo si offre, la dignità si vende

Ero un codardo...
Rifiutavo l'amore che tanto speravo.
Anima muta, cieca, sorda,
storpiata, abbandonata, massacrata,
umiliata, cacciata via da un corpo
che ormai nella nebbia si dissolve in pace.
Niente baci.
Solo sesso e dolore nelle case di bronzo.
Vendevo il mio corpo con discrezione,
al miglior offerente offrivo anche il cuore.
Mi rivestivo in fretta, non esistevano
parole dolci, solo "ciao" e soldi
tenuti stretti come si tiene stretta
una vita ormai consumata come quel
preservativo rimasto a tacere
nelle quiete di un temporale.
Una sniffata di coca e lo schifo
si dimentica per almeno cinque ore.
Mi credevo forte perché offrivo
il mio corpo e vendevo a caro prezzo
la mia dignità, il mio orgoglio
ai potenti truffatori di libertà.
I soldi ripagavano la mia debolezza.
Un Dio muto s'affacciò alla porta
dell'inferno, osservò i miei occhi e sorrise...
Ero scettico,
non capivo il significato di quel sorriso.
Ora invece scrutando l'infinito
e l'orizzonte più remoto capisco
che il dolore come l'amore è vita.
Ed io sono vivo e vivo con le mani
macchiate di sangue, il mio sangue lento,
sgocciolava negli angoli bui del passato
macchiando con rapida scesa anche
le finestre aperte del mio
atteso e predominante presente.
Usavo il sesso come protezione, perivo
in silenzio e nel rumore di una carezza
non fiatavo, vomitavo odio e dolore.
La luna si trasforma in pioggia
ogni volta che il passato ritorna
e nelle orecchie del mio cuore esplode.
In tasca niente nemmeno una piccola
briciola di dignità da poter regalare
a quel gabbiano che ancora oggi
mi guarda schifato.
-- Antonio Prencipe (scheda)
Composta
martedì 28 febbraio 2012

poesia postata da: Antonio Prencipe, in Poesie (Poesie d'Autore)

Due anime che vivono nello stesso cuore

Un'altra delusione.
Il cuore si spezza ancora
come un eclissi di luna piena,
un bicchiere di vino, due o tre Marlboro
e la vita sembra solo un brutto scherzo.
La nostra, la tua amicizia
è tutto ciò che conta.
L'anima nello specchio bagnato
dai molti respiri, amara come
un cielo deserto si specchia ancora,
piano per paura di ferire l'immagine
maledetta riflessa nel silenzio di una piuma
d'angelo caduta gridando vendetta.
"Siamo destinati a rimanere soli!"
Ci siamo sempre detti a bassa voce
ma entrambi sappiamo che soli non saremo mai
perché l'amore che ricopre i nostri
corpi a volte offerti, sbattuti sui letti,
sopra vite eccitate e sbagliate per noi
per mancanza di sorrisi è più forte
di qualunque amore destinato a finire.
Noi siamo più forti del sole che strilla.
La guerra scorre nelle vene.
Amica mia siamo entrambi guerrieri
chiusi a chiave in un cielo
che non è fatto per essere nostro.
Ed io ti amo come amo la mia stessa vita,
i miei sogni che senza te non hanno senso.
Ricordo ancora quando nel dolore
lentamente affogavo e tu con i tuoi sorrisi
e le tue risate sollevavi quel dolore
fino a trasformarlo come si trasforma
l'aurora tenuta in catene nell'oblio.
Siamo amici, fratelli dallo stesso odore,
folli amanti dell'impossibile.
Il dolore è un ago che penetra il fuoco.
La solitudine ha le ali del rancore.
Sempre uniti, sempre noi, solo due anime
vissute dallo stesso cuore,
caduti dal paradiso senza far rumore
come fa un petalo di rosa caduto piano
da uno stelo di lacrime furiose.
-- Antonio Prencipe (scheda)
Composta
martedì 28 febbraio 2012
Dedica:
Alla mia migliore amica, la mia forza, a te Francesca "Kekka".

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